Romeo, Anna Maria, Giuseppe e i pesi di tutte le cose

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Forse li abbiamo già dimenticati quei visi scavati dalla vita e quei nomi che oggi suonano in disuso. Romeo, Anna Maria, Giuseppe. Eppure le loro vite, finite dentro il buio della solitudine e del dolore, dovrebbero continuare a farci riflettere. Nelle foto Romeo e Anna Maria, la coppia di Civitanova Marche che si è uccisa perchè si vergognava di chiedere aiuto e Giuseppe, il fratello di lei, che non ha trovato alcun motivo per vivere da solo, senza di loro, compaiono con sorrisi fragili, quei sorrisi che coprono imbarazzi, insicurezze, con cui, quasi, ci si vuole scusare se di dà troppo fastidio, se si è fuori luogo e fuori tempo. Fuori luogo si sono sentiti certamente, come attrezzi di un'epoca che non c'è più. Ancora più fragili perchè legati alla vita da fili sempre più sottili, perchè sempre più incapaci di capire, decodificare il linguaggio di un mondo frenetico e stizzito. Perchè non capivano e non riuscivano a far capire il loro, fatto di piccoli gesti quotidiani di affetto, ordine,  quel vivere la vita a lettere minuscole, ogni giorno sempre le stesse. Tutti avevano passato i 60 anni, Romeo era esodato, aveva perso il lavoro proprio quando il traguardo della pensione era stato spostato più avanti. Quel tempo era diventato un buco nero da cui non sono riusciti a risalire.

Dopo la loro morte c'è stata la caccia al colpevole, si è cercato il nome, il simbolo da additare e abbattere. In realtà la vita sospesa di Romeo è il simbolo di uno Stato che sta perdendo i pezzi, che dimentica i diritti di intere fasce di popolazione, lasciandole sole davanti a meccanismi inceppati, senza farsene più carico. L'ordine delle priorità è impazzito o determinato da valori economici e non più sociali. In questo momento di grande confusione è come se nessuno fosse più in grado di rimettere in ordine, di rideterminare il giusto peso di tutte le cose. 

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