Eleonora Mazzoni, una "difettosa" che non ha mai smesso di desiderare

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In comune abbiamo la stessa città di nascita, lo stesso percorso scolastico fino al liceo, alcuni degli amici più cari e un anno passato insieme su (veramente) polverose tavole di un piccolo teatro di provincia. Un anno di prove per un'unica replica. Poi i destini di tutti quei giovani e quelle giovani aspiranti attori e attrici si sono divisi verso le destinazioni più diverse. Eleonora Mazzoni è stata l'unica che ha continuato a credere in se stessa e nel senso di quel lavoro. L'ho rivista recitare (benissimo) su teatri meno polverosi, poi al cinema. Ora a farla diventare, forse, ancora più popolare è stato il libro che ha scritto "Le difettose", per Einaudi. Un romanzo d'esordio che ha bruciato tutte le tappe, scritto con la sapienza di chi molto ha letto e di chi vive di parole, ma anche con l'urgenza di raccontare un mondo, quello delle madri che non riescono ad avere figli, troppo spesso nascosto sotto il velo del qualunquismo o raccontato con una lunga sequenza di stereotipi. Ecco le sue parole.

 

Il romanzo (che non è strettamente autobiografico, nel senso che mi sono divertita a inventare un alter ego con molte differenze e tanti personaggi e situazioni frutto dell'immaginazione) nasce dall'esperienza personale di aver cercato per anni un figlio che non arrivava. Anch'io come Carla Petri, la mia protagonista, sono passata attraverso fecondazioni artificiali fallite e alcuni aborti naturali (purtroppo) perfettamente riusciti. In questo viaggio verso la maternità mi è capitato di incontrare un mondo interessante, pieno di storie eccezionali, eccentrico, variegato, vitale, disperato ma sotterraneo e invisibile a occhio nudo: il mondo, appunto, delle difettose (inteso come donne e come coppie), di chi cioè fatica a realizzare uno dei desideri più semplici e apparentemente alla portata di tutti, avere un figlio. Un mondo che mi ha 'chiesto' di essere raccontato.

 

Dal romanzo alla realtà, cosa pensi della situazione italiana in merito alla fecondazione assistita?

 

Mi sembra giusto utilizzare le scoperte che sono state fatte negli ultimi decenni da scienza e medicina. Non dimenticando, però, l'alto tasso di fallibilità che ad esempio ha la procreazione assistita (70% anche in condizioni ideali, diciamo intorno ai 25 anni di età). I risultati (particolare che i media dimenticano di sottolineare) non sono mai garantiti. È per questo che nel percorso impari più l'umiltà che un atteggiamento prometeico. La natura, forse perché intesa come emanazione di Dio, viene spesso considerata qualcosa di monolitico, buono e da accettare così com'è, a differenza dell' 'artificio', cattivo e umano, troppo umano. Riconoscendo tutti i pericoli che sono insiti nei 'laboratori' della vita, mi sembra che la voglia di correggere e migliorare la realtà sia una qualità sana dell'uomo. Anche perché l'artificio non elimina il mistero dell'esistenza. Anzi. Lo potenzia.

 

Della legge 40 (ormai a furia di ricorsi quasi interamente smontata) penso che sia uno specchio fedele della nostra Italia. Piena di contraddizioni e ipocrisie. La Corte di Strasburgo l'ha sottolineato qualche mese fa a proposito della diagnosi pre-impianto. E' assurdo, ha detto, che su un ovocita fecondato da 48 ore non si possa fare, nel caso la coppia risultasse essere portatrice di gravi malattie genetiche, la diagnosi pre-impianto (che la legge 40 non permette), quando la stessa coppia può utilizzare, se il feto risultasse malato, l'aborto terapeutico (previsto dalla 194). A proposito delle assurdità della legge 40 vorrei rimandare a un articolo che ho scritto su Panorama.

http://scienza.panorama.it/Ovociti-fecondati-perche-hanno-gli-stessi-diritti-di-un-essere-umano

 

 

Donne e maternità, il paradosso italiano: una donna, soprattutto in Italia, se non ha figli viene considerata quasi una persona incompleta. Una volta diventata madre, però, viene lasciata sola, spesso costretta a lasciare il lavoro. Come smontare questo paradosso?

 

 

Purtroppo ora come ora il paradosso non riesco a smontarlo. Le donne si trovano al centro di varie contraddizioni e non se ne esce. La prima è sociale. Come dicevi tu, ancora oggi il modello dominante per una donna è quello che la vede madre. Però poi quando lo diventa, entra nell'anonimato e nell'invisibilità. La sua identità sparisce, diventa improvvisamente incapace di "fare" altro. E poi va considerato che spesso i figli mettono a dura prova il rapporto. Le separazioni entro i primi 3 anni di vita del bambino sono in aumento. Quello che un tempo, quando il matrimonio era religioso e procreativo (e la passione rigorosamente extraconiugale), cementava le unioni, oggi, in cui cerchiamo matrimoni d'amore, divide. L'ultima riflessione è personale. E' la lotta tra l'amore e il tempo da dedicare al figlio e i propri sogni e desideri personali. Anche perché il modello attuale è più esigente che mai. Oggi ci si aspetta che le madri dedichino a 2 figli il corrispettivo di cure che un tempo si dedicava a 6.

 

 

 

Prima di diventare scrittrice hai cominciato come attrice. Sei partita da una piccola città, qual è stato il tuo percorso, difficoltà che hai incontrato e cosa ti ha dato l'energia di andare avanti?

 

 

Se mi guardo indietro non so come ho fatto. Sinceramente. E' un lavoro così inflazionato l'attrice e in Italia si produce così poco, voglio dire, la sproporzione tra domanda e offerta è smisurata, più che in altri lavori:  se uno ci riflette lucidamente si blocca. Credo che l'energia me l'abbia data proprio l'incoscienza, unita a un desiderio grande, ai limiti dell'ossessione (considerando che anche il mio romanzo "Le difettose" racconta di un desiderio, quello della maternità, che si trasforma in ossessione, forse dovrei preoccuparmi!), alla voglia di fuggire (dalla mia piccola città, dalla mia famiglia) e, grazie a dio, a un pizzico di fortuna.

E ora, dopo tanto successo, cosa diventerà "Le difettose"?

La prossima stagione "Le difettose" diventerà un monologo teatrale con un'attrice di talento come Emanuela Grimalda. In più sono stati opzionati i diritti cinematografici e la produzione sta lavorando alacremente (c'è un bellissimo nome per la protagonista e per la regia, a breve diventerà ufficiale). Ora sto scrivendo il secondo. Mi piacciono molto il plot e i personaggi per cui voglio dedicarci ancora tutto il tempo necessario.

 

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