Le mie parole
Domenica, 07 Febbraio 2016 17:51

Elezioni Inpgi, il programma di Senza Bavaglio

l Programma

L'INPGI è il presente e il futuro di migliaia di giornalisti italiani, ma la sua sopravvivenza è messa a dura prova: lo squilibrio tra prestazioni e contributi supera i 100 milioni di euro. E' quindi evidente che chi ha gestito in questi anni l'istituto - e chi lo ha sostenuto – ha fallito l'obiettivo e non può essere rieletto: ci candidiamo con l'impegno di fare tutto il possibile per salvare l'INPGI, con un'assoluta trasparenza e condivisione delle decisioni che saranno prese.

1. Sicurezza. Si torni a vigilare e far rispettare le regole: il precariato va combattuto, il lavoro nero va fatto emergere, le ristrutturazioni aziendali mascherate da crisi, spesso con la complicità del sindacato, denunciate. Non è accettabile che l'INPGI sussidi aziende - 16 milioni nel 2014 solo per i contratti di solidarietà- che premiano poi manager e direttori per aver distrutto i posti di lavoro dei giornalisti.
2. Ex fissa. Ci impegneremo affinche' INPGI provi a ridurre i tempi dei pagamenti ( attalmente su 12,13,14 anni) ai colleghi aventi diritto pieno all'ex fissa e affinché FNSI e FIEG in sede di trattativa contrattuale si adoperino per rivedere l'intera normativa, anche alla luce della nuova strategia processuale di INPGI che si avvia a chiamare in giudizio i singoli editori.

3. Gli sprechi. Vanno ridotte le faraoniche spese di gestione dell'Istituto, dallo stipendio del presidente fino al numero delle commissioni consiliari. È indispensabile intervenire per riportare la situazione sotto controllo, riducendo i compensi dei dirigenti, abolendo quelli degli amministratori - basta un gettone simbolico e il rimborso delle spese - e ottimizzando i costi del personale dipendente. Stop anche alla pioggia di contributi che l'INPGI regala a FNSI e sindacati territoriali. Compito dell'Istituto è garantire le pensioni: il sindacato deve essere autonomo economicamente.

4. La riforma. Il vertice uscente ha approvato una drastica riforma dell'ente, che non è già in vigore solo per lo stop del governo. Infatti i dubbi sulla sua legittimità sono tutt'altro che risolti, tanto più che, senza un allargamento della base contributiva, i sacrifici rischiano di non bastare. Siamo ancora in tempo: blocchiamo tutto presso i ministeri vigilanti e riesaminiamo a fondo l'intera manovra, proponendo un serio studio attuariale su 50 anni. Il vero obiettivo dev'essere rilanciare l'occupazione: riportiamo all'INPGI anche chi oggi versa i contributi all'INPS ma lavora da giornalista, nel mondo dell'informazione tv e online, degli uffici stampa, delle agenzie di comunicazione e pubbliche relazioni.

5. Il patrimonio. Sempre per far cassa, si prepara la cessione di buona parte del patrimonio immobiliare, ultimo atto di una gestione tutt'altro che trasparente, non a caso conclusa con la richiesta di rinvio a giudizio del presidente Camporese per truffa e corruzione. Ma è davvero l'unica strada percorribile? Noi crediamo di no: vogliamo fermare la svendita di un bene che appartiene a tutti i giornalisti italiani e far luce sull'intero sistema di investimenti mobiliari e immobiliari.

6. INPGI 2. Vogliamo diritti concreti per gli iscritti. Intensificare l'attività di vigilanza e controllo per individuare tutte le professionalità giornalistiche (finti autonomi, addetti stampa, programmisti/registi Rai) utilizzate in modo improprio dalle aziende editoriali e non, al fine di regolarizzare la loro posizione. Un vero welfare (per esempio: ammortizzatori sociali, polizze assicurative, un fondo di solidarietà per chi necessita di sostegno). Una pensione dignitosa (e non un'elemosina come ora) che abbia come base uno "zoccolo" per tutti, cui si aggiunge la quota maturata dal singolo, e aumentare la percentuale di rivalutazione (possibile secondo il Consiglio di Stato).Servono trasparenza, etica e migliore comunicazione

7. E' ora di voltare pagina: il nostro impegno è il futuro dell'INPGI.

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Gentili colleghe, cari colleghi
Questa mail per comunicarvi che ho deciso di candidarmi alle prossime elezioni per l'Inpgi come indipendente nella lista di Senza Bavaglio per l'Umbria, categoria attivi Inpgi1

L'occasione mi è stata offerta da Massimo Alberizzi, collega del Corriere della Sera, inviato in zone di guerra, in particolare in Africa, dove ora risiede spesso.

Con Massimo abbiamo valutato che fosse il momento per me di candidarmi: non ho mai fatto riferimento a nessuno schieramento politico, il mio lavoro e la poca o tanta credibilità (questo lo deciderete voi) che mi sono guadagnata in questi venti anni di professione svolta in Umbria che si sommano ai sette svolti in altre regioni, è verificabile e sotto gli occhi di tutti così come il mio impegno verso il sociale.

La situazione in cui versano i conti della nostra previdenza è molto difficile: ci sono sicuramente cause strutturali (gli stipendi si sono via via abbassati ed è esploso il precariato) ma le indagini in corso sull'attuale presidente dell'Inpgi Andrea Camporese e l'allarme lanciato dalla stessa Corte dei Conti mettono in evidenza come ci siano anche ben altre cause: una gestione perlomeno non oculata sia del patrimonio mobiliare sia di quello immobiliare.

Per troppo tempo abbiamo delegato ad altri, senza stare troppo a guardare (e, in questo, forse, siamo venuti meno anche ai principi che dovrebbero informare il nostro lavoro) e, ora, ci troviamo di fronte a situazione veramente difficile e grave.

Il percorso giudiziario del presidente Andrea Camporese è ancora in corso e, quindi, aspettiamo di vedere quale sarà la sentenza dei giudici. Va però sottolineato che il presidente Camporese non ha chiarito ufficialmente nulla, come aveva promesso e non si è né licenziato né sospeso dalla carica. Anzi, ha cercato di rallentare i tempi del processo chiedendo la ricusazione del giudice. Un comportamento che fa pensare più alla ricerca della prescrizione che di un chiarimento.

Le condizioni in cui versano i colleghi precari sono drammatiche: è questo un nodo che va affrontato come priorità.

La situazione del nostro patrimonio immobiliare è difficile: molte delle nostre case sono sfitte, e in stato di degrado perché non c'è una gestione non dico oculata ma nemmeno abbozzata: gli affitti sono altissimi, fuori da ogni regola di mercato, come testimoniano le più importanti agenzie immobiliari di Roma e Milano da noi interpellate. Solo i colleghi che hanno stipendi alti si possono permettere una casa in affitto, e questo, ovviamente, è in aperta contraddizione con lo spirito con cui sono state comprate. Non solo: c'è il rischio reale che per far fronte ai problemi economici dell'ente diventi ufficiale quella che, per ora, è solo una voce : vendere, (in realtà, in questo momento, svendere) il patrimonio per far fronte alle necessità, bruciando così quello che dovrebbe andare a costituire una garanzia per i giovani colleghi.

La gestione del patrimonio mobiliare, come detto, è oggetto d'indagine da parte della magistratura mentre la riforma dell'Istituto è stata in prima istanza bocciata dal governo e, ora, in seconda battuta, ne è stato approvato solo un punto, quello relativo alle aliquote contributive mentre resta il nodo dell'età pensionabile e delle ridefinizione dei requisiti di accesso.

Questi sono solo alcuni dei punti chiave che rendono la situazione attuale del nostro istituto di previdenza assolutamente critica e complessa.

Inoltre la situazione in cui si sta svolgendo questa campagna elettorale, fuori dall'Umbria, (ma è certamente un segnale del clima attuale), è tesissima: in Veneto si discute la proposta di fare seggi nelle redazioni, cosa che renderebbe controllabile il voto; nelle grandi regioni, in particolare il Lazio, proliferano liste e listarelle con l'unico intento di disperdere voti. Anche i cambi di casacca, ora che il presidente Camporese è stato rinviato a giudizio, sono all'ordine del giorno.

I programmi tra le varie liste che sono scese in campo sono molto simili. Quello che conta, in questa tornata elettorale, sono le persone, la loro integrità, competenza, voglia di imparare e mettersi in gioco oltre che al servizio dei colleghi.

Il mio primo appello è quello, comunque, di votare: la media dei votanti nelle ultime elezioni è stata intorno al 10 per cento.

Quindi fate richiesta in tempo per ottenere password e codici per il voto

In secondo luogo vi chiedo di votare me e il programma della lista che rappresento, di cui troverete il link qui sotto e che mi impegno a realizzare.

Resto a disposizione per qualsiasi chiarimento e richiesta

Cordialmente

Vanna Ugolini

Perugia 07.02.2016

http://www.senzabavaglio.info/index.php?option=com_content&view=article&id=939:piazza-pulita-allinpgi-via-tutti-i-responsabili-del-disastro&catid=81:inpgi-2016

http://www.corteconti.it/export/sites/portalecdc/_documenti/controllo/sez_controllo_enti/2015/delibera_70_2015.pdf

 

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Due anni fa, quando vennero nominate le vincitrici del Nobel per la pace, Ellen Johnson Sirleaf, Leymah Gbowee e Tawakkul Karman, molti italiani si interrogarono su chi fossero. Eppure nei loro paesi, la Liberia e lo Yemen stavano conducendo da anni battaglie in nome della pace, dell'uguaglianza, dell'equità. In quel periodo noi italiani, invece, conoscevamo ogni dettaglio della vita pubblica e privata di igieniste dentali e cubiste varie. Di donne capi di Stato o che rischiavano la vita per la loro battaglia contro le discriminazione, invece, nulla. Pochi giorni fa è stato annunciato l'arrivo di Jane Goodall in Umbria. La notizia sulla presenza, per due giorni in Italia della scienziata che ha dedicato la sua vita alla ricerca sugli scimpanzè, che tanti passi in avanti ha fatto fare alla scienza, allargando, poi il suo impegno alla sostenibilità del pianeta, è stata salutata dalla stampa con qualche trafiletto. E' finito in un trafiletto del magazine del Corriere anche Rossano Nicolini, maestro elementare toscano, tra i vincitori del prestigioso riconoscimento ambientale Goldman 2013. Il riconoscimento viene dato a chi si è distinto per le sue battaglie a difesa dell'ambiente e ne vengono assegnati solo sei ogni anno, uno per regione continentale. Per il momento se ne sono occupate solo le cronache locali dei giornali e siti specializzati. Se pensiamo che queste siano informazioni troppo di nicchia, guardiamo al movimento di Grillo, esploso quasi "a insaputa" della stampa e della stessa politica. Emblematica fu la foto che scattarono i grillini da una vetrata dell'albergo dove si erano riuniti, a tutti i giornalisti e fotografi che si assiepavano fuori per tentare di avere notizie e di scattare foto. 

 

A queste riflessioni ne unisco un'altra, che si riferisce a una notizia di ieri: una ricerca ha messo in luce come quello del giornalista sia il peggior lavoro del mondo, peggio, addirittura, del boscaiolo o del militare che va in guerra e rischia la vita. Lo ha sostenuto il sito americano Careercast.com e la ricerca è stata  pubblicata con ampio rilievo dal Wall Street journal. Sforzo fisico, ambiente di lavoro, reddito, stress, prospettive di assunzione erano i parametri considerati per stilare la classifica. Tutti coloro che lavorano in una redazione sanno quanto sia cambiato il lavoro del giornalista in questi anni, quanto il carico delle ore di lavoro e le responsabilità siano aumentate, a fronte di stipendi sempre più bassi e dell'aumento del precariato. Tutti sanno anche quale crisi attraversano i giornali di carta, con un calo delle vendite, complessivamente, sul mercato, di circa il 40 per cento rispetto a una ventina di anni fa. Molti meno riflettono sul fatto che tutto il movimento di informazione che gira gratuitamente su siti internet, tablet, telefonini, social network e così via è, nella stragrande maggioranza prodotto e messo in circolazione dalle stesse persone che confezionano i giornali. Con la differenza che i giornali vengono venduti, il resto dell'informazione gira gratuitamente. Comprereste voi un maglione nuovo, domani a 10 euro, se lo stesso maglione ve lo danno gratis, oggi? Tutti sanno che una parte della crisi che l'informazione sta attraversando è in questo paradosso e che trovare risposte efficaci ed economicamente sostenibili non è facile. Tutti sanni che fare informazione di qualità costa, - tempo, preparazione, studio, necessità di verificare l'attendibilità delle fonti - senza nulla togliere al fatto che, grazie alla tecnologia, molte più persone possono interagire, arrivare a conoscere e produrre informazione. 

Così può accadere che anche oggi, nonostante le possibilità ormai infinite dei mezzi di comunicazione, (di cui sta parlando in queste ore a Perugia, durante le giornate del festival internazionale del giornalismo, #Ijf13, che si chiuderà domenica), continuino a rimanere fuori dal circuito delle informazioni notizie, come quelle citate all'inizio, che, invece, hanno un impatto quotidiano sulla vita delle persone e la cambiano. E che questa forbice, tra quello che passa sui media e la vita reale, (e sulle conseguenze di questo mi rimetto alle tante riflessioni che si stanno facendo proprio in questi giorni) si allarghi anzichè stringersi, nonostante l'impatto della tecnologia, proprio per il peggioramento delle condizioni lavorative di chi fa per professione il mestiere del giornalista. Il lavoro dei tanti blogger, dei social network, delle frotte di giovani giornalisti, bravi e preparati, che stanno aprendo le strade di altri modi di fare informazione, a partire dal data journalism, riuscirà a colmare questo gap? E' un capitolo aperto che sta scrivendo, per ora con fatica, in questi anni. 

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