Devis Bonanni, quando una pecora nera fa la rivoluzione (spirituale e dei consumi)

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Risponde in una giornata in cui dice di essere di umore nero e anche un po' annoiato. Ne vengono fuori risposte vere, mai banali, che (mi) fanno riflettere. Devis Bonanni oggi ha 29 anni e da circa 6 anni ha deciso di lasciare una vita agiata e tappezzata di sicurezze per fare il contadino e il montanaro. Soprattutto per mettersi a cercare un modo di vivere che lo facesse sentire in sintonia con se stesso e con gli altri. E ci ricorda che esiste non solo il progresso scientifico, ma anche quello spirituale. Queste sono le sue parole. 
 
Cosa ti ha spinto a lasciare la tua vita di ragazzo normale, con un percorso di studi, un lavoro, una famiglia benestante e a iniziare quasi una traversata in solitario verso un modello di vita completamente diverso, in cui vige una sorta di capovolgimento dei valori sociali più comunemente riconosciuti?


Probabilmente la pancia piena. Chi non ha vorrebbe avere. Io potevo avere tutto quel che la middle class garantisce - anche qualcosa di più.
Quello che non avrei potuto mai avere da questa condizione era l'avventura, la passione, la scoperta. Cent'anni fa Levi Strauss girava tra i primitivi del Mato Grosso rischiando la pellaccia e litigando con i buoi che portavano l'attrezzatura dell'antropologo. Io mi sono accontentato di molto meno: qualche nottata al freddo, il mestiere del contadino da imparare, viaggi in bicicletta. Cose così.
 

Se ho capito bene, la tua scelta di vivere in montagna non è un ritorno al passato ma il tentativo di un modo di vivere oggi, nella contemporaneità, in maniera diversa. Dopo questi anni sei ancora felice della tua scelta?


Si, più che felice sono sereno e ogni giorno non manco di trovare riscontri e meraviglie nella passione che mi lega alla mia condizione di montanaro e contadino. Il grande fardello è invece la responsabilità di non vivere una vita automatica, di valutare giorno dopo giorno le proprie scelte e convincimenti, e le proprie incoerenze.

Questa è una società che sicuramente ci condiziona, non solo nelle scelte economiche, ma, probabilmente, arriva anche a condizionarci in quello che desideriamo, nei sogni, nei progetti di vita. Cercare di vivere in sintonia con noi stessi, di capire quello che desideriamo, che siamo, è sicuramente un modo per riappropriarci della nostra umanità. Questa, però, è anche una società che ha fatto grandi progressi e scoperte nel campo della tecnologia, delle scienze, della medicina. Ci sono state scoperte fantastiche, dagli antibiotici, al Dna, al bosone di Higgs. E tutto questo grazie a un sistema di produzione che,  ha permesso di fare investimenti nella ricerca. Inoltre questo sistema, pur con grandi disuguaglianze su scala planetaria, garantisce un livello di istruzione e di tutela sanitaria, ad esempio, come mai nella storia dell'uomo. Non credi che se , per ipotesi, tutti adottassimo il tuo sistema di vita, tutti i diritti e le garanzie che oggi ci sembrano acquisiti (ma non lo sono), verrebbero minati?


Ti rispondo con una domanda: c'è mai stata una rivoluzione per tutti e di tutti? I cambiamenti sono sempre stati graduali e non a gradino, l'umanità si è sempre aggiustata un poco alla volta. La mia esperienza è personale, al massimo può essere un indicatore di trend ma non è fatta per fare statistica, per essere adottata ora qui e ora ma per stimolare la riflessione.
Non sono contro la scienza. Piuttosto provo a ricordare che esiste un progresso civile e - soprattutto - spirituale. A cosa vale fare balzi da gigante in campo tecnico se ciò non è accompagnato da uno sviluppo del nostro essere uomini pensanti?

 
 La tua scelta, ho letto, è stata condivisa da una ragazza, con cui hai una relazione. Se o quando avrai un figlio credi sia giusto imporgli un modello di vita così diverso rispetto a quello che avrebbero gli altri bambini che lui frequenterebbe?


La pubblicità ha come vittima prescelta il bambino. E' un grosso problema. Conto sul fatto che quando diventerò padre non avere la tivvù in casa e portarsi pane e marmellata per la ricreazione sarà di gran moda. Scommettiamo?

Non pensi che il tuo modello di vita, se ti rimette in equilibrio con te stesso e la tua interiorità, limiti, però, una parte della tua crescita? I soldi non servono solo per comprare oggetti, ma anche per viaggiare, per una migliore istruzione, per la conoscenza.


Pensare in termini di soldi è la deformazione che ci è stata imposta dalla macchina economica. Io suggerisco di pensare in termini di risorse. Ti faccio un esempio al contrario: ogni primavera ospito venti persone a gruppi di tre. Si lavora nei campi, si mangia assieme, ci si scambiano esperienze e conoscenze: chi viene in treno spende qualche decina di euro in biglietti, io faccio una spesa di venti euro che - assieme alle cose autoprodotte - basta per cinque o sei giorni ad un gruppo di quattro persone. C'è un boiler a legna per l'acqua calda e la stufa per cucinare. Non sono forse queste esperienze di arricchimento culturale, gioia e viaggio? Con i soldi di una notte in hotel viviamo qualcosa che uno Sheraton non potrà mai offrirti: umanità. Allora cito Thoreau: "a tutti non serve tanto qualcosa con cui fare, piuttosto qualcosa da fare". Poi i soldi servono ma devono rappresentare solo un mezzo e non un fine. I soldi non esistono in quanto tali, esistono nel momento in cui mettono in relazione le persone. E che relazione fare con questo strumento è una nostra scelta.

 
Raccontami la tua giornata.


Ovviamente dipende dalla stagione. Anche qui l'umanità si è allontanata dalla natura del proprio corpo. Oggi (domenica 28 aprile ndr) mi sono alzato alle sei e mezza e sono andato nei campi. Ma d'inverno non mi alzo mai prima che faccia giorno. Si lavora quanto è necessario, si fanno le cose che servono. Vuoi sapere le ore? Anche dieci in un giorno per non contare poi che per farmi una doccia non basta che giri una manovella ma devo accendere un fuoco. Ma conta così tanto quando lavoro e tempo libero, passione e necessità sono un tutt'uno?

 
Cosa vedi nel tuo futuro?


Mi piacerebbe togliermi di dosso questa smania tutta occidentale di ragionare per obiettivi e cose da fare. Mi piacerebbe imparare a rimanere fermo in casa quando fuori piove senza per forza possedere una giacca in goretex per andare in bicicletta nonostante tutto.

 
A cosa non hai rinunciato e a cosa non rinunceresti mai?


Forse il vino. E' dura pensare di star sobri tutta la vita. Ogni tanto c'è bisogno della sconsiderata gaiezza dell'alcol. Comunque mi sto attrezzando: ho appena piantato sedici barbatelle di vite trentina fatte apposta per il nostro clima. Se tutto fa bene tra tre anni faccio la prima bottiglia - sarà imbevibile ma sarà mia!

 
Ho visto il tuo intervento in una trasmissione televisiva in cui indichi la strada del ritorno alla terra come una possibile risposta alla disoccupazione, una sorta di ammortizzatore sociale. Credi che sarebbero importanti delle leggi che favorissero questo ritorno alla terra per i giovani?


La terra dovrebbe essere solo e soltanto di chi la lavora. Se avessi qualche potere espropierei tutti i terreni incolti e li darei in mano a giovani di buona volontà. Poi farei una legge per trasformare le grandi aziende agricole in cooperative: è una vergogna che una cosa che Dio ha donato agli uomini diventi mezzo per creare disparità e sfruttamento del lavoro altrui.

 
C'è posto per l'impegno sociale nella tua vita?


Francamente al momento no. Sono ancora molto individualista.

  
Come vedi la politica oggi dal tuo osservatorio speciale?


La politica non esiste. L'unica politica che esiste è la nostra condotta. Il resto sono scuse buone perché ci vien facile dare la colpa agli altri. Abbiamo i governanti che ci meritiamo.Ma ci è concesso un potere enorme nell'era del mercato globale: il nostro consumo. Diminuiamolo, reindirizziamolo, autoproduciamoci ciò che ci è possibile, rinunciamo ogni tanto a consumare. Questo farebbe veramente paura, altro che qualche protesta di piazza.

Denis Bonanni ha scritto un libro sulle motivazioni della sua scelta, Pecora nera, edito da Marsilio.

Dopo aver letto e riletto le sue risposte penso che, in realtà, quelle domande le ho fatte prima di tutto a me stessa. Quello che cerchiamo negli altri, molto spesso, è quello che non riusciamo a trovare dentro di noi.

 
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2 commenti

  • Link al commento Billo Lunedì, 24 Giugno 2013 22:12 inviato da Billo

    Eh, tutto molto bello eh, peró se non avesse avuto i soldi sarebbe riuscito in questa impresa?
    Sarebbe anche il mio sogno, ma non ho nulla, pago l'affitto, ho un lavoro precario e non ho risparmi. La terra non piove dal cielo..
    Comunque ...bravo.

  • Link al commento Marta Faleschini Martedì, 07 Maggio 2013 22:27 inviato da Marta Faleschini

    Mi piace e credo sia una buona strada per arrivare a se stessi, non è poco e molto di piùdi quello che si può pensare. >Io ci sto provando ma il vortice della vita e gli automatismi mi condizionano e così è un continuo andare e tornare. Non mi arrendo.

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