Se c'è. Una (allegra) storia di Alzheimer/4

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6.Carabinieri.

Se era stato tutto sommato facile modificare la casa in base alle nuove esigenze dettate dalla malattia di mio padre, sicuramente è stato più complicato riorganizzare un intero quartiere. Ma non impossibile. Tutto è partito dall'analisi dei percorsi che mio padre riusciva a memorizzare a due anni dalla scoperta dell'Alzheimer. I percorsi erano: da casa alla scuola elementare dei bambini. Da casa al fornaio. Da casa al barbiere. Da casa alla piscina. Da casa al supermercato. Al di fuori di questi tragitti il quartiere diventava una giungla, un labirinto senza uscite, una rotta in un mare nero senza stelle né bussola.
Il percorso più facile era quello da casa a scuola perché si ripeteva ogni giorno. Era semplice, quasi tutto in zona pedonale con un solo attraversamento ma sulle strisce e vicino a una rotonda dove le auto erano comunque costrette a rallentare. Rischio: basso. Controindicazioni: l'orario. Mio padre stava cominciando a perdere il senso del tempo e quindi andava a scuola in qualunque orario. Anche due ore prima che suonasse la campanella. La scuola, però aveva un portico che lo proteggeva comunque in caso di pioggia e le bidelle che lo vedevano fuori molto prima ogni tanto uscivano a fare due chiacchiere con lui. Lo stesso facevano i genitori che arrivavano presto e che avevo avvertito della malattia di mio padre. I bambini erano contenti che ci fosse il nonno fuori da scuola perché, essendo ancora in buone condizioni di salute, si caricava gli zaini e loro potevano correre felici davanti a lui.
Secondo percorso: da casa al barbiere. Per farlo uscire e trovare qualcosa che lo impegnasse mandavo mio padre a giorni alterni a farsi la barba. Il barbiere si faceva carico di farmi uno squillo quando mio padre usciva dal negozio affinchè potessi calcolare il tempo di rientro a casa. Se tardava io o la badante lo andavamo a cercare.
Terzo percorso: da casa al supermercato. Difficile. C'era da attraversare una strada seppure in zona a traffico limitato ma, soprattutto, diventava difficile orientarsi dentro al supermercato, anche se era molto piccolo. Ben presto il mondo di mio padre di restrinse e perse questa autonomia.
Il percorso verso la piscina era il più lungo e complesso, c'erano dei tratti fatti sulle scale mobili, salite e discese. Anche questo divenne ben presto impossibile da fare da solo, ma il nonno diventava comunque una formidabile e inconsapevole guardia del corpo. Erano i bambini ad accompagnare lui lungo il tragitto ma chi guardava da fuori vedeva un signore anziano ma in buona forma fisica che accompagnava due bambini. Anche questo andava alla voce "regali del nonno".
L'ultimo tragitto memorizzato era quello da casa al fornaio. Anche questo avveniva tutti i giorni e aveva come vedetta la dipendente di un bar vicino al forno che, se vedeva mio padre passarle davanti al negozio disorientato mi faceva uno squillo e come complice la fornaia che sapeva bene che pane dargli e che sarei passata poi io nel caso lui non avesse preso con sé i soldi. Per i primi due anni andammo avanti con questa geografia, un mondo ristretto ma che permetteva a mio padre di avere una sua personalissima autonomia. Infatti non sapeva in che città fosse né in che stagione, quindi non aveva alcuna capacità di capire come vestirsi, non riconosceva le persone anche perché si era trasferito da me da poco e non aveva memorizzato né volti né nomi delle persone nuove. Ciononostante riusciva anche a dare indicazioni agli inconsapevoli turisti che a volte si rivolgevano a lui.
Non mi facevo molte illusioni. Il mondo per lui si sarebbe ben ristretto alla casa o alle passeggiate in compagnia. Mi sentivo però di prendermi la responsabilità di mantenere questa sua autonomia fino a quando fosse stato possibile. Il primo problema venne quando furono i vigili urbani a chiamare a casa perché avevano trovato mio padre disorientato e confuso in pieno centro, a poche decine di metri da casa. Cosa era accaduto? Che le giornate si erano accorciate ed era diventato buio molto presto. Di solito lui usciva sempre di giorno. Essersi ritrovato nello stesso percorso ma al tramonto, con la luce che scendeva in fretta l'aveva disorientato fino a farlo piangere. Naturalmente nella tasca di tutte le giacche, dei pantaloni e nel portafoglio c'era un bigliettino con il mio numero di telefono da chiamare per ogni emergenza.
Che il tempo dell'autonomia stesse per scadere emerse da un altro episodio. Una mattina mio padre tornò a casa con il pane, ma non era il solito filone. Quando feci per tagliarlo mi resi conto che il pane era internamente congelato. Quindi, probabilmente, pane del giorno prima rifilato come fresco. Controllai dentro al sacchetto e mi resi conto che mio padre non era andato dal solito fornaio ma da quello che stava nella via precedente. Il suo mondo si era accorciato di una traversa e il fornaio gli aveva rifilato del pane congelato e solo lo scontrino con il peso, non quello fiscale. Mi salì la rabbia al cervello. Non sopportavo che il commerciante avesse approfittato di una persona anziana e malata, avesse trovato subito l'occasione di rifilargli una fregatura. Volevo andare ad affrontarlo, farci una litigata, ma pensai che mio padre si meritava di più. Infilai il pane in una borsa termica, di quelle in cui si conservano i cibi d'estate, presi lo scontrino e mi fiondai dai Nas, i carabinieri che si occupano anche della qualità degli alimenti in vendita.
In realtà temevo non mi prendessero sul serio, invece fu lo stesso comandante a prendere la mia denuncia. Sequestrarono il filone di pane ancora congelato all'interno, aggiungendo la testimonianza dei presenti che il pane presentava ancora segni di congelamento al momento della denuncia e misero agli atti lo scontrino non fiscale che era stato consegnato a mio padre al posto di quello fiscale.
Qualche giorno dopo, passando davanti al negozio, ebbi un attimo di sgomento. La saracinesca era chiusa e c'era attaccato il cartello "Chiuso per lutto". Mi chiesi se avessi esagerato, se la mia denuncia fosse stata la goccia che aveva fatto traboccare il vaso nella vita travagliata e faticosa di un povero commerciante colpito dalla crisi che non aveva retto e aveva deciso di farla finita. Il cuore mi batteva forte. Fortunatamente niente di tutto questo: i Nas avevano disposto la chiusura del negozio per tre giorni, oltre a infliggerli una sostanziosa multa. Giustizia era fatta. Giù le mani dagli anziani. Giù le mani da mio babbo.

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