Le mie parole

Nell'ambito della candidatura di Perugia a capitale europea della cultura l'associazione Città delle Meraviglie ha presentato due progetti: La cultura della sostenibilità e Dalla città della Domenica alla città dei ragazzi d'Europa, a firma dell'architetto Francesco Masciarelli e di Vanna Ugolini.

Di seguito la bozza del secondo progetto.

 

Dalla città della Domenica alla città dei ragazzi d’Europa

 

La nostra proposta di progetto per la candidatura di Perugia a capitale della cultura parte da alcune riflessioni personali, dall’esperienza maturata, dalla lettura di saggi e studi sulla condizione giovanile in Umbria e dalla considerazione della storia recente della città di Perugia.

Il progetto qui non potrà che essere esposto in termini generali, tenendo conto che si tratta di un primo passo in direzione della candidatura e va considerato come esempio strutturato di una serie di idee e riflessioni maturate per la stesura di questo documento.

 

Il perimetro entro il quale cui viene elaborato il progetto è delimitato dalle indicazioni presenti nel bando di candidatura mentre la parola chiave “coesione” viene utilizzata come una sorta di bussola.

 

Il progetto terrà quindi in considerazione i seguenti parametri:

1. La dimensione europea

2. Il metodo partecipativo

3. La dimensione generazionale

4. La progressione nella realizzazione

5. L’incisività nel tessuto sociale cittadino

6. La possibilità di continuare a realizzarlo anche dopo il 2019

 

Analisi

Perugia è stata una città pioniera nell’accoglienza dei bambini e delle bambine, dei ragazzi e delle ragazze nell'elaborare metodi pedagogici applicati nelle scuole improntati sui principi della non violenza, dell’integrazione, della crescita equilibrata e consapevole delle giovani generazioni. Lo stesso Aldo Capitini, filosofo, sulle cui gambe hanno camminato in Italia le idee non violente gandhiane, era anche un educatore.

 

A tal proposito un cenno a cosa ha rappresentato il centro per l’infanzia il Tiglio, diretto per più di trent’anni da un pedagogista come Francesco Parroni, non a caso discepolo di Capitini, per intere generazioni di perugini, ma anche per i tanti stranieri che sceglievano Perugia come città in cui studiare e poi continuare a vivere. Il Tiglio è stato molto più che un centro per l’infanzia: un vero laboratorio creativo, di crescita e integrazione non solo per i bambini che lo hanno frequentato, ma anche punto di riferimento per gli stessi genitori. Il “metodo Parroni” non ha niente da invidiare al metodo Montessori e nemmeno al metodo applicato al famoso asilo Diana di Reggio Emilia: sarebbe bastato strutturarlo e far diventare materiali didattici gli strumenti utilizzati dai ragazzi e il “metodo Parroni” sarebbe diventata un marchio “Educazione a misura di bambino” di cui il Comune di Perugia, giustamente, si sarebbe potuto fregiare.

A metà degli anni ’90 Francesco Parroni, insieme ad altri esperti, ciascuno con le proprie competenze, aveva poi contribuito a disegnare una sorta di “Città dei ragazzi e della ragazze” che prevedeva – in sintesi – una riappropriazione del centro storico da parte dei più giovani. Percorsi a piedi o con piccoli trenini elettrici per poter arrivare da soli a scuola, le piazze come luoghi aperti in cui svolgere attività ludiche, i parchi intorno alla città trasformati in piste da mountain bike o luoghi in cui fare attività sportiva all’aperto. Il progetto fu solo in parte attuato e durò, purtroppo, lo spazio di pochi mesi, (furono attuati i primi percorsi a piedi dai parcheggi intorno all’acropoli alle scuole e poco altro), poi fu abbandonato, non certo per problemi economici. (I costi erano irrisori). Se pensiamo a chi è in mano oggiAggiungi un appuntamento per oggi il centro storico di Perugia, ci possiamo rendere conto di quanto fosse lungimirante il progetto.

 

Parallelamente Perugia era conosciuta in tutta Italia, per lunghi anni, per la città della Domenica, un luogo di incontro e svago per le famiglie e i ragazzi che quest’anno compie 50 anni, il primo parco tematico nella storia d’Italia. Un luogo fortemente innovativo, voluto da Luisa Spagnoli, che, fra l’altro, aveva creato probabilmente il primo asilo aziendale della storia italiana nella propria azienda. OggiAggiungi un appuntamento per oggi il parco, pur essendo ancora una realtà importante cittadina, non ricopre più la funzione che aveva un tempo.

 

Tra le esperienze destinate ai bambini e ai ragazzi che rimangono oggiAggiungi un appuntamento per oggi, va segnalata quella portata avanti da Francesca Rossi, musicista, che, all’interno dei progetti musicali che il Comune supporta dentro le scuole e attraverso l’attività della sua scuola di musica, riesce a coinvolgere centinaia di ragazzi delle scuole materne ed elementare intorno a progetti musicali importanti, aprendosi anche a tematiche sociali e ambientali: quest’anno va segnalata l’iniziativa che porterà in Umbria la scienziata Jane Goodall.

 

Ci sono poi iniziative legate alla divulgazione scientifica di buon livello (Post, Psiquadro, Festival della scienza) mentre per i più piccoli rimane un punto di riferimento importante il festival delle figure animate.

 

Il clima sociale è comunque profondamente cambiato, negli ultimi quindici anni l’aumento della presenza della criminalità e la diffusione della droga hanno vista Perugia raggiungere primati assolutamente negativi. La restrizione delle risorse da destinare al sociale e alla cultura ha portato inevitabilmente a abbassamento del livello dei servizi e delle iniziative. Un situazione che, inevitabilmente, non ha potuto non avere conseguenze sulla condizione giovanile.

A tale proposito faccio riferimento, come background, a due testi fra gli altri. Una ricerca Aur, condotta dalla sociologa Cecilia Cristofori, sulla condizione degli adolescenti in Umbri e al recentissimo testo del professor Ambrogio Santambrogio, La normalità deviante, che mette in relazione una analoga ricerca fatta nel 1994 e una condotta lo scorso anno, su un campione significativo di giovani umbri e il loro rapporto con le sostanze stupefacenti.

E’ evidente che esiste la necessità, da parte delle istituzioni, per quanto di loro competenza, di tornare a farsi carico delle nuove generazioni che sembrano molto più smarrite davanti alla molteplicità di eventi e di stimoli a cui sono sottoposte e che rischiano di trovarsi con troppa facilità a contatto con situazioni pericolose (spaccio diffuso), come si evince anche dalle ricerche sovracitate.

 

Proposta

La proposta si struttura in due parti:

1. Cittadini consapevoli

2. Cittadini creativi

 

Cittadini consapevoli

 

L'idea che sta alla base di questo progetto è quella di una rialfabetizzazione dei più giovani su valori e temi sociali, in particolare quelli che riguardano la violenza di genere e le dipendenze (tossicodipendenze, dipendenze da gioco etc) .

 

In questa direzione lavora, ad esempio, l’associazione Libera, con tre giornate l’anno dedicate al temi diversi che vertono, comunque sull'importanza del rispetto delle regole e sulla consapevolezza dei propri diritti e coinvolgono un numero elevato di studenti.

Queste giornate prevedono l'incontro con esperti e professionisti e l'elaborazione di lavori fatti dagli studenti che vengono poi presentati durante le tre giornate. Analogo lavoro viene fatto dalla Provincia, sui temi della legalità, con il progetto "Battiti di legalità".

 

Questo modello potrebbe essere approfondito, anche con il coinvolgimento di più competenze ed esteso a un numero più alto di studenti e di giovani, attuato in maniera strutturata e continuativa lavorando ogni anno su temi diversi, dallo sfruttamento della prostituzione alla violenza alle donne, dalla tossicodipendenza alla dipendenza da gioco e così via. I progetti devono essere calibrati a seconda dell'età dei ragazzi: l'idea di base è che un ragazzo, dalle scuole media alle superiori, ad esempio, possa fare un percorso extra curriculare che lo aiuti a diventare un cittadino consapevole sugli argomenti trattati. Alcuni temi sono già trattati nelle scuole, che possono senz'altro essere cooptati e integrati all'interno di una progettualità di più ampio respiro.

E' necessaria, naturalmente, la collaborazione dell'Ufficio scolastico provinciale, perchè le scuole hanno in questo progetto un ruolo da protagoniste.

E' importante avere la consapevolezza che è necessario fornire strumenti moderni e il più completi possibili ai ragazzi e alle ragazze per poter interpretare la complessità della società in cui vivono e in cui diventeranno adulti.

 

Gli strumenti da utilizzare potrebbero essere i più vari: conferenze incontri con gli esperti, produzione di filmati prodotti dagli stessi ragazzi, blog.

 

Il lavoro svolto durante l’anno potrebbe confluire in una o più giornate in cui i lavori svolti vengono presentati alla città, con la premiazione di quelli risultati più interessanti da una giuria di esperti e anche la creazione di materiale sempre fruibile on line.

 

L'esperienza potrebbe facilmente allargata a livello europeo per il 2019.

 

Cittadini creativi

 

Questa parte del progetti prende le mosse dalla considerazione della necessità di dare strumenti, luoghi e opportunità ai giovani per poter esprimere la loro creatività e il confronto con adulti portatori di valori e abilità.

L'idea è quella di organizzare un sorta di festival delle arti, un appuntamento e un luogo in cui i giovani trovino da un lato la possibilità di esprimersi liberamente, dall'altro di confrontarsi alla pari con protagonisti del mondo della cultura intesa in senso lato.

I temi che potrebbe trattare il festival potrebbero essere:

la musica, la danza, la pittura, le arti figurative, le web arti, il giornalismo, la scienza, la filosofia, la letteratura, dal fantasy all'horror al noir al fumetto, e così via.

 

Ogni anno potrebbe sviluppare uno di questi argomenti, che poi, nel 2019 sarebbero tutti rappresentati insieme in una sorta di festival dei saperi.

Durante il festival i giovani potrebbero avere un ruolo di fruizione ma anche attivo: ad esempio potrebbero assistere a spettacoli ma anche fare spettacolo, potrebbero ascoltare esperti ma anche confrontarsi sul campo con loro.

E l'evento nel 2019 potrebbe essere allargato ai giovani europei, con un confronto e un incontro di livello internazionale.

 

Nemmeno per quanto riguarda questi temi Perugia è all'anno zero. Ci sono tanti festival, da quello del giornalismo a Immaginario festival, a Perugia Comics, a Umbrialibri ai tanti eventi musicali che potrebbero rappresentare un punto di partenza per quanto riguarda il know how e i contatti da cui partire. In questo modo si creerebbe una continuità con gli eventi già organizzati in città, letti in altra chiave e una narrazione degli stessi in prospettiva generazionale. Inoltre i giovani si approprierebbero dei luoghi, - sale, piazze, vie, palazzi, biblioteche - ricucendo così anche le fratture urbane presenti sul territorio.

Anche in questo caso le scuole potrebbero essere coinvolte ma la manifestazione avrebbe un respiro più ampio e meno istituzionale, pur mantenendo un alto valore culturale. 

Pubblicato in Fotoracconti

Nell'ambito della candidatura di Perugia a capitale europea della cultura l'associazione Città delle Meraviglie ha presentato due progetti: Dalla città della Domenica alla città dei Ragazzi d'Europa e La cultura della sostenibilità, a firma dell'architetto Francesco Masciarelli e di Vanna Ugolini.

Di seguito la bozza del primo progetto.

 

Progetto

La Capitale Europea Della Sostenibilità

  1. 1.Generalità

“L'Unione europea è impegnata a realizzare un'economia a basso consumo energetico che garantisca competitività e sostenibilità. Gli obiettivi prioritari sono la gestione del mercato interno e lo sviluppo di tecnologie ecosostenibili”.

Il progetto prevede una serie di azioni (temi) ed eventi finalizzati alla proposizione di un modello di comunità educata a pensare ed operare secondo modalità sostenibili ed a basso impatto energetico.

Azioni ed eventi nei settori dell’educazione alla sostenibilità ed alla riduzione dei consumi di energia e di risorse, dell’efficientamento energetico, della produzione di energia da fonti rinnovabili, della mobilità sostenibile, verranno attivati e condivisi fino alla dimensione europea.

Il periodi di tempo che ci separa dal 2019 dovrà essere utilizzato per costruire il patrimonio conoscitivo, esperienziale e didattico necessari al progetto, sia attraverso la messa in cantiere di progetti ed opere a ciò mirati, sia attraverso un processo di up-grade del sistema didattico e formativo.

  1. 2.Il progetto ed il sistema di relazioni

-       PROSPETTIVA, il valore della dimensione europea

-       COESIONE URBANA e RELAZIONE, i valori della dimensione del luogo

-       COESIONE SOCIALE, NARRAZIONE e GENERAZIONI, i valori della dimensione sociale

-       CONDIVISIONE

Le azioni avranno una dimensione CONDIVISA, sia per il coinvolgimento attivo dei cittadini come protagonisti e fruitori, sia per la partnership con strutture, operatori ed istituzioni tecniche, scientifiche, culturali ed accademiche del luogo ed europee per il relativo sviluppo.

Le azioni e gli eventi avranno un carattere PROSPETTICO in chiave europea, proponendosi di costituire un punto di riferimento per l’applicazione di modelli operativi nell’ambito della sostenibilità e del risparmio di energia e risorse: visite guidate alle esperienze locali, corsi di istruzione e formazione, attivazione di turismo sostenibile ed a tema, convegni e giornate di studio, percorsi educativi e didattici costituiranno un elemento attrattivo per i cittadini della EU.

Il processo di ricomposizione della COESIONE SOCIALE verrà coadiuvato sia per mezzo della CONDIVISIONE dei percorsi formativi ed educativi ad ogni livello sociale e generazionale, sia attraverso l’attivazione di processi di gestione CONDIVISA di beni e risorse in un’ottica di ottimizzazione e riduzione dei consumi, sia infine per mezzo della creazione di figure professionale ed educative specializzate. Ciò potrà avere ricadute favorevoli sul disagio socio-economico esistente, attraverso la creazione di un indotto lavorativo diretto (le nuove professioni e le nuove imprese) ed indiretto (le attività di supporto) ed il recupero dei dis-occupati e dei sotto-occupati, oltre che per la riduzione, conseguente però anche all’attuazione concreta degli interventi, dei costi di gestione di abitazioni, edifici, aziende e trasporti.

La chiave NARRATIVA prevede che azioni ed eventi comunicati come racconto (anche in forma di spettacolo), vengano usati sia in fase educativa sia in fase dimostrativa o esplicativa.

Ciò anche in un’ottica GENERAZIONALE in modo da adattare il linguaggio, come anche i contenuti tecnici ed educativo-informativi e le relative modalità comunicative, a soggetti di età diverse.

Il processo di ricomposizione della COESIONE URBANA potrà avvenire attraverso azioni mirate, nella fase iniziale del progetto a scopo dimostrativo che poi dovranno divenire parte della politica di gestione (sostenibile) del territorio, ai seguenti scopi:

-       ri-definizione di spazi urbani centrali e periferici marginalizzati (e non) in RELAZIONE alle esigenze legate all’implementazione di mezzi e sistemi per la produzione e lo stoccaggio di energia da fonti rinnovabili previsti nel progetto

-       ri-disegno di edifici e quartieri in RELAZIONE alle attività di efficientamento energetico degli edifici stessi e degli impianti a scala locale

-       ri-definizione di spazi urbani centrali e periferici marginalizzati (e non) in RELAZIONE alle esigenze legate alla mobilità alternativa

-       RELAZIONE tra il progetto stesso ed i progetti e percorsi progettuali di rinnovamento urbanistico presenti e futuri su scala urbana e territoriale (ad esempio il recupero di Monteluce, dell’area dell’ex Carcere di Piazza Partigiani, etc)

  1. 3.Le azioni (temi) – alcuni esempi

Educazione alla sostenibilità ed alla riduzione dei consumi di energia e risorse

Creazione di percorsi educativi e formativi, per utenti ed operatori dei diversi settori interessati, divisi per fasce di età e tipologia/livello di specializzazione. Interscambio con EU nei settori ricerca e formazione

Obiettivi dell’azione.

  1. 1.creare un sentimento diffuso e condiviso della necessità del risparmio di energia e risorse come valore della comunità, come parte del patrimonio educativo civilefamiglia e della scuola, attorno al quale ricostruire una parte delle fila strappate delle relazioni sociali
  2. 2.creare un sistema formativo dedicato unico per ampiezza e specificità dell’offerta, a partire dalle scuole primarie e secondarie (percorso educativo), dal livello della scuola di mestiere (scuola edile, etc) fino al livello accademico e post-laurea, in grado di attrarre studenti dall’Italia e dall’estero (percorso formativo)
  3. 3.creare un bacino di professionisti ed operatori specializzati coinvolgendo giovani e dis-occupati o sotto-occupati del settore edile (e non solo)
  4. 4.incentivare la ricerca specializzata e la formazione di aziende nei vari settori connessi

Efficientamento energetico degli edifici e dei relativi impianti, modalità di gestione condivisa

Premessa.

Il consumo di energia del settore edile nella EU costituisce circa il 40% del totale, di cui il 63% è dovuto al residenziale, mentre le emissioni di CO2 equivalenti relative è del 36% circa (fonte EU Directorate-General for Energy and Transport).

Nella EU a 25 il 14 % degli edifici è stato realizzato prima del 1919, il 12% tra il 1919-1945, il 32% tra il 1946 –1970, il 20% tra il 1971-1980 and il 22% dopo il 1981. Ne consegue che gli edifici europei costruiti dopo il 1945 sono circa il 74% dello stock totale (fonte Boverket & MMR 2005, SUSREF 25.08.2010).

L’efficientamento del patrimonio edilizio esistente è pertanto una delle priorità strategiche della EU.

Obiettivi dell’azione.

  1. 1.riduzione dei consumi di energia e dei costi di gestione degli edifici pubblici e privati, miglioramento della qualità della vita, introduzione di modalità di gestione CONDIVISA dell’energia da parte dei cittadini come contributo alla COESIONE SOCIALE ed ECONOMICA
  2. 2.attraverso gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici attivare un possibile percorso di recupero della COESIONE URBANA
  3. 3.contributo operativo alla creazioneun sistema formativo locale unico, in grado di attrarre una richiesta di formazione specializzata da ogni parte di Europa (come avviene già per altri paesi)
  4. 4.contributo diretto alla rivitalizzazione del settore edile in grave crisi strutturale ed alla formazione e riqualificazione di operatori e tecnici dis-occupati o sotto-occupati, con la creazione di nuova occupazione e nuovo reddito
  5. 5.incentivazione della ricerca e della nascita di imprese specializzate in “sistemi” per l’efficientamento del patrimonio edilizio esistente, che vadano oltre la logica dell’intervento per settori (involucro esterno opaco – il cosiddetto “cappotto” - e trasparente, impianti e finiture, etc) per proporre un approccio olistico, a basso costo, che riduca la necessità di delocalizzazione temporanea dei residenti durante l’esecuzione delle opere
  6. 6.adeguamento normativo a livello regionale e locale con l’introduzione di un sistema premiale avente come base principale la prestazione energetica (misurata in opera): superamento del modello Itaca ed introduzione di un sistema di certificazione in linea con la direttiva 31/2010 EU
  7. 7.interventi finanziati con riduzione degli oneri fiscali e volume virtuale premiale per nuova edificazione in zone di PRG dedicate, in misura proporzionale ai risultati effettivi ottenuti in termini di risparmio energetico (misurati in opera da certificatori qualificati ed indipendenti)

A titolo di esempio si allega un progetto, redatto dallo studio Francesco Masciarelli Architetti, per la riqualificazione energetica del borgo di Spina, Marsciano.

Produzione di energia da fonti rinnovabili e sistemi di accumulo locali

Premessa.

Superamento della logica della produzione di energia da fonti rinnovabili come elemento sostenuto, prevalentemente, da una logica puramente incentivale per trasformarla in un tratto caratteristico della connotazione “verde” della città e del territorio: auto-produzione energetica da fonti rinnovabili per auto-consumo attraverso un sistema di gestione ed accumulo contestualizzati alla dimensione del luogo

Obiettivi dell’azione.

  1. 1.incentivare la ricerca di sistemi di produzione di energia elettrica e termica da rinnovabili specifica per contesti di elevato valore storico ed ambientale. Creazione di un sistema di imprese di settore
  2. 2.incentivare la ricerca specializzata nel campo dei sistemi di accumulo di energia elettrica e termica da rinnovabili (in aggiunta e/o in alternativa all’implementazione delle cosiddette smart-grid). Creazione di un sistema di imprese di settore
  3. 3.proposizione di interventi sperimentali di impianti per la produzione di energia elettrica e termica da fonti rinnovabili, e/o di stoccaggio, nei centri storici e in aree o edifici vincolati, come modalità autonoma di riqualificazione urbana e/o come parte di progetti di riqualificazione urbana
  4. 4.creare un sistema formativo dedicato
  5. 5.formazione e creazione di un bacino di professionisti ed operatori specializzati coinvolgendo giovani e dis-occupati o sotto-occupati del settore edile (e non solo)

Mobilità sostenibile

Premessa.

Perugia ed il suo territorio hanno già avviato un percorso virtuoso in questo senso, con l’attivazione di un sistema di elementi per la ricarica e forme di incentivazione all’accesso nei centri storici per auto e mezzi elettrici. Tuttavia, ad oggi e per un futuro di medio-lungo periodo, tale percorso non garantirà risultati operativo o benefici reali per cittadini ed ambiente. Ciò sia per l’elevato costo di acquisto dei mezzi elettrici per un’utenza privata non adeguatamente incentivata, come avviene nel resto d’Europa (Francia e Germania su tutti), sia per gli oneri di gestione ancora elevati rispetto ad altre tecnologie di mobilità a basse emissioni (metano in particolare), sia infine per le molte incertezze su costi, manutenibilità, durata ed affidabilità della tecnologie attuali.

Obiettivi dell’azione.

Educazione all’uso consapevole dei mezzi di trasporto pubblici e privati, creazione di modalità innovative di gestione e CONDIVISIONE dei mezzi di trasporto sostenibili e non (sviluppo di APP dedicate per la condivisione su piattaforme fisse e mobili, nell’ambito di strutture gestionali da definire – pubbliche, private o miste), incentivazione allo sviluppo di un sistema di mobilità sostenibile pubblica e privata.

Azioni ulteriori o alternative attivabili nell’ambito del progetto:

-       Turismo e ricettività sostenibile

-       Gestione rifiuti sostenibile (percorso zero rifiuti)

-       Salute sostenibile

  1. 4.Gli eventi

Educazione alla sostenibilità ed alla riduzione dei consumi di energia e risorse (o altro)

Obiettivi degli eventi.

Contribuire alla creazione ed alla diffusione del concetto di “cultura della sostenibilità”.

Attrazione di turismo tradizionale e professionale o dedicato in relazione ad una specifica richiesta formativa o informativa, sia in occasione degli eventi come in relazione alle attività formative stabili.

Modalità di attuazione degli eventi.

  1. 1.Creazione della settimana (o di settimane “tematiche”) dal titolo “L’(in)sostenibile leggerezza del (ben)essere” con (eventuali) sottotitoli a tema (parole chiave)

-       BAU-PASSIVE-HOUSE (la cultura architettonica europea a consumo di energia quasi zero)

-       CULTURE-PASSIVE-HOUSE (edifici per la cultura a consumo di energia quasi zero)

-       SOL-STENIBILE (strategie solari per l’auto-produzione e l’autosufficienza energetica)

-       LA CULTURA DEL BEN ESSERE IL BENESSERE DELLA CULTURA

-       Altro da definire

Ciò può essere parte di un progetto più ampio che potrebbe includere anche i temi della salute sostenibile, del turismo sostenibile e della gestione sostenibile dei rifiuti, progetto relativo alla valorizzazione del benessere sostenibile come elemento culturale e di sviluppo socio-economico dell’Europa del futuro.

-        Spettacoli (nuovi e di produzione apposita) per adulti e bambini legati alla sensibilizzazione verso i temi della sostenibilità. Saranno attivati concorsi di idee divisi tra gli autori e gli interpreti Europei, indicativamente  nelle categorie “artisti di strada ed altre forme” e “teatro tradizionale”. Ciò consentirà l’attivazione di momenti comunicativi alternativi per linguaggio e contesto, diversificati a livello urbano e sociale

-       Creazione e distribuzione di libri, audiovisivi, giochi di società e videogiochi per piattaforme portatili secondo un progetto educativo per fasce di età. La produzione verrà rinnovata ogni anno e presentata nel corso della/e settimana/e con la creazione di eventi partecipativi: il racconto del libro, il gioco collettivo nella città o nel quartiere, il gioco di società in piazza, la gara dei videogiochi, etc

-       Creazione e pubblicazione di percorsi formativi e giochi didattici utilizzabili nelle scuole come supporto alla formazione di bambini e ragazzi

-       Riduzione degli spettacoli teatrali in forma adatta alla rappresentazione scolastica, con il supporto della produzione e distribuzione di materiale educativo dedicato ed a tema con gli spettacoli

-       Percorsi e momenti informativi e formativi per adulti con visite guidate a cantieri, o ad interventi e progetti di eccellenza

-       Percorsi e momenti informativi e formativi per professionisti con visite guidate a cantieri o interventi e progetti di eccellenza. Convegnistica e produzione di libri ed audiovisivi dedicati

-       Creazione di un sito web apposito e produzioni televisive dedicate, da proporre a canali tematici (e/o generalisti) a livello Europeo

  1. 2.Creazione di una produzione teatrale locale avente ad oggetto la sensibilizzazione di bambini e ragazzi sui temi della eco-sostenibilità e dell’efficienza energetica con un linguaggio leggero e ludico, accentuando così l’effetto pedagogico nella divulgazione di informazioni fondamentali per i futuri adulti.

-       Lo spettacolo (il primo) sarà una rilettura in chiave parodistica della fiaba dei tre porcellini, e verrà interpretato con tecniche dal mimo alla pantomima, dalla narrazione al clown

-       Le scene saranno arricchite da intermezzi musicali, suonati e cantati dal vivo con strumenti ed oggetti inusuali

-       Il soggetto è stato predisposto su di un’idea di Francesco Masciarelli e Giulia Silvestrini, con ideazione scenica a cura della Compagnia Donati & Olesen e musiche originali composte da Gianni Maestrucci, Tetraktis (video del progetto allegato)

-       Lo spettacolo sarà recitato dalla Compagnia Donati & Olesen (tre/quattro lingue)

-       Ogni anno verrà proposta una nuova produzione teatrale del luogo

-       Creazione e distribuzione di un libro, di un audiovisivo, di un gioco di società e di un videogioco per piattaforme portatili, in occasione di ogni nuova produzione

-       Creazione di un sito web per ogni spettacolo

Pubblicato in Fotoracconti
Lunedì, 22 Aprile 2013 23:38

I cittadini che fanno parlare le pietre

C' è una piccola storia, un retroscena all'articolo pubblicato ieri sul quotidiano La Nazione, edizione di Perugia.

L'articolo racconta di una serie di adesivi attaccati sulle pietre dei muri antichi lungo alcune strade del centro di Perugia, a segnalare la presenza di siringhe o spaccio. Di qui il titolo con il riferimento alle pietre parlanti. Gli adesivi sono stati inventati e distribuiti da un gruppo di cittadini, che si riunisce virtualmente su facebook, nel gruppo "Perugia non è la capitale della droga" e si incontra anche "fisicamente" per portare a termine operazioni di riappropriazione del centro storico e di Perugia. Una iniziativa è stata, appunto, quella degli adesivi, ma l'ultima impresa del gruppo è stata quella di allestire, grazie alla donazione di un cittadino che è voluto rimanere anonimo, un'area giochi per bambini al parco della Cupa, prima noto, soprattutto, per essere luogo di consumo di droga. Più di un tossicodipendente è stato trovato morto per overdose sulle panchine di quell'area verde. Da un paio di settimane, invece, quel parco, grazie al presidio cittadino si sta rianimando. 

Il retroscena riguarda un episodio accaduto pochi giorni prima ad un ragazzo di una media del centro storico di Perugia che, tornando da scuola, aveva notato qualcosa sporgere da un buco del muro dell'arco dei Gigli, in pieno centro. Per curiosità aveva preso in mano quell'oggetto che sporgeva dalla fessura del muro, rendendosi conto, però, che era una dose di droga. Il ragazzo aveva rimesso l'ovulo a posto, ma era tornato a casa turbato e anche impaurito dal fatto che lo spacciatore lo avesse visto maneggiare con la droga e lo volesse in qualche modo punire. 

Per quanto il ragazzo non avesse corso rischi reali, non è "piacevole" per nessuno trovarsi con della droga in mano semplicemente appoggiandosi a un muro all'uscita da scuola. Per dare una risposta alla richiesta di sicurezza e di impegno che veniva dal ragazzo, la famiglia ha fatto due cose: ha avvertito la polizia e ha consegnato gli adesivi che indicano le zone delle spaccio al ragazzo, in modo che potesse segnalare i luoghi pericolosi lungo il tragitto che da casa porta a scuola. Sono nate così le pietre parlanti, è nato così un percorso antidroga che mette in allerta i cittadini e aiuta i poliziotti di quartiere che percorrono la città a piedi. Quegli adesivi sono segnali precisi che dicono: i cittadini ci sono e quando si riprendono la città arrivano anche a far parlare le pietre. 

Pubblicato in Le mie parole

In occasione della nascita a Perugia dell’Associazione “Sviluppo, Welfare ed Innovazione per l’Umbria” verrà presentato il 23 aprile, alle 17, in Provincia a Perugia il libro: “L'altra Perugia. Istantanee da una città che cambia” Intermedia Edizioni

 

La premessa sarà di Aviano Rossi, che presenterà l’Associazione e parlerà della scelta di dedicare l’evento alla presentazione del libro

 

Interverranno:
Gianni Vagnetti, poliziotto e fotografo
Massimo Pici, segretario provinciale Siulp
Vanna Ugolini, giornalista

 

"L'altra Perugia. Istantanee da una città che cambia" è un libro fotografico, collettivo e condiviso, una sorta di progetto con cui ci si interroga su come si vorrebbe che fosse la Perugia di domani. Contiene le foto scattate da Gianni Vagnetti, poliziotto e fotografo (editing di Antonello Turchetti), che raccontano, appunto, dell'altra Perugia. Una Perugia fatta di sguardi, di convivenze mancate, di vite nascoste, di sbarre e periferie. Una Perugia, però, anche multietnica, una città in cui l'antico e il contemporaneo convivono, non senza conflitti, ma, anche con grandi potenzialità. Il libro è stato voluto dal Siulp (sindacato italiano unitario lavoratori di polizia) e il progetto è stato coordinato da Vanna Ugolini, giornalista. E' anche un esempio di cronaca partecipata: i testi sono stati scritti da una trentina di persone a cui sono state inviate le foto e a cui è stato chiesto di immaginare come vorrebbero che quei luoghi cambiassero. Tanti punti di vista su una città che cambia, ma anche tante idee su come si vorrebbe cheavvenisse il cambiamento. Il libro prosegue idealmente sul sito www.dentidileone.it nel quale si può continuare a mandare le proprie idee e i propri progetti su Perugia.

Pubblicato in Le parole degli altri

Perugia è tra le città candidate a diventare Capitale della cultura europea per il 2019. A sostegno della candidatura si stanno muovendo non solo le istituzioni, che hanno costituito una fondazione ad hoc per lavorare a questo progetto, ma anche molte "energie libere", singoli o associazioni che stanno proponendo progetti, ma, soprattutto, metodi condivisi di raccolta di idee e di partecipazione, così come è specificatamente previsto dal bando per la candidatura. Un gruppo di lavoro è nato dietro la proposta di Alessandro Riccini Ricci, direttore di Immaginario festival, sotto la sigla "Il Capitale della Cultura" e ha aggregato una serie di "portatori sani di idee" per contribuire a rafforzare la rosa di progetti da presentare al concorso, ma soprattutto, per far confluire idee e persone nuove, con il loro vissuto e le loro esperienze, all'interno del progetto, con un metodo di partecipazione che parte dal basso.

La prima uscita ufficiale de "Il Capitale della Cultura" è stata il 4 aprile, durante una sorta di jam session di idee presentata alla città. Ci saranno altri appuntamenti. Nel frattempo le idee cominciano a lievitare. 

 

Nell'ambito della jam session del 4 aprile, Francesco Masciarelli, architetto e Vanna Ugolini, giornalista, hanno presentato un'idea (peraltro in divenire) di metodo (su come coinvolgere la città e in che prospettiva temporale e sociale organizzare i progetti) e di contenuto. L'idea di base parte dal concetto di "Fratture urbane", dalla constatazione, cioè, che sia in centro sia in periferia ci sono luoghi piccoli e grandi (piazze, parchi, edifici) che hanno perso la loro funzione primaria (essere luoghi di incontro, di cultura, di benessere) per trasformarsi in contenitori con funzioni completamente diverse, una sorta di "negativo" della foto che erano o potrebbero essere. La considerazione che deriva è che quei luoghi potrebbero tornare a essere dei contenitori o degli spazi di cultura, in cui, cioè, "declinare" una progettualità positiva: la piazza come luogo di incontro, di commercio, di lettura. Il parco come luogo di benessere, di studio, di sport e così via. 

La proposta è quindi quella di lavorare partendo da questo concetti di base, dove una rivisitazione dal punto di vista urbanistico e architettonico della città si accompagna a una progettualità culturale, così come previsto dal bando per la candidatura a Capitale europea.

Il progetto è, naturalmente, aperto, disponibile per essere contaminato da altre idee e metodi.

 

Da un altro punto di vista, più "narrativo", il progetto si potrebbe raccontare così:

 

"Ci sono tante storie che raccontano Perugia, tante pagine da leggere con passione. Alcune storie, però, sono racconti a cui sono state strappate pagine, frasi in cui sono state cancellate parole e sostituite con altre: degrado al posto di cultura, insicurezza anzichè solidarietà. Per cominciare a riscrivere le storie spezzate, per cominciare a riconnettere il senso delle frasi, abbiamo cercato delle parole chiave, parole che aprono cammini e  riallacciano percorsi interrotti. Ci sono sono tante storie che raccontano Perugia, ma quelle più belle potrebbero essere quelle che non sono ancora state scritte.
 
Ci sono  anche tanti luoghi che raccontano Perugia, scorci, paesaggi, angoli, panorami. Ci sono tanti spazi che danno la dimensione della storia e del passato di Perugia, e sono sotto gli occhi di tutti,  ma alcuni di questi sono diventati contenitori abbandonati, orbite senza luce, percorsi interrotti. Fratture urbane in cui si inciampa, crepacci in cui si cade dentro. Come le piccole piazze del centro, i parchi, l'incompiuto mercato coperto, piazza del Bacio ancora vuota di contenuti, il vecchio carcere, un edificio tutto da rileggere. Per cominciare a ripararle, abbiamo cercato delle parole chiave, parole che, qui,  indichino il rimedio. Ci sono tanti luoghi che raccontano Perugia, ma quelli più belli potrebbero essere quelli che saranno riparati.
 
Per cominciare questo percorso che riallaccia storie e ripara fratture, abbiamo scelto come parola chiave "Coesione" e l'abbiamo declinata nelle sue accezioni di coesione sociale e coesione urbana. 
La prima declinazione, coesione sociale, porta nella direzione di creare situazioni, eventi che sia possibile vivere insieme, durante i quali si possano condividere esperienze, tessere le fila strappate delle relazioni sociali
La seconda declinazione, coesione urbana porta nella direzione di riparare le fratture urbane recuperando i contenitori abbandonati, guardando quelli che ci sono sotto altre prospettive, inventando funzioni nuove per quelli già esistenti. 
 
Per entrambe le declinazioni il punto di partenza è il centro della città:Il centro è lo spirito della  comunità che costituisce la città. Quando questo spirito viene meno il luogo diviene periferia. Per ricostruire il centro è necessario che la comunità ricostruisca una sua identità etica e culturale attorno a quel centro. Dal centro si parte per poi arrivare via via alla periferia.
 
Gli strumenti per arrivare a fare questo percorso li abbiamo sintetizzati con altre parole chiave.  
 
La prima è Narrazione: i progetti raccontano le idee della e sulla città. I luoghi della città - piazze, parchi, edifici, vicoli, si aprono, rinascono, si modificano per accogliere le storie, (eventi , progetti) ,in un reciproco scambio di stimoli.
 
La seconda è Relazione: il racconto di un luogo (mostra, evento, appuntamento) deve essere in relazione con il resto dei luoghi e delle storie della città. 
(Un esempio: Come posso comunicare la mostra di Josef Albers? Come posso metterla in relazione con altre mostre, eventi, patrimonio culturale già esistente).
 
 
Ora il nostro racconto comincia a prendere forma, ma ci serve un'altra parola chiave, Generazioni. Ogni storia dovrà essere raccontata come se davanti si avesse, volta per volta, un pubblico diverso. Così la narrazione è fiaba, diventa poesia, tweet, post, racconto, romanzo, saggio. E l'altra parola chiave che cserve, per dare le dimensioni delle storie è Prospettiva. Ogni storia ha una sua eco sul territorio in cui accade, ma dovrà essere così potente, così interessante da arrivare via via fino ai confini dell'Europa.
E i luoghi? Come riscrivere i luoghi, con quale criterio riparare le fratture urbane? E' la stessa Europa a indicarlo: sol-stenibilità. bau passive haus: ricostruire secondo i criteri del recupero energetico, della sostenibilità ambientale.
 
Storie da ritrovare, luoghi da riparare. Storie da riscrivere, luoghi da riprogettare."
 
Francesco Masciarelli, architetto
Vanna Ugolini, giornalista

 

Pubblicato in Fotoracconti

Cultura e democrazia

 storia futura

 

Perugia/ Assisi città della cultura - un compendio di culture

Appello per “città intelligenti” - la domanda di “coesione sociale”

 

Premessa :

  • è in atto la costruzione di idee e progetti per due programmi che si situano in politiche ambientali europee e che hanno non pochi elementi in comune: “ Perugia-Assisi città della cultura 2019”e “Smart city”

L’esigenza comune  è il grande bisogno di ricostruzione di coesione sociale in un periodo in cui la crescita della popolazione e delle città ha reso tale coesione molto complessa e problematica.

Una prima ipotesi cui si ispira il documento è tentare di inquadrare i due programmi in uno scenario coerente, in modo che si rinforzino a vicenda, favorendo decisioni concrete, rispetto alle indispensabili soluzioni urbanistiche.

Il documento propone spazi di riflessione e discussione, seguendo sia la storia che  i bisogni attuali della cittadinanza.

 

Nel progetto Perugia-Assisi

individuare specificità e comunità per le due città e il territorio.

 

Le due Città rispetto al territorio hanno in comune le “colline” e , quindi, un ambiente deputato al ”bene-essere” . Da individuare, quindi, i fattori di bene-essere per la salute degli abitanti: una analisi da sviluppare con la collaborazione dei centri di ricerca dell’Università . Tenere conto anche delle ragioni delle scelte dei numerosi cittadini di altri paesi d’Europa, e non solo, che scelgono questi territori alla ricerca del bene-essere, contribuendo anche alla rinascita delle campagne,in un clima che favorisce la promozione della salute.

Da sottolineare che il bene-essere è largamente collegabile all’ambiente fisico (collinare), ma include anche  la bellezza -il paesaggio, il patrimonio d’arte, il clima etico- morale, la coesione sociale.

 

Alcuni  fattori specifici per le due città:

 Perugia città con una storia di azione democratica per eccellenza, a cominciare dagli albori del secondo millennio nell’ambito dello sviluppo delle civiltà comunali.

Nell’attuale periodo storico, all’inizio del III millennio, problema centrale: l’esigenza dello sviluppo/maturazione della “democrazia” che può esprimersi nel contesto delle realtà comunali è all’ordine del giorno, con la richiesta di sempre maggiore “partecipazione” -  elemento portante l’attivazione dalla base nei contesti limitati, in particolare le città e i borghi umbri.

Perugia ha, inoltre, un grande patrimonio culturale da valorizzare, comprendendo le due università, l’accademia di Belle Arti , il Conservatorio musicale, e l’ampia comunità dei docenti e degli studenti e dei contatti internazionale attuali e possibili.

 

 Assisi presenta chiari fattori specifici collegati al francescanesimo di notevole rilevanza anche in questo periodo storico: basti riflettere sui temi della “pace” , ma anche della ricerca di valori spirituali, in un epoca di individualismo spinto, contrastante con la “coesione sociale”,  e di etica della economia dominio del mercato, che sovrasta l’etica della cura del patrimonio umano. In particolare, inoltre, per  i temi legati ai valori della religione sono potenziabili le tendenze di confronto fra le varie fedi religiose, base oggi, anche dello sviluppo dei temi della pace e della coesione sociale, con il contributo non secondario della cultura sviluppata da Aldo Capitini.

 

*******

 

PERUGIA secondo millennio- eredità dalla storia

Rinnovamento verso la “modernizzazione” per bisogni specifici del suo sviluppo.

 

1. All’inizio del secondo millennio Perugia si trovò nella scia dello sviluppo nuovo dell’artigianato e del commercio, non più solo agricoltura.

Lo sviluppo del COMUNE: inizio di una vitalità democratica e culturale

Il Comune amministrato dai due Priori eletti dai cittadini, recepisce i bisogni di convivenza, di democrazia, di coesione sociale.

La Città fino ad allora con gli etruschi , i romani dopo Augusto, si riorganizzò in un processo di grande modernizzazione. Vi era bisogno di un “luogo” per incontrarsi, per vivere la cittadinanza, la democrazia, i servizi pubblici. Si scelse di impegnarsi in un’opera straordinaria : costruire la  “piazza grande”, la città sviluppatasi su due colline non aveva lo spazio per una vera piazza.

Si realizzò un progetto di grande impegno, ingegneristico, architettonico, culturale, tecnico, amministrativo, un’opera ancora oggi centro ammirato della “città” che giustamente viene chiamato “acropoli”. Si coprì la valle fra le due colline che costituivano il nucleo urbano, e si costruì lo spazio per la grande piazza, oggi divisa in  Corso Vannucci e Piazza Matteotti da una serie di palazzi costruiti a metà del millennio, e che delimitano oggi il “corso”.

Si costruirono i luoghi di vita e di incontro, la base  della coesione sociale e democratica. Il Palazzo Comunale (con la sala dei Cinquecento), il Duomo, il Palazzo del Capitano del Popolo, l’ospedale, poi l’università, e, poi, l’acquedotto e la Fontana maggiore..

In vari punti è possibile vedere gli arconi di sostegno della Piazza e anche le strutture dell’acquedotto “i conservoni”.

 

 2. Durante tutto il millennio, pur cambiando le realtà storiche e amministrative, la città mantenne la peculiarità di essere il “centro” della vita dei cittadini, e della politica,  il nucleo dell’attenzione di sviluppo.

La città si arricchisce del teatro, della biblioteca, della pinacoteca,  le due università  (l’università italiana e quella degli stranieri) che, nell’ultimo secolo del millennio, scelgono e di mantenere i loro istituti nel Centro, l’Agorà, entro le mura.

Verso la fine dl millennio si aggiungono altre innovazioni di avanguardia, a esempio l’apertura delle fondamenta della “Rocca paolina” e la costruzione della scala mobile che porta dal piazzale fuori le mura della rocca  al centro della città, una innovazione seguita poi nella regione da altre città. E, in fine, il “minimetrò” una innovazione anche questa d’avanguardia, che, tuttavia, abbisogna di un organico piano urbano di mobilità, ancora troppo parziale. L’Università italiana nel periodo ha portato alcune facoltà nelle periferie. La città si è espansa. Si dimostra il bisogno di un aggiornato progetto urbanistico.

 

Perugia terzo millennio

 

1- Si potrà ipotizzare,oggi,  un’opera di portata simile a quella dei secoli del secondo millennio, per un nuovo sviluppo del centro urbano, all’inizio del terzo millennio?

E’ pensabile una impresa di spessore simile a quello del millennio precedente?

I bisogni sono simili? Vi è un bisogno di pensare al bisogni di  “coesione sociale” nella vita della zona urbana?

Vi è un bisogno relativo alla gestione della democrazia, tema senza dubbio difficile: si possono sviluppare iniziative che ne agevolino l’esercizio?

Vi è n bisogno di rilancio della cultura unendo le realizzazioni, le idee dei vari nuclei, e istituti culturali?

Si può studiare una modalità di utilizzo organico di spazi lasciati liberi dagli sviluppi urbani della seconda metà dell’ultimo secolo, che hanno favorito la pressione per  insediamenti fuori il circuito urbano della città?

Ci vogliono idee, studi sui bisogni, collaborazioni, proposte. E coraggio di opere significative anche per il futuro, oltre i termini di una legislatura.

E ORGOGLIO per la città, che chiede di essere valorizzata.

 

2. Una proposta di rilievo

Perugia ha possibilità di costruire un’opera di rilievo che possa essere una orgogliosa dimostrazione di sviluppo urbano guardando al futuro valorizzando il passato. Con orgoglio. Si propone un esempio.

 

2.1.si libera un grande spazio: l’ex carcere maschile e femminile. E’ una zona praticamente al centro della città, subito dietro le mura che delineano la “rocca Paolina” verso  Piazza Partigiani, Largo Cacciatori delle Alpi, zona,  attualmente, praticamente isolata, emarginata .

Recentemente abbiamo visitato di nuovo il “Beaubourg”( opera di Renzo Piano e Richard Rogers)  a Parigi, nel “Centro Pompidou” ci ha interessato moltissimo. Ci domandiamo: sarebbe possibile pensare che qualcosa di simile possa rinnovare la zona suddetta?

E’ troppo moderna? Non si adatta? A che cosa potrebbe servire?

 

La proposta ovviamente va analizzata a partire dallo studio di bisogni attuali della città e della cittadinanza. Un intervento urbanistico di rilievo.

Potrebbe inserirsi sia nel progetto “Perugia-Assisi 2019” ma anche collegandosi

al  progetto “Smart city” o “città intelligente”(così tradotta), che contengono proprio la “coesione sociale” nelle città nei loro obiettivi.

Due programmi utili anche per i finanziamenti?

Un colpo d’ala. Una esplosione di nuovo, utile, sociale, e anche proficuo.

 

2.2 nel quadro dei bisogni- il colloquio culturale

a. Favorire il  colloquio culturale e le relazioni sociali tra le istituzioni culturali fra di loro -studenti docenti- e con la popolazione:  “l’università italiana “l’università per gli stranieri,”  “le due università tra di loro”  il “conservatorio di musica” “l’accademia di belle arti”. “ le due arti tra di loro”. E i cittadini e i visitatori.

 Costruire spazi e occasioni comuni di incontro degli studenti, dei docenti, dei cittadini. Programmi  attraenti :auditorium- biblioteche speciali- laboratori -aperti a tutti : gruppi musicali, gruppi teatrali, arti varie… grafiche… artigianali…

   Favorire la coesione sociale. Favorire l’incontro tra le varie espressioni della cultura attuale; in questo senso potremmo citare l’esempio della esposizione “da Chagall a Fellini”. Tendenza oggi  largamente dibattuta: superare la frammentazione - stimolare la comunicazione.

 

b. Valorizzare l’ambiente: la valorizzazione delle conquiste della città e anche della regione. Valorizzare lo spirito nuovo di una città verso il futuro. Presentare la città capoluogo di Regione nei suoi aspetti innovativi anche per i numerosi visitatori che la frequentano, e per coloro che da vari paesi  europei scelgono il territorio regionali per le numerose risorse correlate al bene-essere. Valorizzare anche il progetto dei “borghi”, uno sguardo panoramico complesso organico.

 

 c. Valorizzare la cultura -i contributi apportati al Paese. In questa città si sono costruite fra l’altro le basi dei fondamenti della coesione sociale, sia nello spirito di Aldo Capitini, che nello spirito della costruzione di sistemi di servizio coerenti con la democrazia e la coesione sociale. Vi è l’esempio della costruzione delle basi del servizio sanitario nazionale, uno dei migliori d’Europa nella sua impostazione, della quale “padre” riconosciuto è stato Alessandro Seppilli, docente della università di Perugia e anche per più mandati sindaco della città.. In questo contesto valorizzare, ospitandolo, “ SALUS,  Museo della Salute” proposto dal Centro Sperimentale Educazione Salute, in via di organizzazione, in considerazione del fatto che la salute è nucleo culturale di eccellenza : un punto di sviluppo culturale per la moderna impostazione della promozione della salute. Il Museo  dispone di materiali di notevole interesse storico- collezionato dall’Università e dalla Regione, un museo che raccoglie materiali storici, e si propone di presentare anche elementi che valorizzino anche l’attualità relativamente agli aspetti positivi per la salute tipici del nostro ambiente naturale e culturale: il paesaggio, il clima, i borghi, l’agricoltura e le attività correlate. Gli elementi della salute e del bene-essere. Il Museo è una proposta del Centro Sperimentale per l’Educazione sanitaria, una realtà che ha avuto inizio sessanta anni fa, quando nel 1953 con il supporto dell’OMS l’università e gli enti locali lo istituirono. Una realtà unica in Italia, ben conosciuta nel nostro Paese e in Europa, ancora attiva, anche se bisognosa di rivitalizzazione.

 

Valorizzare pittori, scultori vissuti nella città, nei secoli, ma anche recenti con Museo d’arte moderna.

 

d. la collocazione si trova nella zona di largo Cacciatori delle Alpi, dove da anni è inutilizzato l’ex Cinema Lilli. In una città come Perugia nella quale la popolazione anziana dovrebbe essere accolta in zone nelle quali è naturale assicurare la coesione sociale - il rapporto con le risorse per il “tempo buono”, si potrebbe studiare la possibilità di acquisire il complesso per piccoli appartamenti seguendo il modello eccellente della residenza Sodalizio  San Martino per persone o coppie sole (ma non isolate).

 

3.Studio di progetto e fattibilità: Amministrazione comunale in primis, Amministrazione regionale, Università italiana, Università per gli stranieri, Conservatorio, Accademia belle arti,  gruppi di cittadini impegnati nella storia e vita della città. Ascolto:studenti e docenti  varie facoltà sociologia - architettura- ingegneria- medicina scienze-conservatorio musicale- accademia belle arti- organismi vari (F.A.I.,amici della musica, ed altri individuabili).

Gruppo di progetto da strutturare per colloquiare con i progetti per i bandi europei.

 

4.la collocazione del manufatto  si svolge verso l’alto a connettersi con la “rocca paolina” , nel percorso da studiare le abitazioni esistenti da valorizzare (forse anche nel senso del punto d. magari per studenti.) . Esaminare anche i rapporti con il  quartiere “Borgo bello” per uno studio urbanistico coerente, oltre le botteghe e i bar..

 

 

a cura del Centro Sperimentale per l’educazione sanitaria .

 novembre 2012 per  informazioni, impressioni e commenti

 Prof. Maria Antonia Modolo ,Medaglia d’Oro alla Cultura del Presidente della Repubblica(2003)

Pubblicato in Le parole degli altri

 

Forward| costruisci il (tuo) futuro

Il capitale della Cultura

 

Idee, persone, storie, progetti per cambiare il nostro futuro. Quali sono le password che ci permetteranno di progettare il cambiamento? Quali sono i modelli partecipativi che potrebbero ridefinite la nostra cultura? Quali progetti di innovazione sociale possiamo realizzare? Come e in che cosa siamo disposti a progettare noi stessi?

 

Un progetto Immaginario: presentazione di un'idea aperta e partecipata di lavoro. 

Da un'idea di Alessandro Riccini Ricci.

 

 

Partecipano: Alessandro Riccini Ricci, Marco Tortoioli, Marco Giugliarelli, Leonardo Alfonsi, Linda di Pietro, Fabio de Chirico, Paolo Belardi, Claudio Ferracci, Sergio Cavallerin, Manuele Morbidini, Antonio Venti, Sad, Ricky Spennato, Massimo Pici, Vanna Ugolini, Emanuele Montelione, Maria Chiara Locchi e Grazia Paciullo - LaboratorioSì, Matteo Brutti, Francesca Duranti, Matteo Grandi, Tiziano Scricciolo, Chiara Dionigi, Filippo Fagioli, Pasquale Guerra, Abdermane Berthet, Paolo Massoli, Sistema Museo ???…

Con Arnaldo Colasanti, direttore artistico “Perugiassisi 2019″ e Bruno Bracalente, Presidente Fondazione “Perugiassisi 2019″

 
-- Giovedì 4 aprile ore 18. Sala Sant'Anna, Viale Roma, Perugia
Pubblicato in Le parole degli altri

Ciao guerriero.

 

Con queste parole una generazione di ventenni ha salutato Alessandro, 24 anni, ucciso dal colpo di una vecchia pistola, affogato nel sangue che allagava i suoi polmoni mentre lui cercava di difendere Julia, la sua ragazza, dalla furia inspiegabile di un assassino incappucciato.

 

L'Umbria, Perugia, si svegliano, ancora una volta, insanguinate, ma questo è un delitto che lascia, forse, ancora più sgomenti. In queste ore la polizia sta cercando di chiudere il cerchio dei sospetti, e fare delle ipotesi non sarebbe giusto e, anzi, sarebbe solo azzardato. Sono state emesse due informazioni di garanzia nei confronti dell'ex ragazzo di Julia e del padre di lui, ma potrebbe trattarsi anche solo di un fatto tecnico, per poter fare accertamenti investigativi che, poi, potrebbero dare esiti nulli. Quello che colpisce è altro e basta quello che è emerso per farsi delle domande.

 

Giovedì sera, sullo sfondo di anonimi palazzi di periferia, si sono raccolti decine e decine di ragazzi, ventenni, amici della vittima e della ragazza. Ragazzi con il viso distrutto, che non riuscivano a rendersi conto di quello che era accaduto al loro amico, a un ragazzo come loro. Un'immagine di dolore e di sgomento che, però, sarebbe potuta essere scattata ovunque: in una qualunque periferia di una qualunque città, da Bergamo a Trapani. Non c'era un segnale che, istintivamente, indicasse che quella era la periferia di Perugia.

 

Quei ragazzi non riuscivano a farsi una ragione di quanto era accaduto.

Perchè questo omicidio non lascia vie di fuga, non concede ragioni. Non ci sono scappatoie.

 

Non ci si può "scaricare" la coscienza pensando, come purtroppo accade, che siamo di fronte a (baby) gang di ragazzi immigrati che portano qui modalità di comportamenti tipici di altri paesi del mondo. Non possiamo inquadrare questo omicidio in uno scenario di criminalità e regolamenti di conti mafioso, quindi comunque qualcosa fuori dal cerchio della società civile nè, come è accaduto per i tre morti del Broletto, confinarlo alla sfera della malattia mentale.

Quel ragazzo che è morto sotto i colpi di una violenza estrema sarebbe potuto essere il figlio di ciascuno di noi. A rendere sgomenti è anche altro. E' la violenza, la mancanza di pietà, l'accanimento dell'assassino sulla vittima e poi sulla ragazza, forse salva, oltre che per il coraggio del fidanzato, anche perchè l'arma si è inceppata.

 

Se allarghiamo il campo, se vediamo cosa c'è intorno a questo ragazzo-guerriero e alla sua fidanzata, riusciamo a distinguere una generazione che i mass mediain Umbria non avevano mai intercettato. Un generazione di giovani del tutto simile alle compagnie che si formano fra ragazzi nelle periferie delle metropoli, che gravitano intorno a certe palestre, cultori del corpo e dell'onore, che non esitano a risolvere certe questioni con i fatti piuttosto che con le parole.

L'ex fidanzato di Julia, Valerio, nelle ore in cui lei e il nuovo compagno subivano l'assalto di un killer, era in ospedale, col naso spaccato e pieno di lividi, per un pestaggio subito pochi giorni prima. Un pestaggio a cui avevano partecipato tre ragazzi e, secondo la denuncia, come mandanti, proprio Alessandro e Julia, che, stando a quanto ricostruito dalla polizia, erano presenti mentre gli altri tre ragazzi picchiavano. Anche questo un episodio da verificare nei dettagli, ma intanto Valerio, in ospedale c'era finito malconcio.

Che cosa fa pensare questo episodio, cosa fanno pensare questi comportamenti? A ragazz, capaci di compiere grandi gesti, come Alessandro che difende e salva Julia, ma a cui mancano le parole, che faticano a declinare, ad esempio, l'amore in dolcezza, nostalgia, libertà, oppure la rabbia in dolore, attesa, confronto, chiarificazione, ma che incanalano, questa rabbia, come un micidiale esplosivo, nel corpo, fino a che questo non esplode in manifestazioni violente. Una generazione nascosta tra le pieghe di una città di provincia, il cui urlo di dolore, adesso, sgomenta tutti. 

 

Pubblicato in Le mie parole

Sinossi del libro

 

In questo libro per la prima volta, a quindici anni dall’operazione antidroga che portò alla luce i meccanismi dello spaccio a Perugia, parlano i pusher, manovali della criminalità, persone senza nome e identità. Raccontano di migrazioni e disperazione, di cocaina e regolamenti di conti a coltellate. Di vite in ostaggio. Parlano anche di noi, gli Zbun, i clienti, così solerti a puntare il dito contro il lento scivolare di Perugia nel degrado e altrettanto pronti a cercare lo sballo nella droga. E svelano tutti i meccanismi dello spaccio, spiegando come il capoluogo umbro sia diventato una tappa importante nel traffico di sostanze stupefacenti e la città in cui le overdose fanno strage di uomini e donne più che in qualsiasi altra parte d’Italia. Sono voci di soggetti che fino a questo momento non erano mai diventati interlocutori , ma oggi il dibattito cittadino non può più prescindere dalle loro parole: sanno di commettere reati, ma non ci stanno ad addossarsi l’intera colpa del degrado.

 

Il libro descrive il lavoro delle forze dell’ordine, i loro sacrifici, le frustrazioni e i successi, la guerra quotidiana per arginare il radicamento della criminalità in Umbria, con strumenti non sempre adeguati. Disegna le mappe del grande crimine che passa anche attraverso Perugia, indica come sia facile, per ciascuno di noi, diventare complici più o meno consapevoli dei meccanismi criminali.

 

Il libro parla anche di Perugia, città antica e bellissima, attraversata dagli effetti di cambiamenti epocali, come le grandi migrazioni, ferita dal dramma delle morti per droga, ma a volte anche divisa nelle sue componenti sociali e istituzionali e non sempre capace di dare risposte a livello sociale e di prevenzione efficaci .

 

Parla dei ragazzi di Perugia, di come siano più a rischio di altri nel venire a contatto con le sostanze stupefacenti e delle tendenze di consumo che qui si orientano sempre di più verso le droghe pesanti e le poliassunzioni, cioè le assunzioni di mix di sostanze stupefacenti con effetti spesso devastanti. E si conclude con una considerazione: <La repressione non può essere l’unica trincea contro lo spaccio e il traffico di droga. Sarebbe importante che si aprisse una grande stagione di impegno che veda coinvolte, in un lavoro di rete, tutte le forze sane della città, che si avviasse una seria riflessione sulle politiche sociali e urbanistiche, che si aprisse la strada di un lavoro serio e continuativo con il sistema informativo locale, le scuole, gli educatori, e anche con i genitori che, spesso, si ritrovano impreparati e scoprono di avere un figlio tossicodipendente quando ormai il percorso della dipendenza è avanzato>.

 

Intervista a Vanna Ugolini, autrice del libro “Nel nome della cocaina. La droga di Perugia raccontata dagli spacciatori”. Intermedia edizioni

 

Come è nata l’idea del libro?

Il libro è l’ideale proseguimento del video-documentario “Zbun.Cliente”, che, a sua volta, è nato da un’idea della segreteria provinciale del Siulp, un sindacato di polizia. Si voleva creare uno strumento fruibile che desse una visione più completa dello spaccio a Perugia, ma, anche di quello che c’è dietro le quinte di questo fenomeno che da troppi anni sta contribuendo al degrado di una città come Perugia. Il progetto è stato affidato a me e l’idea che fa da perno al documentario è quella di far parlare, per la prima volta, i pusher, gli spacciatori di strada e far raccontare la loro verità su questo problema. Il libro è l’ideale proseguimento del video documentario. Contiene, infatti, le interviste integrali dei pusher e approfondisce l’argomento, con materiale d’archivio, dati, analisi.

 

Che quadro di Perugia viene fuori?

 

Viene fuori l’immagine di una città che, ormai, fa parte delle rotte del grande traffico di sostanze stupefacenti, profondamente ferita dal dramma delle morti per overdose: il capitolo che riguarda i morti per droga è stato continuamente aggiornato fino a poche ore prima della chiusura del libro. A dicembre 2011 c’è stata una vera e propria strage, con 8 vittime. I dati non ci sono ancora ma è molto probabile che, anche quest’anno, Perugia detenga il record dei morti per overdose rispetto alla popolazione residente a livello nazionale. Viene fuori anche l’immagine di una città divisa, che, ancora, non è riuscita a dare una risposta efficace in termini di prevenzione e di ricucitura del tessuto sociale.

 

Il libro spiega il perché di tanti morti per overdose proprio qui?

 

Emergono con certezza almeno due cause: la prima è che il mercato dello spaccio è molto liquido, non c’è una struttura organizzata vera e propria ma una rete instabile di spacciatori. Nelle ultime perquisizione la polizia non ha trovato nemmeno più i bilancini di precisione che servono per tagliare la droga. Questo comporta che anche la droga che arriva sul mercato abbia un grado di purezza sempre diverso, facilitando, così la possibilità di andare in overdose. Inoltre il Sert ha segnalato ormai da tempo il fenomeno delle poliassunzioni: cioè si usano sempre più spesso mix di droghe diverse fra loro o in combinazione con alcolici e psicofarmaci. Anche questo contribuisce a facilitare le overdose. Una presenza massiccia e ramificata di spacciatori che ha fatto del centro storico di Perugia una sorta di supermercato a cielo aperto rende molto facile l’acquisto, la massiccia concorrenza fa sì che i prezzi siano più bassi che da altre parte e che gli spacciatori, sempre alla ricerca di nuovi clienti, offrano “prodotti” diversi e nuovi.

 

Il libro spiega perché Perugia è diventata una tappa così importante nella mappa del traffico di droga?

 

Il libro è una sorta di viaggio nel mondo dello spaccio e ogni tappa di questo viaggio porta elementi che possono spiegare perché tutto questo accada proprio a Perugia. Ci sono forse due elementi hanno aperto la strada ai problemi che ancora oggi rimangono irrisolti: una benessere diffuso e la mancanza di una criminalità locale che facesse da barriera all’ingresso alle nuove mafie. A questo si può aggiungere la presenza di 30mila studenti universitari. Un altro elemento che caratterizza la situazione di Perugia è l’alto numero di persone irregolari presenti che forse qui, più che altrove, sono riuscite a mimetizzarsi tra i tanti stranieri che scelgono l’Umbria per studiare o per turismo. L’Umbria, poi, è una regione governata da sempre dalla sinistra e fino a qualche tempo fa la cultura delle sicurezza era un concetto che apparteneva più alla destra. Forse, in questo senso, c’è stata anche una sottovalutazione del fenomeno. Nel libro ipotizzo anche il fatto che il tessuto urbanistico particolare abbia potuto favorire l’inserimento degli spacciatori. Da un lato un centro storico fatto di vicoli e viuzze e frequentato per lo più da studenti e turisti, dall’altro una certa parte di periferia con quartieri-dormitorio. In parte, poi, sono gli stessi spacciatori ad indicare le cause: raccontano di cifre altissime pagate per l’affitto di case fatiscenti, ad esempio. Purtroppo questo fenomeno è stato sempre sottovalutato a Perugia: per molti anni è stato tollerato che venissero affittate in nero le case agli studenti . Ma quando si apre una falla nel muro di legalità, rischia di allargarsi sempre di più e di diventare un percorso consolidato per altra illegalità. Ci sono poi tutta una serie di aspetti sociali che ho raccolto da ricerche fatte recentemente dall’Agenzia Umbria ricerche e altri spunti di riflessione in termini di politiche di prevenzione di sicurezza. E non va trascurato nemmeno l’indotto economico che lo spaccio di droga procura.

 

Dal punto di vista della repressione è stato fatto abbastanza per arginare questo fenomeno?

 

I numeri degli arresti e delle operazioni portate a termine dalle forze dell’ordine sono importanti. Basti pensare che negli ultimi anni sono stati arrestati per reati connessi allo spaccio o al traffico di droga più di 600 persone dalle forze dell’ordine. E’ vero che il ministero non ha mai considerato realmente l’emergenza Perugia e che, spesso, le forze dell’ordine sono costrette a fare la guerra allo spaccio con armi spuntate.

 

Lei in precedenza ha scritto un altro libro, “Tania e le altre. Storia di una schiava bambina” che parla della tratta di essere viventi e sfruttamento della prostituzione. C’è qualche punto in contatto fra i due libri?

 

Sì, certamente. Gli investigatori ipotizzano che proprio il denaro che gli albanesi hanno guadagnato con lo sfruttamento della prostituzione sia stato poi investito in droga.

 

La mafia italiana in che rapporti sta con la criminalità straniera che sembra abbia in mano lo spaccio e il traffico della droga a Perugia?

 

Come cronista non posso che parlare in base alle indagini fatte fino a oggi. Quello della mafia, in Umbria, sembra essere più un assedio al tessuto economico che al mercato della droga. Certo, una parte degli spacciatori si rifornisce direttamente nel napoletano, quindi compra da famiglie mafiose italiane e qualche tentativo di creazione di basi in Umbria da parte di malavitosi legati a famiglie mafiose c’è stato. Ma ormai da quindici-vent’anni la parte più consistente del mercato dello spaccio, sempre stando alle indagini messe a segno, è in mano ad albanesi e nigeriani, che, a loro volta, si servono dei pusher magrebini per lo spaccio su strada. Dopo un periodo, a metà degli anni ’90, in cui c’era una sorta di guerra fra bande per la spartizione del mercato, da tempo le due etnie si sono divise equamente il mercato tra chi spaccia cocaina e chi spaccia eroina. Una sorta di patto criminale confermato anche dalle parole dei pusher oltre che dai risultati investigativi.

 

Come è riuscita a contattare i pusher che ha intervistato e cosa è emerso di particolare?

 

Le persone che ho sentito sono tutti i giorni sotto gli occhi di tutti. Ho usato qualche precauzione per non trovarmi in difficoltà ma non è stato difficile contattarli. Dalle loro parole è emerso che in Italia, in queste condizioni e con queste leggi la condizione di clandestino è per sempre. Dall’Italia non se ne va, ma non viene nemmeno regolarizzato. Un clandestino è utile alle aziende che lo sfruttano con il lavoro nero e alla criminalità che lo arruola. E anche ai partiti che ne possono fare un vessillo da sbandierare nelle battaglie per l’integrazione o, al contrario, in quelle per la sicurezza nella città. C’è tanta ipocrisia intorno a questo problema che, invece, andrebbe affrontato con lucidità e rispetto della condizione difficile da cui queste persone provengono.

 

Nel libro si parla anche dei clienti.

 

Certo, anche per quanto riguarda questo argomento emerge molta ipocrisia: quelli che di giorno sono in prima fila a protestare contro il degrado di Perugia, l’inefficienza delle forze dell’ordine o delle istituzioni la sera vanno ad acquistare la droga dagli spacciatori o fanno affari con loro. Dalle parole dei pusher emerge anche un dato di fatto: una diffusione massiccia del consumo di sostanze stupefacenti che viene considerata, come raccontano gli stessi pusher, una condizione di normalità per moltissime persone di tutte le classi sociali e di tutte le età. E’ da questo che dovrebbe partire una riflessione seria sul problema.

 

Gennaio 2012. Tutto il materiale contenuto nel sito può essere utilizzato citando la fonte.

Pubblicato in Le mie parole
Giovedì, 07 Marzo 2013 10:42

L'altra Perugia, come la immagini?

lightCi sono tante storie scritte che raccontano Perugia. Quelle che descrivono la città da cartolina e quelle che parlano di arte, musica e cultura. Le storie che raccontano del bellissimo centro storico e degli scorci di paesaggi che hanno ispirato pittori e artisti di ogni genere. E poi c'è una storia scritta negli ultimi anni, una storia che parla di criminalità e morte, di spaccio nel centro e di una periferia fatta di sbarre e di spazi anonimi. Ma ci sono anche tante altre storie ancora da scrivere, appena abbozzate negli sguardi delle persone che arrivano da altre parti del  mondo e, ancora, storie tutte da immaginare: quelle sulla Perugia che sarà.

Dopo il video documentario Zbun, in cui i pusher raccontano la loro verità, dopo il libro "Nel nome della cocaina. La droga di Perugia raccontata dagli spacciatori", ora è arrivato in libreria "L'altra Perugia. Istantanee da una città che cambia". Un libro fotografico che racconta della Perugia meno consueta, di spaccio, ma anche di spazi e di tanti destini che si incrociano nello scenario di una città antica e bellissima che si deve preparare al futuro. Un futuro che la sta già attraversando. Il libro, voluto dal Siulp (Sindacato italiano unitario lavoratori di polizia) di Perugia, contiene le foto di Gianni Vagnetti, con l'editing di Antonello Turchetti, che sono la narrazione per immagini di questo cambiamento in corso, delle storie che si stanno scrivendo adesso.

E' anche, però, un libro collettivo, a cui hanno partecipato cittadini di ogni età, professione accomunati dal fatto di aver seguito il progetto partito con "Zbun" e di amare Perugia. Ne è venuto un libro condiviso, che ha fermato idee e progetti su come i coautori vorrebbero la Perugia del futuro. 

Vorremmo che il progetto del libro fosse solo un punto di partenza e che il confronto sulla Perugia del futuro che vorremmo vivere continuasse qui. Dateci una mano. Raccontateci la storia della Perugia che vorreste, raccontateci altre storie su questa città, sui luoghi che amate, su come sono e come, invece, come li vorreste vedere. Raccontiamo, insieme, la Perugia che vogliamo vivere...

Uno. La città e l'esperienza umana

 

Cosa rappresenta il luogo nell’esperienza umana?

 

E il “locus amoenus virorum feminarumque animum recreat”, il luogo ameno che ritempra lo spirito di uomini e donne, luogo comune letterario ed idealizzato dove la natura si contrappone all’artificio della città e dei suoi spazi ed edifici?

 

Ma la città è il luogo dell’aggregazione, dove l’individuo partecipa all’azione di una comunità ed alla costruzione dei luoghi che la rappresentano.

È allora l’assenza dello spirito della comunità che costruisce la polis, al tempo stesso, icona e causa del degrado del luogo urbano.

E nel vuoto di valori collettivi il singolo, che non può più tornare verso la natura come luogo ideale ormai perduto, abbandona lo spazio pubblico per rifugiarsi in quello privato.

 

Lo spazio urbano pubblico, non solo quello degradato delle periferie, privato di una comunità di cittadini che si riconosce in esso, lo frequenta e, in ultima istanza, lo vive diviene vuoto.

 

Ma il vuoto nell’esperienza umana non esiste, e ciò che è vuoto per l’assenza di una comunità vivente di cittadini viene colmato da una comunità diversa e minoritaria che, semplicemente, se ne appropria e lo usa per i suoi scopi.

 

Per recuperare l’identità del luogo occorre allora ricostruire, o costruire se vogliamo, l’identità etica e culturale della comunità che vive in quel luogo, in modo che questa se ne possa riappropriare.

 

E questa riappropriazione cancellerà ogni possibile uso improprio o abuso.

 

Altrimenti il luogo urbano resterà per sempre perduto per l’esperienza umana.

 

Francesco Masciarelli, architetto

 

Due. La sicurezza bene comune

 

 

Intervista a Sergio Sottani, magistrato, perugino, ora Procuratore capo presso la Procura della Repubblica di Forlì

 

Quali sono state le cause principali che hanno portato a far diventare Perugia un nodo importanti nel traffico di sostanze stupefacenti?

 

Premesso che il fenomeno della sicurezza ha una portata non solo nazionale ma internazionale, ragionando nel piccolo di Perugia individuo tre cause:

 

Intanto, le scelte di politica urbanistica, che hanno privilegiato la ristrutturazione selvaggia del centro storico, con la creazione di un numero spropositato di unità abitative, spesso di piccole dimensioni, ed hanno ignorato l'esistenza del commercio artigianale, presente in ampie aree del centro storico (non solo Corso Vannucci, ma anche Porta Sant'Angelo) con trasferimento nei quartieri periferici residenziali, di gran parte della popolazione autoctona. La creazione di insediamenti popolosi come, ad esempio, Montegrillo, che oltre a mal giustificarsi, in quanto l'espansione demografica, pur evidente, non giustificava tali realizzazioni, ha alterato la tradizionale struttura stellare della città di Perugia. Senza considerare, poi, alcuni interventi di archeologia industriale (vedi zona Fontivegge) che hanno reso arida e fredda una zona che era il cuore pulsante, industriale, della città; 

 

In secondo luogo, un’altra causa si può individuare nel crollo del capitale imprenditoriale e nella "valorizzazione" della rendita finanziaria, proveniente dal possesso di immobili, soprattutto nell'area centrale. Entrambi i due fenomeni hanno, di fatto, spopolato il centro storico della popolazione perugina, con un forte insediamento della presenza studentesca e straniera in genere: questo ha portato alla distruzione del tessuto storico che, inevitabilmente in una città di provincia funge da collante e da controllo sociale;

 

Va considerata, poi, la mancanza di criminalità indigena, per cui la criminalità si è potuta facilmente accaparrare tutti i settori più lucrosi, segnatamente il controllo della prostituzione ed il traffico di sostanze stupefacenti

 

Cosa si può fare per cambiare direzione?

 

Inevitabilmente la prima risposta è di tipo culturale, ma i tempi sono lunghi. Mi riferisco ad un recupero della dimensione sociale della vita quotidiana, ormai talmente disgregata che in molti condomìni, anche piccoli del centro storico, i condomini non si conoscono tra loro. Quindi un recupero della vita sociale.

 

L’intervento più immediato non può che essere preventivo e repressivo, mediante un controllo capillare del territorio ed in specie del centro storico. Sul punto, l’ottica non può che essere quella della “sicurezza partecipata”, con un coinvolgimento in prima persona dei cittadini, i quali per loro conto devono trovare una pronta attenzione delle forze di polizia alle loro segnalazioni, che abbiano per oggetto situazioni di allarme, sulle quali le forze dell’ordine devono dimostrarsi professionalmente attrezzate per adottare immediatamente una valutazione del rischio concreto, oggetto di segnalazione.

 

 

Tre. Se i luoghi diventano non-luoghi

 

In alcune foto ci sono scorci dei nostri parchi pubblici. Poco frequentati, spesso mal frequentati. Un parco, un luogo pubblico, non lo immagini certo come un luogo pericoloso. Eppure molti dei nostri parchi lo sono, non sono luoghi in cui vi si può passeggiare con sicurezza. Non è questa la funzione socio-culturale per la quale è stato creato un parco. In un parco dovresti poter camminare a piedi nudi. Bisogna far sì che questi luoghi vengano riconquistati e ripresidiati da onesti e liberi cittadini, dai nostri figli.

 

Tommaso Morettini

Amministratore del gruppo facebook Perugia non è la capitale della droga

 

Quattro. Perugia dipende da noi 

 

Perugia è la mia città, sono cresciuta qui e ne vado fiera.

Tante persone non sanno neanche dove si trova Perugia: è conosciuta soprattutto per il delitto Meredith, per l’università per Stranieri e per gli spacciatori che la abitano. Io, però, questa città la amo, perché qui ci vivo bene, perché è una città bellissima, e non scappo, per paura, ma l’aiuto a crescere: in fondo, molto dipende da noi.

 

Arianna

Scuola media San Paolo

 

 

 Cinque. Perugia, così bella, così indifesa

 

 

Ci sono nata, a Perugia. Mi ha visto crescere, io l’ho vista trasformarsi.

Mi dicono che sono troppo giovane per giudicare, valutare, confrontare il prima e l’adesso, ma sono convinta che è la gente ad essere cambiata, e la città con lei.

Abbiamo smesso di vivere la città, di vivere in città, di apprezzarla, di portarci i bambini, di venirci a fare una passeggiata semplicemente per vedere come sta. Continuiamo a pretendere, efficienza, servizi, sicurezza, senza

dare nulla in cambio.

E la città non ce la fa, si sente abbandonata, si è lasciata andare. È quello che ci troviamo davanti oggi, inevitabilmente: una Perugia indifesa e sconsolata.

Se vogliamo riprendercela, dobbiamo ricominciare, banalmente, dalla consapevolezza,

dall’interesse, dall’impegno, dalla partecipazione.
 
Alice Bernardelli - Studentessa universitaria

 

Sei. Un cambiamento da conoscere e guidare

 

Siamo nel mezzo di un grande cambiamento per quanto riguarda la comunicazione,
forse il più grande tra tutti quelli che si sono verificati nel corso della storia. Per milioni di anni abbiamo comunicato guardandoci negli occhi, ora, sempre di più con l’utilizzo delle nuove tecnologie e dei nuovi strumenti che queste offrono, stiamo comunicando attraverso un’intermediazione, a distanza.
Cosa questo porterà è presto per dirlo, ma possiamo pensare che saremo sempre più isolati, solitari.

 

Nei giorni scorsi ho partecipato a un convegno sulle smart city, le città accoglienti, intelligenti. Durante quel convegno si è parlato molto di tecnologie da utilizzare per fare diventare una città accogliente, fruibile. Bisogna, però, capire bene cosa intendiamo, di quale significato vogliamo riempire quelle parole. Farò un esempio, per farmi capire: io non credo che una città sia più accogliente se alla fermata dell’autobus c’è un display che ci dice tra quanto arriverà un autobus. Certo, quel dispositivo è bene che ci sia, ma ci rende la vita più semplice, non rende la città più accogliente.


Quello che manca veramente sono i luoghi d’incontro: bisogna consentire alla gente di incontrarsi in dei luoghi adatti – portatori di valori – per creare coesione sociale.

 

Se noi pensiamo di risolvere il problema dello spaccio solo dando la caccia agli spacciatori che popolano il centro, quegli stessi spacciatori li ritroveremo in periferia. Dobbiamo invece lavorare tutti, ciascuno con le sue competenze, per contribuire a togliere quel malessere, quel disagio che porta le persone a drogarsi. Il problema dello spaccio è enorme, va contrastato a livello internazionale, ma con i giusti sistemi. Ad esempio, in Afghanistan hanno bruciato le piantagioni di papaveri, ma ai contadini non dato alternative: l’anno successivo i contadini hanno ripiantato il papavero.

 

Noi dobbiamo dare le alternative. Noi tutti dobbiamo ricostruire un sistema “umano” non abbandonarci all’invasione dell’etica dell’economia, ma guardare più a fondo alla morale che ci indica l’etica della cura, della cura che valorizza il “patrimonioumano” e “ambientale”, patrimonio declassato di fronte ai valori della dirompente economia sovente speculativa

 

Prof. Maria Antonia Modolo - Medaglia d’oro alla cultura della Presidenza della Repubblica

 

Sette. Gli spazi parlano di noi

 

Segregare gli spazi e circoscrivere gli incontri solo alla cerchia del noto è l’esito di una dinamica di insicurezza. Ma a sua volta moltiplica l’insicurezza. Recinzioni, check-point, barriere, paura, disarticolano la città, la spezzettano
e la rendono fragile. Gli spazi trascurati, quelli off limits, dove nessuno mette più piede, parlano di noi, della nostra incertezza, della nostra difficoltà a pensarci con-viventi nello spazio urbano.
Crescono allora ai margini della città i Non- Luoghi, spazi senza relazioni significative, senza contatto col paesaggio, in un eterno presente fatto di merci e consumi, e le persone diventano spettatrici e consumatrici, compiaciute dell’incontro con una immagine di sé uguale a quella ordinata dall’intrusione
dei media. L’altro è assente.
E ancora. Ai margini dei Non-Luoghi crescono i SuperLuoghi, che sono l’elevazione a potenza, l’intensificazione del Non-Luogo. Spazi artificiali di incontro sociale, luoghi di intrattenimento dove si va e si resta a lungo, con
la famiglia, i coetanei. Nodi portanti del tessuto urbano, ma decentrati, isole nel vuoto. Dove l’umano diventa frammento e si svuota.
E invece.
Sogno una città fatta di Luoghi, dove riconosco identità dinamiche e molteplici nell’incontro e nel confronto con gli altri, luoghi fatti di storie, segni, tracce e trasformazioni, ibridazioni e fedeltà all’originale.
Una città da amare, di un amore attivo, fatto di presenza e di partecipazione, una città che contiene emozioni, stati d’animo, vibrazioni sottili della memoria.
Una città di cui prendersi cura, ciascuno e tutti, una città viva, che si possa ancora trasformare, uno spazio di appartenenza e di legami.
Una città che onori la sua bellezza austera ed elegante, bellezza di pietre e di cieli, di angoli segreti e di piazze aperte sul mondo, di vento e di percorsi mai uguali. Non la bellezza posticcia delle decorazioni, ma quella della cura attenta dei luoghi e delle persone.
Una bellezza capace di scovare e rivelare l’anima profonda della mia città, quella che contiene la misura umana dei passi e delle voci, quella che diventa nostalgia quando ci si allontana, quella che ritrovo e riconosco, con un
respiro più grande, dopo un’ assenza.
Un sogno di città, una città da vivere e da sognare.

 

Rosella De Leonibus - Psicologa

 

Otto. Nel rispetto delle regole

 

La domanda, per un genitore, concerne i diritti e i doveri dei propri figli di poter coltivare la dimensione sociale del quotidiano una dimensione sociale in cui prevalgono categorie diverse da nemici, alleati, clienti, schiavi. Una
dimensione sociale in cui la libertà è fortemente legata alla partecipazione sociale di chi non vuole che dalla paura discenda il razzismo e che l’immigrazione sia confusa con la criminalità ma che non vuole neppure nessun tipo
di complicità con questa realtà sia questa l’omertà, l’acquisto di sostanze, l’affitto degli alloggi o la creazione di ghetti.

 

 

Paolo Polinori - Comitato genitori scuola media Bernardino Di Betto

 

 

Nove. Margini

 

 

Non le persone, volti ormai consueti, e nemmeno la bellezza del centro storico.
Quello che mi ha colpito sono state le foto che raccontano la periferia di Perugia.
Una periferia fatta di cancelli e di sbarre, che dovrebbero difendere il privato, senza riuscirci.
Una periferia fatta di angoli sporchi, abbandonati, dove sono i cassonetti dell’immondizia gli unici, inutili e simbolici presidi.
Una periferia fatta di cemento, dove il verde non esiste, è solo uno scampolo d’aiuola al margine di una foto, rinsecchita e sporca.
E dove non ci sono luoghi in cui si può socializzare, condividere momenti di vita, ma solo corridoi e sottopassi in cui nascondersi.
La strada del cambiamento è una sola: investire su quei luoghi pubblici perchè diventino luoghi per la vita sociale, spazi di gioco, di sport, d’incontro e non sulle barriere.
La vera difesa, il vero antidoto a una città ferita dalle morti per spaccio e la vera risposta culturale alla domanda di sicurezza può andare solo in questa direzione.

 

Mariano Sartore - Docente di Urbanistica Università di Perugia

 

Dieci. L'altra faccia di noi stessi

 

Perché ti senti italiano?
Bella domanda. La risposta più semplice, è perché ci sono nato. Perché è
qui la mia famiglia. Probabilmente mi potrei sentire italiano perché io parlo
questa lingua, perché lo è il mio nome e il mio cognome. Il punto è, che io
posso essere italiano sul passaporto, ma il problema è se lo sono nel cuore.
Perché allora il cuore rifiuta questa appartenenza?
Difficile rispondere se non si è vissuti in un altro paese. Difficile comprendere
se non si è vista un’altra realtà. Una realtà dove ciò che è giusto lo è per
una soddisfazione personale e ciò che è sbagliato non si fa, senza nessuna
minaccia. È vietato e basta. Ciò che è giusto si deve fare, ciò che è sbagliato
non è ammesso. Un senso del dovere e del rispetto, per cose e persone.
Ed è proprio questo che manca all’Italia e che la condanna ad un’esistenza di
continua sottomissione rispetto agli altri stati europei. La giusta mentalità, il giusto
stile di vita. Pochissime persone credono in questi principi e sfortunatamente
non sono abbastanza per cambiare qualcosa. Perché alla fine è molto più
facile essere trascinati dalla massa che prendere in mano le redini del gioco. 

“Mi basta il sei, perché tanto alla fine a che serve la scuola? Vado a lavorare”
“E che ti frega!! Tanto mica è il tuo quel computer. È roba pubblica, “di tutti”.
“Ma quello è un pazzo a lasciare la bicicletta non incatenata al palo!”
Ecco per cosa siamo famosi nel mondo. Non tanto per cosa facciamo ma
per come facciamo quella cosa. Il famoso metodo “all’italiana”. “Lo faccio
tanto per fare”, è questo lo stile con cui veniamo riconosciuti nel mondo e visti
gli scarsi risultati che otteniamo, sprofondiamo nell’illegalità (imbrogli, furti,
inganni) per ottenere il miglior risultato. Meno fatica, più guadagno.
Ma tutto questo ci sembra normale. Niente può cambiare quello che facciamo
ogni giorno perché, questo è il posto dove viviamo e non ci sono altre
realtà.
Non c’è nessuna realtà che prevede che chi si impegna venga premiato.
Non c’è nessuna realtà che prevede che un cittadino si fidi dell’altro.
È una utopia pensare di lasciare il casco appoggiato sopra il proprio motorino
e solamente “immaginare” di ritrovarcelo.
Diciamocelo: è da “coglioni”. È un’utopia pensare che il tuo compagno di
classe o di corso non è lì pronto a fregarti al primo passo falso. A raccoglierti
i soldi che ti sono caduti dal portafogli.
Certo, è tutta un’utopia. Perché l’unica realtà che esiste è quella italiana.
E visto che esiste un’unica realtà, esiste solo un modo di fare le cose.
Ed è proprio questa non-voglia di cambiare e fare tutto senza nessuno stimolo
che si scontra con il mio modo di essere e mi fa pensare di non essere
totalmente italiano. Ma ponetevi una domanda: siete davvero fieri del vostro
Paese?

 

Francesco Ostili - Itis A.Volta - Perugia - tratto da un tema fatto a scuola

 

Undici. Da che parte sta la sofferenza

 

Io li vedo.
Io talvolta li sfioro quando li attraverso in certe vie strette di questa mia (così
la chiamavo una volta) città. Non ci conosciamo ma spesso credo di riconoscerli
dai loro sguardi sospettosi quando mi avvicino, da certi gesti furtivi, da
un improvviso allontanarsi.
Una volta non c’erano.
Perchè sono venuti? Perchè fin dall’inizio non li abbiamo interrogati sui loro
bisogni? Perchè adesso li guardiamo ostilmente? Perchè li consideriamo un
pericolo? Noi vediamo in loro il male, ma sono il Male? E se è così perchè
non li abbiamo fermati? Eravamo distratti? Pensavamo che da soli i nostri figli
avrebbero avuto la forza per resistere alla curiosità, alla tentazione e poi alla
schiavitù? Quando un tempo passeggiavo a qualunque ora, in qualunque rione
mi trovassi mi sentivo accompagnato dalle mura, dai palazzi, dalle case
e come protetto dai loro abitanti; adesso per quelle stesse strade o vie o vicoli
talora mi sento a disagio e mi accorgo che oramai ci passano solo turisti in
cerca di scorci da fotografare, coppie romantiche o cercatori di morte.
Essi non hanno volti fanno solo gesti che le foto documentano con fondali che
non hanno più nulla di umano.
pensiamo che la sofferenza e il dolore siano dalla nostra parte (e loro niente?).

 

Alberto Mori - cittadino perugino

 

Dodici. La nostra resistenza quotidiana

 

Le immagini di queste foto le abbiamo negli occhi ogni giorno. Forse in questo
periodo un po’ meno, ma non ci facciamo troppe illusioni, perchè sappiamo
che la presenza di spacciatori lungo via dei Priori e, più in generale,
in centro, va a ondate e il nostro impegno, di commercianti e residenti, di
cittadini che amano questa città e questi luoghi, deve essere costante. Ormai
noi controlliamo ogni giorno il territorio, ci rendiamo subito conto se qualcosa
non va, se ci sono cambi tra gli spacciatori, se c’è nervosismo. Ormai
sappiamo come scambiarci le informazioni senza dare troppo nell’occhio e
abbiamo anche un contatto costante con le forze dell’ordine. Possiamo dire
che, da qualche tempo, le nostre chiamate non cadono più nel vuoto, come
purtroppo, è accaduto, ma c’è una risposta, un intervento alle nostre richieste.
Grossi rischi, almeno fino a questo momento, non ne abbiamo corso, ma certo,
siamo stati spettatori di episodi di violenza a cui mai avremmo pensato di
assistere, solo qualche anno fa: una ragazzina ha assistito all’arresto di uno
spacciatore da parte di un poliziotto che lo teneva sotto tiro con una pistola
e ci sono voluti giorni prima che lei si tranquillizzasse e riprendesse a uscire
da sola. Certo, vorremmo che fossero in atto soluzioni più durature, definitive,
soprattutto per questo quartiere del centro: in queste strade passano i ragazzi
che frequentano tre scuole, ragazzi di ogni età, dalle elementari al liceo e
sono loro quelli veramente a rischio, sono loro che gli spacciatori fermano,
è a loro che regalano la prima dose per farli cominciare e crearsi in questo
modo i futuri clienti.

 

Maria Antonietta Taticchi - Ceramista - associazione dei commercianti di via dei
Priori

 

Tredici. Perugia, capitale multietnica

 

Guardando queste foto il primo pensiero è stato che non fossero state scattate
a Perugia.
Anzi, alcuni scorci mi ricordavano Cuba, anche perché alcune persone ritratte
nelle foto sembrano cubani.
Ho riflettuto su questa mia sensazione: voglio forse pensare che queste situazioni
equivoche non ci appartengano? Che siano lontane da noi?
No, non credo che sia per questo motivo, d’ altra parte basta percorrere il
“mio” bel Borgo o camminare per le vie principali del centro che scene come
queste sono all’ordine del giorno e anche se ci danno fastidio, quasi non ci
fanno più effetto.
Credo che sia proprio qui la risposta, ci siamo abituati a vedere queste scene
strane in mezzo a noi e solamente quando le vediamo isolate e zoomate,
allora pensiamo che non sia Perugia!
Un’altra sensazione che mi hanno dato questi scatti e’ stata quella di una
citta’ metropolitana...mi piacerebbe pensare a Perugia non come capitale
europea della droga ma come capitale europea multietnica!

 

Maria Pia Minuti - architetto

 

 

Quattordici. Da quale parte della foto stare?

 

A volte quello che vedo non mi piace. A volte delle immagini mi fanno orrore
e penso che lo schifo che vedo non dovrebbe nemmeno esistere, quel senso
di nausea che sale dallo stomaco genera rabbia e rabbiose sono le parole
che salgono alle labbra, ma le parole di fuoco bruciano anche chi le pronuncia
e l’attimo dopo il pensiero è passato e mi ritrovo a pensare che quelle
foto siano lo specchio di un passato, della persona che sarei potuta essere,
di quello che sarei potuto diventare, degli amici che ci rivedo dentro, e la rabbia
si trasforma in rimorso, perché la colpa che sento diventa anche la mia
quando mi domando cosa sarebbe successo se avessi agito diversamente,
se non avessi avuto una guida salda. In fondo ogni giorno ci viene chiesto di
scegliere da che parte della foto stare.

 

Pasquale Rossi - regista

 

Quindici. "Anche oggi ne hai salvato un altro"

 

«Volante 1 da 61»
«Avanti 61. Siamo in via Angeloni».
«Volante 1 portatevi sotto i portici di fronte alla coop di Fontivegge. E’ stata
segnalata una persona distesa a terra. Probabilmente si tratta di un’overdose.
Il 118 è stato inviato».
«Ricevuto. Saremo sul posto fra 30 secondi, appena arriviamo ti faccio sapere
».
…«S. indossiamo i guanti e quando arriviamo controlliamo le sue condizioni.
Guardiamo se ha documenti, altre siringhe, altra sostanza e controlliamo sul
cellulare, il numero dello spacciatore».
«ok G».
…«61, siamo sul posto. E’ un ragazzo bianco, disteso sui gradini sotto i
portici dove i ragazzi aspettano l’autobus. E’ in overdose, sollecita l’ambulanza
».
«ok Volante 1».
«S. vieni qua, gli sta uscendo la bava dalla bocca e non respira più. Aiutami
a metterlo disteso a terra su un fianco e cerchiamo di aprirgli la bocca».
«ok».
«Bene ora respira».
«G., è arrivato il 118».
”Salve dottore. Lo abbiamo messo noi in quella posizione perché non respirava
più e gli fuoriusciva la bava dalla bocca».
«Avete fatto benissimo. Il ragazzo è in overdose. Preparate due fiale di Narcan
».
«Forza ragazzi allontanatevi, andate laggiù ad aspettare gli autobus, qui non
c’è nulla di bello da vedere».
«Ehi, scusa dove vai?! Non ti devi avvicinare».

…«lo conosco è un mio amico».
«Hai chiamato tu il 113?»
«No!»
«Anche tu ti sei fatta questa mattina?»
«No! Oh, ma perché mi fai tutte queste domande? Pensi che la roba gliel’abbia
data io?»
«Non so, gliel’hai data tu?! Comunque visto che vi vedo sempre insieme, che
tu mi hai detto che è un tuo amico e che anche tu fai uso, ti ho semplicemente
fatto delle domande che andavano fatte. Se mi devi dire qualche cosa che mi
permetta di rintracciare lo spacciatore dimmelo, altrimenti allontanati».
«Sì, sì va bene».
«Dottore, il ragazzo non reagisce».
«Fai altre fiale sia intramuscolo che endovena».
«Agente, il ragazzo si è ripreso».
«Grazie dottore, anche oggi ne hai salvato un altro».
«Ciao come ti chiami?»
«Ma chi cazzo sei, cosa vuoi? Lasciami stare»…
«Cerca di fare poco lo stronzo. Eri in overdose ed il dottore ti ha salvato».
«Mi avete fatto il Narcan! Fanculo! In ospedale non ci vado, non mi rompere
più e dammi una sigaretta».
«Non fumo».
«Sei una merda».
«Sicuramente sì. A che ora e con cosa sei arrivato a Perugia?»
«Questa mattina con il treno, ecco il biglietto».
«Dove hai comprato l’eroina, quanto l’hai pagata? Hai figli? Lavori?»
«Da un nero per strada, ma non lo conosco. L’ho pagata 50 euro. Ehi cosa
vuoi da me che mi fai tutte queste domande?»
«Stai calmo. Ora fatti controllare dal dottore e poi se vuoi te ne puoi andare
».
…«61 dalla Volante 1».
«Avanti Volante 1!»
«Il ragazzo, dopo il trattamento con il Narcan, si è ripreso, è cosciente e si
rifiuta di andare all’ospedale. E’ italiano ed è conosciuto. Ora si portava alla
stazione ad aspettare il treno per tornare a casa. Ha detto che l’eroina l’ha
comprata da un nero che non conosce, che ha incontrato per strada e l’ha
pagata 50 euro. Rimango ancora un po’ nella zona della stazione-piazza
del Bacio, mi faccio anche un giro appiedato visto che, sono appena le 14
e ci sono un sacco di ragazzi che stanno aspettando l’autobus per rientrare
a casa».
«Ok, Volante 1. Ore 13.30 è l’orario dell’intervento».

 

Gianni Vagnetti, poliziotto

 

 

Sedici. Caro sindaco ti scrivo cosa vorrei nella mia città

 


Vorrei meno spaccio e degli orari degli autobus compatibili con quelli della
scuola.

 

Vorrei che dove abito io, a San martino in Colle, ci fossero meno inquinamento
e meno rifiuti.

 

Vorrei i parchi più belli, più curati, senza gli escrementi degli animali, ma con
luoghi per noi ragazzi, per poterci incontrare. E, ancora, vorrei campi sportivi
più attrezzati e la creazione di aree di gioco.

 

Per me, che abito a Colombella, anche una biblioteca.

 

Per me, che abito in centro, vorrei che fosse riaperto il cinema Lilli.

 

Vorrei più sicurezza, caro sindaco, non vedere più quelle siringhe per terra
quando cammino per strada e nei parchi, essere più sicuro quando sono in
giro e anche più libero di muovermi: con piste ciclabili e un sistema di autobus
che mi permetta di vivere meglio la città.

 

Francesco, Thomas, Giorgia, Leonardo, Giovanni, Lorenzo, Aurora, Marta, Sofia,
Sara, Edoardo, Giorgia, Agnese, Davide, Giulio.
(Il testo è stato ricavato da un lavoro fatto in classe nell’ann nell’anno scolastico
2010/2011 dalla professoressa Mariangela Menghini, scuola media Bernardino
di Betto. I ragazzi avevano 12 anni).

 

 

Diciassette. La città dipende da noi.

 

Un uomo salta al collo di un altro? Lo sta abbracciando. I ragazzi che si
scambiano qualcosa? Discutono. Quelli che corrono fanno jogging. L’icona
dell’uomo metropolitano è esaltata dalla cornice a righe di cemento e tubi
metallici. L’occhio invia le immagini al cervello. La prima interpretazione in
automatico vede gesti di comunicazione e di affetto, l’estetica pura vince
sullo squallore. La città dipende da noi. E’ nostra. C’è ancora, in chi guarda,
familiarità con il bello e le relazioni umane. Uno sguardo consapevole e
vigile è dovere civico e non solo di chi lavora per la sicurezza ogni giorno.

 

Mariangela Menghini - Insegnante

 

 

 

Diciotto. Le città a misura dei ragazzi

 

“Detto questo, è inutile stabilire se Zenobia sia da classificare tra le
città felici o tra quelle infelici. Non è in queste due specie che ha senso
dividere le città, ma in altre due: quelle che continuano attraverso gli
anni e le mutazioni a dare la loro forma ai desideri e quelle in cui i
desideri o riescono a cancellare la città o ne sono cancellati.”
(Italo Calvino, Le Città Invisibili, 1993, ristampa 12°, Oscar Mondadori, Arnaldo
Mondadori Editori, Milano. pp. 34-35)
I desideri di una città devono prendere forma dai sogni e le speranze dei
nostri ragazzi. Tanto più riusciamo a far si che i loro spazi le loro scuole siano
luoghi sereni d’integrazione e tanto più questi desideri plasmeranno le nostra
città migliorandole … tanto più questi spazi e queste scuole sono trasformati
in ghetti che segregano che differenziano tanto più le città saranno ghettizzate
schiave delle loro paure.

 

Paolo Polinori - Comitato genitori scuola media Bernardino di Betto

 

Diciannove. Far crescere cittadini onesti

 

Libera si impegna a formare cittadini onesti”; questo ha scritto un mio
studente parlando di volontariato giovanile e della sua esperienza in
Libera.
“Il fine ultimo dell’educazione è l’integrità fisica, intellettuale, affettiva
ed etica dell’uomo nella sua interezza”.
Edgar Faure (1908-1988), Rapporto Unesco del 1972
La scuola pubblica ha il compito di educare al pensiero ed alle emozioni in
un’epoca di grande incertezza e di evidente crisi della intelligenza emotiva.
È più che mai urgente, quindi, mettere a punto delle strategie culturali che
aiutino la Persona a prendere coscienza della sua identità unica e irripetibile
e del suo ruolo nella società.
Il progetto educativo di Libera, Associazioni Nomi e Numeri contro le mafie,
fondata da Don Luigi Ciotti quasi vent’anni fa, attua da tempo queste strategie
assumendosi una grande responsabilità sociale.
Nel nostro paese c’è una emergenza: la mancanza di legalità. E questa
chiama molto spesso in causa la politica.
Credo che debba chiamare in causa anche quegli italiani che non vogliono
voltarsi dall’altra parte.
C’è la necessità di capire, di informarsi e di formarsi quindi.
Sono tanti gli italiani che lo fanno. Persone che mettono a disposizione il
proprio tempo e le proprie competenze, persone che attraverso il volontariato
partecipano ad esperienze di formazione permanente sui valori fondanti della
vita: libertà, giustizia, solidarietà.
Libera fa volontariato, quindi fa formazione permanente.
Il volontariato è entrato nelle scuole dell’Umbria grazie alla costituzione di
un Presidio degli insegnanti di Libera che lavorano insieme alla costruzione
di una pedagogia della legalità attraverso un patto tra generazioni di cui la
scuola e l’Università (intese come comunità e non certo come agenzie!) sono
un quotidiano esempio.
La strategia è data dalla condivisione di temi che toccano tanti aspetti della
contemporaneità dolorosa e complessa dell’Italia ma anche di Perugia e
dintorni: infiltrazioni mafiose in Umbria, tratta e schiavitù sessuale, ecomafie e
narcomafie, Unità d’Italia e mafie, Informazione e legalità e tanto altro.
Il metodo è dato dallo studio di questi fenomeni, dal loro approfondimento,
dalla libertà di produrre, con i linguaggi autonomi e creativi che solo i giovani
sanno usare in modo efficace, degli eventi significativi e collettivi che
restituiscono senso alla parola partecipazione.
Il Presidio insegnanti realizza perciò una pedagogia della collettività perché
LIBERA è un’associazione che dà la possibilità ai cittadini di intervenire laddove
la politica e le istituzioni spesso non sono più presenti. Lo fa perché
l’illegalità non diventi la normalità.
Se questo lavoro non lo fanno le persone riunite in una rete diffusa di associazioni,
chi altro può farlo?
I magistrati non vanno lasciati soli. Antonino Caponnetto, Giovanni Falcone,
Paolo Borsellino, per citare solo i più importanti, sono stati lasciati soli.
La democrazia non va lasciata sola. La Costituzione, garante della nostra
storia democratica, viene attaccata e delegittimata.
Da dove si parte allora? Da una sorta di un neo umanesimo incentrato sulla
rinascita di alcune categorie: quelle della bellezza e del possibile. Quelle
della credibilità e della autenticità. Quelle della speranza – nuova possibile
epifania in questa crisi epocale – e della conoscenza.
Solo una comunità, non più indifferente e demotivata (come a volte sono i
nostri studenti), avvera la trasformazione dei territori e della vita delle persone
che li abitano.Costruiamo una comunità alternativa alle mafie.

 

Antonella Guerrini - docente del Presidio Scuola “G.Rechichi” di Libera

 

 

Venti. Città immaginata

 

Guardo queste foto e certo, viste così insieme mi sorprendono, mi impressionano.
Dettagli mai notati, una città che stento a riconoscere. Eppure è reale,
è la città in cui vivo, lavoro. In cui le mie figlie crescono.
Allora, penso a come vorrei che fosse questa città, a quale direzione vorrei
che prendesse, a come questi luoghi potrebbero diventare: come vorrei che
si trasformassero.
Il primo pensiero riguarda la necessità di una mobilità alternativa, che consenta
di vivere meglio tutta la città: piuttosto che progetti ridondanti e complessi
come la bici abbinata al minimetro’ i ragazzi ( e chiunque altro ) dovrebbero
essere messi in grado di percorrere almeno una pista ciclabile che circondi
Perugia. I grandi complessi universitari , medicina , ingegneria e centro, sono
isolati e con pochi collegamenti di mezzi pubblici. I ragazzi sono disincentivati:
c’è poca cura di quello che intorno, la mobilità alternativa è inesistente,
è difficile anche camminare perché manca persino il marciapiede dal minimetro
ad Ingegneria e, allo stesso modo, non c’e’ un marciapiede dal polo
Silvestrini all’università di Medicina a Madonna alta.
Poi mi piacerebbe che si credesse in dei progetti culturali. Il mio sogno è quello
di vedere trasformato il parco Santa Margherita in una cittadella scolastica,
così in mezzo a tanto verde, una cittadella che possa ospitare i bambini nel
loro percorso di crescita, dal nido alle superiori. I ragazzi più grandi potrebbero
utilizzare punti ristoro, mensa a fasce orarie e soprattutto la zona potrebbe
essere chiusa al traffico. Quel posto bellissimo, ma in grande degrado,
potrebbe diventare un centro di attrazione e convivenza per giovani di tutte
le eta’ e razze (c’e’l’Universita’ per Stranieri poco distante) in cui si studia e
ci si rilassa..
Se invece mi sposto, con l’immaginazione, dalla periferia al centro, penso al
Turreno, che è nel cuore della città, e lo vedo diventare una grande biblioteca
multietnica in cui convivono insieme diverse culture.
Maria Grazia Celani - Neuropsichiatra

 

 

Ventuno. Rap per Perugia

 

Il cuore dell’Italia ci è stato donato
ma adesso questo cuore si è ammalato
Prima questa era una città vissuta
ma adesso solo dalle sparatorie è animata
Una piccola città che va sempre in prima pagina
non è la bella città che un turista s’immagina
Una città da buttare e rifare
c’è molto da cambiare
iniziamo a lavorare
Rit : Non vogliamo affondare
non vogliamo farci trainare dal male
noi vogliamo solo cambiare
semplice, è l’unica cosa da fare
C’è qualcuno che parla perugino stretto
anch’io vorrei impararlo, è il mio sogno nel cassetto
buttando però la criminalità di questa città in un cassonetto
perchè solo per arrivare a casa
evitando tutti gli spacciatori
ci vorrebbe una navicella della Nasa
Appena arrivo qui vedo una città rovinata
e inizio a guardarla
e mentre faccio ciò penso a un modo per migliorarla
Rit
Numerose sono le coltivazioni di ortaggi
La rapina è il più diffuso al giorno d’oggi
Si coltiva nella zona di Ramazzano
e per averla le persone si ammazzano
E’ diffusa anche a Cenerente
perchè è richiesta da molta gente.
Rit

 

Giovanni - Scuola media Ugo Foscolo
(Il testo è stato scritto pochi giorni dopo gli omicidi di Ramazzano e Cenerente)

 

 

 

Ventidue. Imperturbabili

 

Il mercato della mia città
Dentro le mura esauste,
Ha smarrito l’antica voce.
I mercanti d’anime,
Scivolando sulle membra,
Di madri rese sterili,
Tagliano l’aria fredda,
Sulle loro pupille.
Le spezie cosparse,
Sulle mani aperte.
Non spettri dispettosi
Vestiti come leggenda narrava,
Qui la vita smarrisce i colori,
Facendosi inverno.
Si piega il germoglio.
Vi è gente in contrada
Distratta,
Che parla, ride e ingrassa,
Sorda,
Scavalcando i mercanti,
Attraversa lo scempio,
Tirando dritto,
Senza occhi.
Noi,
Imperturbabili.
Chi compra,
Elargisce,
Non baratta,
Sputando la vita,
In faccia a bari,
Fattisi Caronte.
Conquistandosi il viaggio,
Infinito,
Pur pagando obolo.
Ogni giorno,
La città muore,
Non importa,
Che i mercanti d’anime,
Abbiano attraversato il mare,
Costruendo garitte,
Sui nostri vecchi cuori.
La porta etrusca

È intatta,
Non c’è testa d’ariete.
Vi è gente in contrada,
Distratta,
Che ha aperto il varco,
Ai mercanti di spezie.
Noi,
Imperturbabili.

 

P.S. - Residente del centro storico

 

 

 

Ventitre. Lontani dai luoghi comuni

 

 

Quando si vedono queste immagini per la prima volta si pensa direttamente
alla cronaca quotidiana diventata realtà, alle forme del narcotraffico che
si distribuisce in diversi livelli e si struttura in molteplici percezioni. Quando
però ci si ferma, si riesce a guardare queste foto, si riesce ad incontrarle.
La riflessione che vorrei condividere parte da qui. Da questo breve viaggio
attraverso queste fotografie, che mi permette di sottolineare la necessità di
tematizzare il fenomeno da più punti di vista, dal micro al macro, senza
enfatizzare, senza negare, ma cercando di leggere la realtà qui presentata.
C’è un legame tra l’immagine e l’immaginario di cui dobbiamo tener conto.
Ogni foto è esperienza di relazione, una particolare relazione sociale che
può assumere diverse forme e creare nuovi immaginari. La fotografia non è
la rappresentazione di chi viene fotografato ma di chi ha in mano l’obiettivo.
In un modo o nell’altro, lo sguardo riflette il ruolo, le prospettive, le attenzioni
di chi guarda. Chi incontra le foto, e chi le legge, entra in questa relazione
dall’esterno, come un terzo spettatore. Da spettatrice esterna, in una città
che inizio a conoscere, queste immagini mi ricollocano nella dimensione
dell’immaginario, nel momento in cui la riflessione si sposta sulla costruzione
sociale di un’alterità, quella migrante, che viene ridefinita nella cornice del
narcotraffico. La presenza, il radicamento del fenomeno nella città di Perugia,
devono poter essere analizzati da più prospettive, più punti di vista, dagli
aspetti giudiziari, investigativi, culturali, sanitari. Diversi attori insieme ed in
continuo scambio per l’elaborazione di attività e pratiche funzionali alla diminuzione
ed annullamento delle cause che portano all’utilizzo, allo spaccio
e al radicamento del traffico di sostanze stupefacenti. Ma le immagini ci
riportano nell’immaginario, ed al grande pericolo di costruire una rappresentazione
del migrante legata a quella del “pusher”. Perugia, culla di una
cultura di accoglienza e di intercultura deve mettere in campo le sue migliori
energie per evitare questo grande pericolo, perché la creazione di stereotipi
e pregiudizi passa anche da qui. Passa da queste immagini, che mettono in
scena problematiche ma soprattutto persone. Donne e uomini attori diversi di
una stessa tragica trama teatrale.

 

Sabrina Garofalo - Libera, associazioni nomi e numeri contro le mafie

 

Ventiquattro. Perugia, lavori in corso.

 

A questo punto sarebbe più che logico aspettarsi delle conclusioni su quanto
espresso nelle pagine precedenti, ma non è così.
L’idea del lavoro in corso rappresenta la volontà di non fermarsi, di non
giungere a facili conclusioni o resoconti, ma di andare avanti progettando e
costruendo tutti insieme una nuova Perugia.
Il lavoro in corso è la speranza rappresentata da tutti i coautori che hanno
partecipato a questo progetto-aperto che la città possa risolvere le proprie
problematiche con l’ausilio e l’intervento di tutte le parti sociali: istituzioni,
commercianti, studenti, professionisti, magistrati, forze dell’ordine, residenti,
società civile.
La segreteria provinciale di Perugia del S.I.U.L.P. (Sindacato Italiano Unitario
Lavoratori di Polizia) si fa promotrice di una nuova proposta di risoluzione dei
problemi della città, che si fonda sull’unione delle idee e dei progetti di tutti
coloro vorranno partecipare con il loro contributo, affinchè Perugia torni a
essere ricordata come una capitale della cultura e dell’integrazione. Il lavoro
in corso è quindi un’idea, un progetto e soprattutto una speranza per una
nuova Perugia.
Alessio Sdringola - Segreteria Provinciale di Perugia del S.I.U.L.P.

 

 

 

SI RINGRAZIA

 

Alice Bernardelli,
Marco Carloni,
Maria Grazia Celani,
Rosella De Leonibus,
Sabrina Garofalo,
Antonella Guerrini,
Luca Lancise,
Francesco Masciarelli,
Mariangela Menighini,
Maria Pia Minuti,
Maria Antonia Modolo,
Tommaso Morettini,
Alberto Mori,
Francesco Ostili,
Massimo Pici,
Paolo Polinori,
Pasquale Rossi,
Mariano Sartore,
Alessio Sdringola,
S.I.U.L.P.,
Sergio Sottani,
Maria Antonietta Taticchi,
Antonello Turchetti,
Vanna Ugolini,
Gianni Vagnetti,
Agnese,
Arianna,
Aurora,
Davide,
Edoardo,
Francesco,
Giorgia,
Giorgia,
Giovanni,
Giovanni,
Giulio,
Leonardo,
Lorenzo,
Marta,
Sara,
Sofia,
Thomas.

 

 

Pubblicato in Fotoracconti
Pagina 1 di 2