Dal Messaggero del 19.06.2013: la saga degli acciai speciali

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Articolo pubblicato a mia firma nell'edizione del Messaggero Umbria del 19.06.2013. (Riproduzione riservata)

 

Più che una vertenza, la tormentata vendita
dell'Ast è diventata una vera e propria saga, spruzzata
dal giallo del mistero, ancora non definitivamente
risolto, se a colpire il sindaco nella precedente
manifestazione sia stato l'ombrello di un manifestante o
il manganello di un poliziotto. Eppure c'è voluto
proprio il clamore suscitato dalla foto della faccia
insanguinata del sindaco di Terni per dare il giusto
passo e la giusta visibilità a una vertenza che stava
viaggiando drammaticamente sottotraccia.

Perchè la vertenza Ast è cominciata, quasi in sordina,
due anni fa, quando la ThyssenKrupp ha deciso di
abbandonare il business dell'acciaio e ha costituito una
società, Inoxum, in cui ha accorpato tutte le proprietà
produttrici di inossidabile tra cui Terni, Italia. Nel
febbraio del 2012, viene annunciata la vendita:
Outokumpu, gruppo industriale finlandese di medie
dimensioni, con il 33 per cento di partecipazione
statale, comprerà il colosso ThyssenKrupp. Una soluzione
che sembra funzionare dal punto di vista industriale ed
economico. A Terni arrivano in grande spolvero Mika
Seitovirta, Ceo di Outokumpu. Sembra tutto perfetto.
Seitovirta spiega il progetto di sviluppo del nuovo
colosso dell'acciaio, inonda i taccuini dei giornalisti
di informazioni, dati, richieste, obiettivi, raccontando
come Terni, insieme allo stabilimento di Tornio, sarà
uno dei perni fondamentali su cui si reggerà la
produzione europea. Annuncia che la fusione tra i due
siti industriali dovrà passare il vaglio della
commissione europea antitrust, ma che sarà poco più che
una formalità. L'annuncio è accolto con favore sia dalle
istituzioni sia dai sindacati: d'altra parte il
progetto, sulla carta, regge perfettamente.

Siamo arrivati all'estate, in Puglia si consuma il
dramma dell'Ilva, di lì a poco scoppierà anche la crisi
del polo siderurgico di Piomino. La politica industriale
italiana sembra sempre più in caduta libera.

L'Antitrust si esprime sulla fusione e le previsioni
vengono smentite: il piano non passa, c'è una
concentrazione produttiva troppo alta, Outokumpu deve
mettere in vendita qualcosa. Comincia a circolare
qualche segnale di preoccupazione, che viene messo
subito a tacere. L'Antiitrust detta le sue condizioni.
Il nuovo rimedio deve tenere in considerazione due
elementi: il primo, una concentrazione produttiva che
non superi in Europa il 40 per cento. Il secondo, la
necessità che in Europa ci sia una quarto competitore,
uno in più rispetto a quelli esistenti, per calmierare
il prezzo di mercato dell'acciaio. Condizione, questa,
che poi sparirà nelle more della trattativa: l'Antitrust
smentisce se stessa e il fantomatico quarto competitore
andrà a ingrossare l'elenco delle bugie che verranno
dette per giustificare i cambiamenti di rotta dal piano
originario.

A essere messa in vendita, questa volta, è l'ex gioiello
della fusione, l'Ast. Siamo a novembre 2012,
l'operazione dovrà chiudersi in sei mesi e sono mesi in
cui le notizie si accavallano e in cui si smascherano
anche molte bugie, Outokumpu e l'Antitrust si lanciano
accuse reciproche che sono più che altro un gioco della
parti. Un gioco che verrà rivelato solo pochi giorni fa
dallo stesso presidente dell'Antitrust Almunia: in
realtà Outokumpu è in grave difficoltà economica. Le
tante offerte d'acquisto per Terni, che la
multinazionale aveva decantato, si sono sciolte come
neve al sole: solo Aperam ha fatto un'offerta che la
multinazionale considererà inaccettabile. Siamo a fine
maggio e pochi giorni prima la politica locale ha avuto
un sussulto, dopo mesi di incredibili passive
accettazioni di qualsiasi rassicurazione sull'andamento
della vertenza, peraltro senza vedere alcun documento:
la notizia dello stallo piomba in mezzo a un consiglio
comunale straordinario. Le acque si agitano. Pochi
giorni dopo la manifestazione con il colpo in testa al
sindaco e i riflettori che si accendono sulla vertenza
Terni. Il consiglio comunale rafforza la consapevolezza
che è arrivato il tempo di ritirare le deleghe in bianco
e prendere una parte delle redini del gioco. Parte in
delegazione per Strasburgo, incontra il presidente
dell'Antitrust in persona che rivela alcuni particolari
della vertenza. Il governo sembra più reattivo, le voci
si fanno più grosse. Fino alla manifestazione di ieri.
In diecimila a sostegno dell'Ast. E l'Ast torna in
gioco.

 

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