Ciao guerriero, un omicidio senza vie di fuga

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Ciao guerriero.

 

Con queste parole una generazione di ventenni ha salutato Alessandro, 24 anni, ucciso dal colpo di una vecchia pistola, affogato nel sangue che allagava i suoi polmoni mentre lui cercava di difendere Julia, la sua ragazza, dalla furia inspiegabile di un assassino incappucciato.

 

L'Umbria, Perugia, si svegliano, ancora una volta, insanguinate, ma questo è un delitto che lascia, forse, ancora più sgomenti. In queste ore la polizia sta cercando di chiudere il cerchio dei sospetti, e fare delle ipotesi non sarebbe giusto e, anzi, sarebbe solo azzardato. Sono state emesse due informazioni di garanzia nei confronti dell'ex ragazzo di Julia e del padre di lui, ma potrebbe trattarsi anche solo di un fatto tecnico, per poter fare accertamenti investigativi che, poi, potrebbero dare esiti nulli. Quello che colpisce è altro e basta quello che è emerso per farsi delle domande.

 

Giovedì sera, sullo sfondo di anonimi palazzi di periferia, si sono raccolti decine e decine di ragazzi, ventenni, amici della vittima e della ragazza. Ragazzi con il viso distrutto, che non riuscivano a rendersi conto di quello che era accaduto al loro amico, a un ragazzo come loro. Un'immagine di dolore e di sgomento che, però, sarebbe potuta essere scattata ovunque: in una qualunque periferia di una qualunque città, da Bergamo a Trapani. Non c'era un segnale che, istintivamente, indicasse che quella era la periferia di Perugia.

 

Quei ragazzi non riuscivano a farsi una ragione di quanto era accaduto.

Perchè questo omicidio non lascia vie di fuga, non concede ragioni. Non ci sono scappatoie.

 

Non ci si può "scaricare" la coscienza pensando, come purtroppo accade, che siamo di fronte a (baby) gang di ragazzi immigrati che portano qui modalità di comportamenti tipici di altri paesi del mondo. Non possiamo inquadrare questo omicidio in uno scenario di criminalità e regolamenti di conti mafioso, quindi comunque qualcosa fuori dal cerchio della società civile nè, come è accaduto per i tre morti del Broletto, confinarlo alla sfera della malattia mentale.

Quel ragazzo che è morto sotto i colpi di una violenza estrema sarebbe potuto essere il figlio di ciascuno di noi. A rendere sgomenti è anche altro. E' la violenza, la mancanza di pietà, l'accanimento dell'assassino sulla vittima e poi sulla ragazza, forse salva, oltre che per il coraggio del fidanzato, anche perchè l'arma si è inceppata.

 

Se allarghiamo il campo, se vediamo cosa c'è intorno a questo ragazzo-guerriero e alla sua fidanzata, riusciamo a distinguere una generazione che i mass mediain Umbria non avevano mai intercettato. Un generazione di giovani del tutto simile alle compagnie che si formano fra ragazzi nelle periferie delle metropoli, che gravitano intorno a certe palestre, cultori del corpo e dell'onore, che non esitano a risolvere certe questioni con i fatti piuttosto che con le parole.

L'ex fidanzato di Julia, Valerio, nelle ore in cui lei e il nuovo compagno subivano l'assalto di un killer, era in ospedale, col naso spaccato e pieno di lividi, per un pestaggio subito pochi giorni prima. Un pestaggio a cui avevano partecipato tre ragazzi e, secondo la denuncia, come mandanti, proprio Alessandro e Julia, che, stando a quanto ricostruito dalla polizia, erano presenti mentre gli altri tre ragazzi picchiavano. Anche questo un episodio da verificare nei dettagli, ma intanto Valerio, in ospedale c'era finito malconcio.

Che cosa fa pensare questo episodio, cosa fanno pensare questi comportamenti? A ragazz, capaci di compiere grandi gesti, come Alessandro che difende e salva Julia, ma a cui mancano le parole, che faticano a declinare, ad esempio, l'amore in dolcezza, nostalgia, libertà, oppure la rabbia in dolore, attesa, confronto, chiarificazione, ma che incanalano, questa rabbia, come un micidiale esplosivo, nel corpo, fino a che questo non esplode in manifestazioni violente. Una generazione nascosta tra le pieghe di una città di provincia, il cui urlo di dolore, adesso, sgomenta tutti. 

 

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