Se c'è. Una (allegra) storia di Alzheimer/1

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In questa parte del sito raccolgo la testimonianza, raccontata in prima persona, di una famiglia che convive con un familiare ammalato di Alzheimer. Alcuni particolari sono modificati rispetto alla realtà per tutelare la privacy della persona ammalata. la storia, però, è reale e può essere spunto di riflessione su una delle malattie a più ampia diffusione degli ultimi anni, sui riflessi che questa può avere nelle dinamiche di una famiglia ma, anche, su concetti più alti che vanno, forse, a mettere in discussione concetti filosofici o psicanalitici.

Introduzione.Considero l''Alzheimer, la malattia che ha colpito mio padre nove anni fa, come l''ultimo regalo che lui sta facendo a tutti noi. So di essere stata, in un certo senso, fortunata: mio padre si è ammalato in età avanzata, quando, ormai, aveva vissuto serenamente gran parte della sua vita e il decorso della sua patologia è un lento consumarsi che, giorno dopo giorno, cerchiamo di gestire al meglio. Ci sono persone molto più giovani di mio padre che sono devastate dalla malattia, hanno comportamenti aggressivi nei confronti degli altri o autolesionistici, non riconoscono nessuno dei familiari e cambiano carattere: in questi casi le famiglie sono, a loro volta, devastate sia dal punto di vista emotivo sia da quello organizzativo e della vita quotidiana e rischiano di avere problemi economici.

 Quando viene diagnosticato l''Alzheimer a una persona a cui vuoi bene ti rendi conto che il tempo sta finendo e non ci puoi più fare nulla. Quello che hai dato a quella persona è tutto quello che hai potuto darle nella tua vita, un capitale che non sai in quanto tempo e modo verrà consumato. E'' un dolore a cui non ti puoi sottrarre.   La prima reazione che ho provato quando ho avuto la diagnosi di Alzheimer è stata quella di stampare centinaia di pagine dai vari siti per capire in cosa consistesse la malattia. Ben presto, però, ho buttato via tutto. Non volevo conoscere, non volevo sapere, almeno non tutto in una volta. L''unica cosa che ho voluto tenere a mente è stato che la malattia ha un decorso imprevisto e imprevedibile, nonostante alcuni "temi" siano ricorrenti. E che non c'è cura. E poi non mi sono voluta disperare. Non prima del tempo, almeno: mio padre non avrebbe approvato. Ho trovato un passo leggero per camminargli a fianco perchè, appunto, ho considerato l''Alzheimer come l'ultimo regalo che mio padre ci faceva. Anzi, più di uno. Potevamo fargli passare l''ultima parte del suo percorso in compagnia e con dignità. Potevo ricambiare quello che lui avevo fatto per me (e questa non è una cosa di poco conto nel bilancio di una vita). Poteva insegnare a tutti, in famiglia, soprattutto ai bambini - in questo orribile periodo storico dove si cerca di esorcizzare la morte e la vecchiaia fino quasi ad escluderla, a nasconderla - che la vita è anche questo, un lento trasformarsi e consumarsi, ma che c'è senso - e affetto - anche in quello. Per questo, dopo molto pensare, ho deciso di condividere questa esperienza. Forse il confronto può servire ad rendere un po' più lieve la sofferenza.

Uno. Salsicce. Non dovete preoccuparvi se, a una certa età, cominciate a dimenticare qualcosa, a perdere le chiavi della macchina, a lasciare le luci accese. Finchè vi rendete conto delle vostre dimenticanze, delle vostre smemoratezze, non avete l''Alzheimer. E' quando gli altri cominciano a rendersi conto che non avete più un comportamento razionale, quando gli altri vi guardano perplessi perchè, pur trovandovi davanti all'interruttore della luce non siete in grado di spegnerla o accenderla, che cominciano i problemi. A quel punto, però, sarete voi a non rendervene conto e a trovare normale il fatto di non riuscire a spegnere la luce. Mi sono resa conto che c'era qualcosa che non andava in mio padre, che in quel periodo viveva da solo, quando andai a trovarlo dopo circa un mese dall'ultima volta che ero stata da lui, in quanto ero stata in vacanza e poi avevo avuto degli impegni. Entrai in casa e mi resi conto che in cucina c'era una cattivo odore molto forte. Mi guardai intorno, cercai ovunque fino a quando non mi resi conto che in frigorifero c''era una confezione di salsicce comprate circa un mese e mezzo prima. Una cosa mai successa prima: mio padre era un uomo molto preciso e meticoloso. Non pensai all'Alzheimer, ma sicuramente dentro di me, mio malgrado, un campanello d'allarme era suonato. Così comincia a cercare in casa se vi fossero delle altre anomalie. C'erano. Le bollette della luce e del gas erano tutte scadute da diverso tempo e mio padre stava andando avanti con la luce depotenziata, senza rendersene conto, ovviamente, perchè, vivendo solo, non superava mai la soglia di potenziale elettrico che faceva staccare la luce. Anche questa era una cosa mai successa prima.

Provai a dirglielo e lui cominciò a minimizzare. Le salsicce le aveva prese in attesa dei nipoti, che poi non erano arrivati. Per quanto riguarda le bollette, invece, aspettava di averne un po' per andare a pagarle. Mi accontentai di queste giustificazioni, per non voler subito pensare ad altro, ma, intanto, feci l''addebito bancario per i pagamenti e mi riproposi di seguire più da vicino quelle che cominciavano ad essere delle stranezze. Non mi ci volle molto per capire che i miei dubbi erano più che un sospetto quando andai al bar che lui frequentava e la barista mi prese da parte dicendomi che mio padre, pochi giorni prima, aveva detto delle frasi senza senso, sostenendo che una donna era entrata in casa sua passando dalla porta chiusa. Tre indizi, ahimè, sono una prova.

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