Diventare Capitale della Cultura 2019: dalle fratture urbane alla coesione

Perugia è tra le città candidate a diventare Capitale della cultura europea per il 2019. A sostegno della candidatura si stanno muovendo non solo le istituzioni, che hanno costituito una fondazione ad hoc per lavorare a questo progetto, ma anche molte "energie libere", singoli o associazioni che stanno proponendo progetti, ma, soprattutto, metodi condivisi di raccolta di idee e di partecipazione, così come è specificatamente previsto dal bando per la candidatura. Un gruppo di lavoro è nato dietro la proposta di Alessandro Riccini Ricci, direttore di Immaginario festival, sotto la sigla "Il Capitale della Cultura" e ha aggregato una serie di "portatori sani di idee" per contribuire a rafforzare la rosa di progetti da presentare al concorso, ma soprattutto, per far confluire idee e persone nuove, con il loro vissuto e le loro esperienze, all'interno del progetto, con un metodo di partecipazione che parte dal basso.

La prima uscita ufficiale de "Il Capitale della Cultura" è stata il 4 aprile, durante una sorta di jam session di idee presentata alla città. Ci saranno altri appuntamenti. Nel frattempo le idee cominciano a lievitare. 

 

Nell'ambito della jam session del 4 aprile, Francesco Masciarelli, architetto e Vanna Ugolini, giornalista, hanno presentato un'idea (peraltro in divenire) di metodo (su come coinvolgere la città e in che prospettiva temporale e sociale organizzare i progetti) e di contenuto. L'idea di base parte dal concetto di "Fratture urbane", dalla constatazione, cioè, che sia in centro sia in periferia ci sono luoghi piccoli e grandi (piazze, parchi, edifici) che hanno perso la loro funzione primaria (essere luoghi di incontro, di cultura, di benessere) per trasformarsi in contenitori con funzioni completamente diverse, una sorta di "negativo" della foto che erano o potrebbero essere. La considerazione che deriva è che quei luoghi potrebbero tornare a essere dei contenitori o degli spazi di cultura, in cui, cioè, "declinare" una progettualità positiva: la piazza come luogo di incontro, di commercio, di lettura. Il parco come luogo di benessere, di studio, di sport e così via. 

La proposta è quindi quella di lavorare partendo da questo concetti di base, dove una rivisitazione dal punto di vista urbanistico e architettonico della città si accompagna a una progettualità culturale, così come previsto dal bando per la candidatura a Capitale europea.

Il progetto è, naturalmente, aperto, disponibile per essere contaminato da altre idee e metodi.

 

Da un altro punto di vista, più "narrativo", il progetto si potrebbe raccontare così:

 

"Ci sono tante storie che raccontano Perugia, tante pagine da leggere con passione. Alcune storie, però, sono racconti a cui sono state strappate pagine, frasi in cui sono state cancellate parole e sostituite con altre: degrado al posto di cultura, insicurezza anzichè solidarietà. Per cominciare a riscrivere le storie spezzate, per cominciare a riconnettere il senso delle frasi, abbiamo cercato delle parole chiave, parole che aprono cammini e  riallacciano percorsi interrotti. Ci sono sono tante storie che raccontano Perugia, ma quelle più belle potrebbero essere quelle che non sono ancora state scritte.
 
Ci sono  anche tanti luoghi che raccontano Perugia, scorci, paesaggi, angoli, panorami. Ci sono tanti spazi che danno la dimensione della storia e del passato di Perugia, e sono sotto gli occhi di tutti,  ma alcuni di questi sono diventati contenitori abbandonati, orbite senza luce, percorsi interrotti. Fratture urbane in cui si inciampa, crepacci in cui si cade dentro. Come le piccole piazze del centro, i parchi, l'incompiuto mercato coperto, piazza del Bacio ancora vuota di contenuti, il vecchio carcere, un edificio tutto da rileggere. Per cominciare a ripararle, abbiamo cercato delle parole chiave, parole che, qui,  indichino il rimedio. Ci sono tanti luoghi che raccontano Perugia, ma quelli più belli potrebbero essere quelli che saranno riparati.
 
Per cominciare questo percorso che riallaccia storie e ripara fratture, abbiamo scelto come parola chiave "Coesione" e l'abbiamo declinata nelle sue accezioni di coesione sociale e coesione urbana. 
La prima declinazione, coesione sociale, porta nella direzione di creare situazioni, eventi che sia possibile vivere insieme, durante i quali si possano condividere esperienze, tessere le fila strappate delle relazioni sociali
La seconda declinazione, coesione urbana porta nella direzione di riparare le fratture urbane recuperando i contenitori abbandonati, guardando quelli che ci sono sotto altre prospettive, inventando funzioni nuove per quelli già esistenti. 
 
Per entrambe le declinazioni il punto di partenza è il centro della città:Il centro è lo spirito della  comunità che costituisce la città. Quando questo spirito viene meno il luogo diviene periferia. Per ricostruire il centro è necessario che la comunità ricostruisca una sua identità etica e culturale attorno a quel centro. Dal centro si parte per poi arrivare via via alla periferia.
 
Gli strumenti per arrivare a fare questo percorso li abbiamo sintetizzati con altre parole chiave.  
 
La prima è Narrazione: i progetti raccontano le idee della e sulla città. I luoghi della città - piazze, parchi, edifici, vicoli, si aprono, rinascono, si modificano per accogliere le storie, (eventi , progetti) ,in un reciproco scambio di stimoli.
 
La seconda è Relazione: il racconto di un luogo (mostra, evento, appuntamento) deve essere in relazione con il resto dei luoghi e delle storie della città. 
(Un esempio: Come posso comunicare la mostra di Josef Albers? Come posso metterla in relazione con altre mostre, eventi, patrimonio culturale già esistente).
 
 
Ora il nostro racconto comincia a prendere forma, ma ci serve un'altra parola chiave, Generazioni. Ogni storia dovrà essere raccontata come se davanti si avesse, volta per volta, un pubblico diverso. Così la narrazione è fiaba, diventa poesia, tweet, post, racconto, romanzo, saggio. E l'altra parola chiave che cserve, per dare le dimensioni delle storie è Prospettiva. Ogni storia ha una sua eco sul territorio in cui accade, ma dovrà essere così potente, così interessante da arrivare via via fino ai confini dell'Europa.
E i luoghi? Come riscrivere i luoghi, con quale criterio riparare le fratture urbane? E' la stessa Europa a indicarlo: sol-stenibilità. bau passive haus: ricostruire secondo i criteri del recupero energetico, della sostenibilità ambientale.
 
Storie da ritrovare, luoghi da riparare. Storie da riscrivere, luoghi da riprogettare."
 
Francesco Masciarelli, architetto
Vanna Ugolini, giornalista