Don't give up, il segreto di Jane Goodall

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Don't give up. Non smettere, non rinunciare mai a credere in quello che fai. Non arrenderti davanti agli insuccessi, alle sconfitte, ma continua a tessere la tela della speranza. Jane Goodall, la scienziata ambientalista che l'altra sera ha salutato Perugia con una performance live al teatro Morlacchi, ha svelato il segreto che le dà la forza di andare avanti: don't give up. Questa donna, che sembra sia riuscita a tenere sempre lo stesso passo nella vita, nonostante le difficoltà, racconta con calma la sua esistenza straordinaria. Quello che colpisce non sono solo i suoi successi scientifici, ma le sue scelte così nette e radicali: a un certo punto ha deciso di dare un taglio alla professione, che pure amava così tanto e alla vita privata e si è dedicata esclusivamente agli altri.  A tutti gli altri.

 

Agli alberi della foresta del parco del Gombe, in Tanzania, dove lei aveva passato gran parte della sua vita da scienziata, che venivano tagliati per diventare legname da vendere. Lei ha spiegato alle popolazioni quanto fossero importanti quegli alberi per l'ecosistema del parco e il parco stesso per l'economia dei villaggio, è partita con un gruppo di 12 persone e ha cominciato a portare avanti il suo progetto. Oggi gli alberi del parco del Gombe stanno rinascendo. Ma le sue battaglia sono state tante, molte ancora in corso.

 

Non c'è lieto fine nelle storie che ha raccontato Jane Goodall, perchè sono storie vere, di una vita che scorre senza tregua, dove vittorie e sconfitte si alternano, ma soprattutto sono storie che raccontano di una persona che non si è mai fatta scoraggiare. Don't give up. Nemmeno se hai guidato un deltaplano per un mese tra l'Austria e l'Italia per insegnare agli ibis eremita la rotta delle antiche migrazioni di questi uccelli e poi un cacciatore italiano, di Orbetello, ti uccide proprio l'esemplare che aveva imparato la strada. E' successo qualche anno fa e l'esemplare del rarissimo uccello, estinto in Europa, che l'associazione ambientalista austriaca Waldrappenteam insieme al WWf sta cercando di riportare, si chiamava GodJa, le iniziali del cognome e del nome di Jane, proprio in suo onore. Eppure, nonostante questa sconfitta, gli ambientalisti sono ripartiti e ci stanno riprovando. Visionari della natura.

 

Quello che impressione di questa donna sottile è la tenacia: i gruppi ambientalisti che si ispirano a lei ormai sono centinaia in tutto il mondo, dall'Africa, all'Europa, all'Asia: c'è chi pianta alberi, chi apre orfanotrofi, chi ripulisce le rive dei fiumi e chi cura gli animali, tutti nel nome di Jane. E lei, che sembra fragile, non si ferma mai. Viaggia trecento giorni l'anno, bella a quasi 80 anni, lucida e serena, continuando a fare, a tessere la tela della speranza e delle azioni positive, ad ascoltare, quando può, per ricaricarsi "lo spirito della foresta". 

 

Don't give up, ripete Jane. E sentirla parlare dà coraggio, fa pensare che, forse, veramente questo mondo si regge ancora grazie alle azioni positive di queste persone, che non si conoscono ma in ordine sparso, scelgono, ogni giorno, nel più assoluto anonimato, di fare azioni e pensieri che rendano questo mondo un posto migliore dove vivere. E così, fanno la differenza, per tutti.

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