Le parole degli altri

Non fu certo un ordine dettato chiaramente. Piuttosto frasi, commenti fra ufficiali della Marina Militare, durante una missione di pace, nel 2002, fuori dal Mediterraneo, mentre guardavano l'olio dei motori della nave che sgocciolava e continuava a scivolare giù, nella parte più bassa dei locali. "Ce ne libereremo nottetempo". Oppure "Dovremo risolvere il problema quanto prima".

David Grassi, 30 anni, tenente di vascello, nativo di Oristano, residente a Livorno, e altri suoi colleghi, però, sapevano bene cosa quelle frasi volessero dire. E quando quelle parole furono rivolte a loro, capirono che significavano una sola cosa: rovesciare in mare una grande quantità di scarichi inquinanti senza che questi avessero subìto un processo di depurazione. Non arrivarono a quell'appuntamento, a quell'ordine implicito, impreparati. Sapendo che quel momento non era lontano, avevano fotografato la stiva, l'olio accumulato, l'impianto di depurazione che non funzionava e, quindi, non poteva filtrare quei combustibili che si accumulavano in fondo alla stiva. Era una situazione difficile, ma il giovane ufficiale David Grassi, con i suoi colleghi, non esitarono: dissero no, dissero che quell'olio non sarebbe finito in mare, loro non l'avrebbero fatto e non avrebbero permesso che nemmeno qualcun altro lo facesse, perchè avevano documentato tutto con delle foto. L'olio non fu sversato, ma da quel momento la vita dell'ufficiale Grassi cambiò.

Era stati messo davanti a un bivio e aveva scelto il sentiero che più andava in salita. Fu punito, insieme ai colleghi, con 15 giorni di rigore per non aver obbedito a un ordine. Ma la punizione non finì lì. Quel gesto, compiuto secondo coscienza, ma anche nello spirito della legge, gli costò la carriera. La storia di David Grassi è bellissima e durissima allo stesso tempo. Toglietevi di mente le soap a lieto fine, Davide contro Golia, la giustizia che trionfa. C’è anche questo, in effetto, c’è poesia, amore, coscienza, filosofia e rispetto. Da quando questa storia è cominciata, però, a quando è finita, sono passati 12 anni, anni di vita segnati da questa vicenda. Quindi non aspettatevi una storia di vincitori e vinti: in questo storia c’è un uomo, c’è il mare, c’è la legge e chi decide di interpretarla in maniera formale o sostanziale. C’è l’istituzione, a volte accogliente a volte matrigna.

E’ una storia che parla di coscienza e di destino (interiore). E anche di cieli stellati. Allora torniamo al 2002 e a quello che successo dopo. Anno dopo anno le sue note comportamentali, quelle in cui i superiori annotano il modo cui il sottoposto porta a termine i suoi compiti e qual è la sua attitudine caratteriale, peggioravano. Se prima era stato giudicato “franco e sincero, di provata lealtà e rettitudine”, dopo quell'episodio fu valutato “ambiguo, poco leale, accomodante”. Il suo carattere, da “rispettoso, amichevole, comprensivo” passò ad “ambiguo, presuntuoso, altezzoso”. E' andata avanti così, per 12 anni. La giustizia cominciava il suo percorso lento e fangoso: l'ufficiale, infatti, aveva fatto ricorso al Tar per far ritenere nulla la punizione e per annullare la documentazione caratteriale che demoliva la sua personalità. Nel frattempo David Grassi, restava con la coscienza a posto, ma la carriera rovinata (e quindi anche danni dal punto di vista economico), ma, soprattutto, con il deserto intorno.

"E' venuta fuori la mia fragilità, in questi anni - racconta e suona strano, in un primo momento, sentir pronunciare quella parola a un militare che, ancora molto giovane, ha trovato il coraggio di dire di no -. Mi sono sentito isolato, sia sul lavoro, sia in famiglia. Nessuno mi ha sostenuto e io ho dovuto vestire l'abito che ormai mi avevano cucito addosso. Mi dicevano 'Tu che da parte stai?' E io rispondevo che stavo dalla parte della legge". Non solo: nello stesso tempo si allontavano anche le opportunità a cui teneva di più, prima di tutto la possibilità di insegnare all'Accademia. Ogni volta che quel traguardo sembrava raggiunto, mani invisibili lo spostavano più avanti. Anche il procedimento giudiziario andava avanti con alti e bassi: "Nel 2006 sembrava fosse decaduto tutto, perchè ero passato di grado, ma io riaprii la causa". Al contrario dei suoi colleghi "disobbedienti", che vennero puniti, ma non fecero ricorso, l'ufficiale Grassi voleva, invece, un riconoscimento dal ministero.

La decisione del Tar è arrivata a dicembre 2013 e la sentenza è stata depositata poche settimane dopo: Il Tar ha stabilito che quella consegna fu ingiusta e l'ha annullata, come ha annullato tutte le note comportamentali che lo dipingevano come una testa calda, una persona poco affidabile e sleale. Parole che, in questi anni, l'hanno caricato di amarezza, "anche se l'amore per la Marina rimane intatto", tiene subito a precisare. E' stato un giornalista a comunicarla la sentenza che lo riabilita, ma quel giorno non ha provato sollievo. Più probabilmente gli sono crollate tutte le schegge di sofferenza da cui a fatica aveva cercato di difendersi in attesa di capire se ci fosse stato un riconoscimento della correttezza del suo gesto. "Non c'è ancora sollievo - dice Grassi - è solo la prima sentenza, la Marina può fare altri passi, ci possono essere ancora cambiamenti".

In realtà potrebbero esserci anche cambiamenti in positivo. La Marina potrebbe valutare di prendere una strada diversa: attrezzare meglio le navi con compattatori per non disperdere i rifiuti che si producono a bordo, completare le bonifiche nel caso di presenza di amianto: adottare, come si dice oggi, buone prassi a tutela dell'ambiente. Per ora, però, nei confronti di Grassi che, nel frattempo, in seguito aun incidente stradale, si è congedato, l'istituzione ha scelto la strada del silenzio. E i superiori che l'hanno punito che fine hanno fatto? "Non mi interessa. Non lo so e non mi interessa. Io non ho fatto ricorso contro di loro, ma contro il ministero. Volevo che il ministero riconoscenza la correttezza del mio lavoro e del mio gesto. Oppure che mi dicessero che avevo fatto la cosa sbagliata e che ero una persona sbagliata. Se hanno una coscienza, forse mi chiameranno. Se la Marina vuole capire se hanno fatto bene o meno il loro lavoro, li chiamerà: io tutto quello che avevo da dire l'ho detto nel 2002". Suo figlio può essere orgoglioso di lei. "A mio figlio non avevo detto niente, il fatto è successo che non era ancora nato. Gliel'hanno detto i suoi amici, che l'avevano letto sul giornale, certo è stato contento. Ma.." Ma? "A volte penso che questo fatto possa essere per lui una eredità troppo pesante. Io ho sofferto molto, ho passato anni di solitudine e questa storia ha inciso anche sulla mia vita familiare.

Agire secondo coscienza, spesso, è un comportamento troppo oneroso. Si paga troppo. Non vorrei che mio figlio si trovasse davanti a una scelta del genere. Quando vogliamo bene a qualcuno non gli auguriamo certo una vita piena di ostacoli per poi trovare la forza di superarli. Gli auguriamo di avere una vita felice, di riuscire a realizzare i suoi talenti. Non vorrei che lui soffrisse così tanto". Lo so che è una domanda banale, ma quindi non lo rifarebbe? "Lo rifarei, perchè sono fatto così, ma le persone non dovrebbero trovarsi davanti a queste situazioni. Ero giovane ed ero davanti ad una scelta che non mi dava alternative. O dicevo 'sì' o dicevo 'no'. Ho fatto la scelta giusta? Ho agito secondo coscienza. Ma, forse, quando ci troviamo di fronte ad una scelta dovremmo inserire tra gli elementi di valutazione anche il rispetto della nostra dignità. Il rispetto per noi. Quello che ho fatto era giusto. Ma pensi, ad esempio, ogni giorno quanti inquinanti sversa la Cina nell’aria, nell’acqua. In fondo, se avessi detto di sì, non avrei certo provocato un disastro enorme. E, forse, avrei sofferto meno, avrei perso meno".

Succede che rimango senza parole, voglio cercare una domanda, dire qualcosa di intelligente, consolarlo oppure semplicemente andare avanti nell'intervista. Invece le sue di parole sono riuscite a trovare quello spazio che si trova sempre tra i margini delle nostre convinzioni, quella fessura che mina il muro di spiegazioni che ci siamo dati per giustificare delle scelte che ci costano fatica, che abbiamo fatto per principio, per orgoglio. Mi sento destabilizzata, dove son finite le convinzioni delle mie di scelte? Mi attacco alla domanda più facile “Beh, ma se non l’avesse fatto, come si sarebbe sentito?” Ma non funziona, per chè a David Grassi il gioco dei se e dei ma non piace “Non sono capace di fare questi ragionamenti sull’assurdo”

Ma, alla fine, è difficile essere diversi da quello che siamo. I greci lo chiamavano “Daimon”. Il demone che è dentro di noi.. (Sento che va meglio, la prima a sentirsi meno peggio, mi sembra, sono io) “Sì, il daimon. E’ vero, il nostro destino interiore. E’ difficile sfuggirgli. O, come diceva Kant, la coscienza che è in noi, il cielo stellato sopra di noi”. E poi ci sono le domande che fa il Piccolo principe. Bisogna dargli le risposte vere. Così saluto David Grassi: lui deve andare ad allenare dei ragazzi, io a pensare alle sue parole. E lo ringrazio. Per quello che ha fatto. Per come è. Perché l’ha condiviso (anche) con me. E perché stasera avrò una bella storia da raccontare ai miei ragazzi.

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Giovedì, 06 Giugno 2013 08:34

Don't give up, il segreto di Jane Goodall

Don't give up. Non smettere, non rinunciare mai a credere in quello che fai. Non arrenderti davanti agli insuccessi, alle sconfitte, ma continua a tessere la tela della speranza. Jane Goodall, la scienziata ambientalista che l'altra sera ha salutato Perugia con una performance live al teatro Morlacchi, ha svelato il segreto che le dà la forza di andare avanti: don't give up. Questa donna, che sembra sia riuscita a tenere sempre lo stesso passo nella vita, nonostante le difficoltà, racconta con calma la sua esistenza straordinaria. Quello che colpisce non sono solo i suoi successi scientifici, ma le sue scelte così nette e radicali: a un certo punto ha deciso di dare un taglio alla professione, che pure amava così tanto e alla vita privata e si è dedicata esclusivamente agli altri.  A tutti gli altri.

 

Agli alberi della foresta del parco del Gombe, in Tanzania, dove lei aveva passato gran parte della sua vita da scienziata, che venivano tagliati per diventare legname da vendere. Lei ha spiegato alle popolazioni quanto fossero importanti quegli alberi per l'ecosistema del parco e il parco stesso per l'economia dei villaggio, è partita con un gruppo di 12 persone e ha cominciato a portare avanti il suo progetto. Oggi gli alberi del parco del Gombe stanno rinascendo. Ma le sue battaglia sono state tante, molte ancora in corso.

 

Non c'è lieto fine nelle storie che ha raccontato Jane Goodall, perchè sono storie vere, di una vita che scorre senza tregua, dove vittorie e sconfitte si alternano, ma soprattutto sono storie che raccontano di una persona che non si è mai fatta scoraggiare. Don't give up. Nemmeno se hai guidato un deltaplano per un mese tra l'Austria e l'Italia per insegnare agli ibis eremita la rotta delle antiche migrazioni di questi uccelli e poi un cacciatore italiano, di Orbetello, ti uccide proprio l'esemplare che aveva imparato la strada. E' successo qualche anno fa e l'esemplare del rarissimo uccello, estinto in Europa, che l'associazione ambientalista austriaca Waldrappenteam insieme al WWf sta cercando di riportare, si chiamava GodJa, le iniziali del cognome e del nome di Jane, proprio in suo onore. Eppure, nonostante questa sconfitta, gli ambientalisti sono ripartiti e ci stanno riprovando. Visionari della natura.

 

Quello che impressione di questa donna sottile è la tenacia: i gruppi ambientalisti che si ispirano a lei ormai sono centinaia in tutto il mondo, dall'Africa, all'Europa, all'Asia: c'è chi pianta alberi, chi apre orfanotrofi, chi ripulisce le rive dei fiumi e chi cura gli animali, tutti nel nome di Jane. E lei, che sembra fragile, non si ferma mai. Viaggia trecento giorni l'anno, bella a quasi 80 anni, lucida e serena, continuando a fare, a tessere la tela della speranza e delle azioni positive, ad ascoltare, quando può, per ricaricarsi "lo spirito della foresta". 

 

Don't give up, ripete Jane. E sentirla parlare dà coraggio, fa pensare che, forse, veramente questo mondo si regge ancora grazie alle azioni positive di queste persone, che non si conoscono ma in ordine sparso, scelgono, ogni giorno, nel più assoluto anonimato, di fare azioni e pensieri che rendano questo mondo un posto migliore dove vivere. E così, fanno la differenza, per tutti.

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Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano aderisce all'evento Jane Goodall. Storie e musica, che si terrà al teatro Moralcchi di Perugia il 2 giugno, "per l'alto valore vulturale".

Dopo il successo europeo e la prima nazionale a Firenze, Jane Goodall, la famosa scienziata inglese e Messaggero di Pace per le Nazioni Unite, racconterà se stessa in uno spettacolo che unisce la forza delle parole alla poesia della musica e alla suggestione delle immagini. L’evento, che per la sua grande rilevanza culturale ed educativa gode dell’adesione del Presidente della Repubblica, si svolgerà il prossimo 2 giugno dalle ore 21.00 nella splendida cornice del Teatro Morlacchi di Perugia. Lo spettacolo è organizzato dal Jane Goodall Institute Italia, che impegnerà il ricavato della serata per sostenere l’orfanotrofio di Kigoma fondato nel 1999, dall’Egea Small, da Psiquadro e dal Perugia Science Fest.

 

Per il suo impegno scientifico e sociale, Jane Goodall è stata definita dall'Enciclopedia britannica “senza dubbio una delle persone che ha maggiormente contribuito alla conoscenza del mondo in cui viviamo”. Dopo una brillante carriera come etologa e antropologa, Jane Goodall ha deciso di impegnare la sua esistenza e la sua grande fama (nel mondo anglosassone la sua immagine è talmente famosa a livello popolare che viene inserita in Videogiochi di grido, compare in una puntata dei Simpson, Michael Jackson la cita in una canzone, Angiolina Jolie le fa da endorcer) per dedicarsi al pianeta, agli uomini e agli animali. Fonda il Jane Goodall Institute che promuove progetti di difesa della natura e lei, personalmente, sono trent'anni che gira il mondo per raccogliere fondi per progetti umanitari ed ecologisti.

 

Per la prima volta, questa donna eccezionale di quasi ottanta anni sarà a Perugia per incontrare il pubblico e parlare della sua vita: dalla passione per la natura, dell'impegno in favore della tutela dell'ambiente, degli animali e dell'uomo. La sua storia non è solo un racconto autobiografico ma anche un insegnamento di vita per tutti coloro che hanno a cuore il pianeta, con le sue risorse e la grande diversità culturale che lo anima. Jane non si limita a raccontare se stessa ma propone una soluzione per migliorare il nostro rapporto con il mondo, convinta del fatto che il comportamento di ognuno di noi può scardinare le regole imperanti degli interessi e dei poteri economici del pianeta. Ma in questa avventura Jane non sarà sola sul palco, due musicisti seguiranno e accompagneranno il racconto.

 

GabrieleMirabassi è un clarinettista solista, apprezzato in tutto il mondo in contesti jazz, classici, d'avanguardia e brasiliani. Collabora con poeti e attori, e ha accompagnato con grande sensibilità e leggerezza i testi di Erri De Luca nello spettacolo Chisciotte che ha girato tutta Europa (Edito da Feltrinelli), ma anche altri grandi personaggi del mondo dello spettacolo come Marco Paolini, Giuseppe Cederna, Davide Riondino, Franco Branciaroli. Ma Gabriele è anche un esperto ornitologo e naturalista, e ha aderito in maniera entusiastica alla proposta di Wolfgang Netzer, rinomato autore di musiche per documentari, di accompagnare l'eloquio di Jane Goodall sia nel film “Jane's Journey” che nello spettacolo teatrale. Lo spettacolo è un evento eccezionale, una performance-live a tutti gli effetti in cui immagini storiche accompagneranno il racconto di Jane dai primi anni trascorsi nel Parco Nazionale di Gombe, in Tanzania, dove poco più che ventenne iniziò i suoi studi sugli scimpanzé rivoluzionando il mondo dell'etologia, all'ultimo periodo dedicato ai progetti di educazione per i giovani e di tutela ambientale.

 

E proprio a favore dell'orfanotrofio Sanganigwa, unico nella regione di Kigoma che si trova ai confini del Parco di Gombe, andrà il ricavato della serata. L’orfanotrofio è stato fondato nel 1999 dal Jane Goodall Institute Italia (www.janegoodall-italia.org), che da anni si impegna per migliorare le condizioni sociali ed economiche della comunità, garantendo sostegno primario, supporto psico-pedagogico, educazione e formazione professionale.

 

 
 
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AL VIA L'EVENTO JANE GOODALL IN UMBRIA: PROGRAMMA COMPLETO
 
IN ATTESA DELL'ARRIVO DELLA SCIENZIATA INTERNAZIONALE, INCONTRI CON ESPERTI E E VISITE AI MUSEI DAL 24 AL 31 MAGGIO
 
JANE GOODALL SARA' PRESENTE A TERNI IL 1 GIUGNO, ALLE 17, ALLA SEDE DELL'ARPA
PER UN INCONTRO CON I RAGAZZI DELLE SCUOLE " A TU PER TU CON JANE GOODALL"
 
JANE GOODALL SARA' A PERUGIA IL 2 GIUGNO CON DUE APPUNTAMENTI: 
 
ALLE 16, IN PIAZZA IV NOVEMBRE INCONTRERA' UN CORO DI 800 BAMBINI, DIRETTO DA FRANCESCA ROSSI, CHE PRESENTERA' IL CD "VERMI, GALLINE SCIMPANZE'" (EGEA SMALL) MUSICHE E TESTI ORIGINALI SULLA VITA DELLA SCIENZIATA INGLESE
 
ALLE 21, AL TEATRO MORLACCHI, LA SCIENZIATA SALIRA' SUL PALCOSCENICO PER UNA PERFORMANCE-LIVE IN CUI RIPERCORRERA' LA SUA VITA INSIEME AI MUSICISTI GABRIELE MIRABASSI E WOLFANG NEITZER
 
L'evento è promosso dal Jane Goodall Institute - Italia (Onlus) - Egea Small - Psiquadro - Perugia Science Fest -
in collaborazione e con il sostegno di Comune di Perugia - Comune di Terni - Arpa Umbria - Università degli studi di Perugia
 
 
Sarà un grande evento diffuso su tutto il territorio umbro e declinato sia sotto l'aspetto scientifico e didattico, sia sotto quello artistico la presenza in Umbria della grande scienziata di fama internazionale Jane Goodall. 
 
Un evento  in cui sono stati coinvolti centinaia e centinaia di ragazzi, le scuole, le famiglie,
 artisti e scienziati conosciuti oltre i confini nazionali.
 
Una grande kermesse della musica e della scienza, con appuntamenti che permetteranno di far conoscere la storia, le scoperte e la vita di questa grande scienziata ai bambini e alle bambine, ai ragazzi e alle ragazze e a tutto coloro che coglieranno l'occasione di conoscere da vicino una donna che ha ottenuto i massimi riconoscimenti internazionali per i suoi studi e le sue battaglie a difesa del pianeta e delle popolazioni indigene dell'Africa
 
Una manifestazione dietro la quale ci sono mesi di lavoro: l'etichetta Egea Small, ha coinvolto il musicista Filippo Fanò, l'attore Mirko Revojera, la disegnatrice Stella Basile per la copertina del cd, la musicista Francesca Rossi per i testi delle canzoni. Ne è nato un cd, con testi e musiche originali, che è stato studiato e cantato nelle scuole elementari e materne di Perugia che hanno aderito al progetto di educazione musicale del Comune.
Per il versante scientifico è stata coinvolta l'associazione Psiquadro, che si occupa di divulgazione scientifica e organizza eventi di alto spessore, che si è occupata di organizzare principalmente gli eventi nei musei e nelle aziende.
 
Lo scopo finale di questi grande kermesse della scienza, della musica e dello spettacolo è quello di raccogliere fondi per l'orfanotrofio Sanganiwga, unico nella regione di Kigowa, che si trova ai confini del parco del Gombe, dove la Goodall ha dedicato gran parte delle sue ricerche scientifiche
Gli incontri non mancheranno di suscitare emozioni ed essere momento di crescita per tutti coloro che avranno la fortuna di vedere dal vivo Jane Goodall e conoscere la storia della sua vita di bambina che è riuscita a realizzare, da adulta, i suoi sogni.
 
 
Il calendario: si parte sabato 24 maggio per chiudere domenica 2 giugno con lo spettacolo 
che vedrà protagonista la stessa Goodall al Morlacchi.
 
Il 24 maggio la Galleria di Storia Naturale di Casalina proporrà un pomeriggio interamente dedicato al mondo dei primati dalle ore 15 alle ore 18. Sarà possibile visitare le suggestive collezioni del museo e incontrare i curatori del museo. E' inoltre prevista, in collaborazione con National Geographic Channel, la proiezione del documentario "Jane Goodall, una vita con gli scimpanze".
 
 
 Il 31 maggio, si terrà, alla sede dell'azienda Sterling spa di Solomeo (Perugia), alle 18, una giornata di scienza e gioco dal titolo Ho sognato una scimmia blu", dedicata alla vicenda umana e professionale di Jane Goodall 
Per entrambi gli appuntamenti l'ingresso è libero
 
Jane Goodall sarà, invece, in Umbria, il primo giugno a Terni, dove si terrà un incontro con gli studenti, alle 17, nella sede dell'Arpa. Il 2 giugno, alle 16.30 in piazza IV Novembre, a Perugia, per ascoltare il maxi coro di bambini. Alle 21.30 sul palcoscenico del Morlacchi, per la performance-live con i musicisti Gabriele Mirabassi e Wolgang Neitzer.
 
(Prevendita biglietti EGEA store in Via Ritorta n. 5/7 traversa di Via Maestà delle volte)
 
Per info e contatti: www.jane-goodall-inumbria.it  www.jane-goodal-italia.org
 
 

 

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Jane goodall in Umbria. L’evento è promosso da Jane Goodall Institute - Italia (Onlus) , Egea SmallPsiquadro – Perugia Science Fest in collaborazione e con il sostegno di Comune di Perugia, Comune di Terni, Arpa Umbria e Università degli Studi di Perugia.

 

 

Sarà a Perugia il 2 giugno l'evento  “Jane Goodall – Stories and Music from her Life's Journey”, organizzato dalJane Goodall Institute Italia onlus, Egea Small, Psiquadro e Perugia Science Fest.

Dopo il successo europeo e la prima nazionale a Firenze, Jane Goodall, la famosa scienziata inglese e Messaggero di Pace per le Nazioni Unite, racconterà se stessa in uno spettacolo che unisce la forza delle parole alla poesia della musica e alla suggestione delle immagini.

Il 2 giugno, nella splendida cornice del Teatro Morlacchi di Perugia, Jane incontrerà il pubblico per parlare della sua vita: dalla passione per gli animali, che l'ha resa una delle figure più importanti della storia della primatologia e dell'antropologia mondiale, all'impegno in favore della tutela dell'ambiente, degli animali e dell'uomo, cui da anni dedica tutte le sue energie.

Lo spettacolo è un evento eccezionale, non un semplice discorso bensì una performance-live a tutti gli effetti. 

 

Jane ripercorrerà i momenti più importanti della sua vita accompagnata dalla chitarra di Wolfgang Netzer, il compositore che ha scritto le musiche per il docu-film “Il viaggio di Jane” (Jane's Journey) e dal clarinetto di Gabriele Mirabassi, musicista jazz di fama internazionale.

Durante la performance alcune immagini storiche accompagneranno il racconto di Jane, dai primi anni trascorsi nel Parco Nazionale di Gombe, in Tanzania, dove poco più che ventenne iniziò i suoi studi sugli scimpanzè rivoluzionando il mondo dell'etologia, all'ultimo periodo dedicato ai progetti di educazione per i giovani e di tutela ambientale. 

E proprio a favore dell'orfanotrofio Sanganigwa, unico nella regione di Kigoma che si trova ai confini del Parco di Gombe, andrà il ricavato della serata perchè il Jane Goodall Institute italia dal 1999 si occupa dell'orfanotrofio con l'obiettivo di migliorare le condizioni sociali ed economiche della comunità, garantendo sostegno primario, supporto psico-pedagogico, educazione e formazione professionale.

La serata si aprirà con le note dei due musicisti, che creeranno la giusta atmosfera per accogliere Jane e le sue parole, e la accompagneranno per tutta la performance, in una intimità magica ed unica.

 

Wolfgang Netzer è chitarrista e compositore. Ha composto le musiche di oltre 35 film, principalmente del settore documentario.Insieme al regista Lorenz Knauer ha ricevuto numerosi premi per il docu-film “Jane's Journey”.

Gabriele Mirabassi , clarinettista di fama internazionale, si è diplomato nel 1986 presso il Conservatorio “Morlacchi” di Perugia. É autore di musica jazz e collabora regolarmente con Gianmaria Testa, Marco Paolini, Mario Brunello ed Erri De Luca.

 

Per informazioni: www.jane-goodall-inumbria.i

  www.janegoodall-italia.org  www.dentidileone.it

 

 

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Che sollievo sentir parlare Rossano Ercolini, il maestro elementare di Capannori (Lucca, Toscana, Italy!) arrivato sul tetto del mondo, vincitore del Goldman Environmental Prize, 2013, un italiano scelto per il suo impegno a favore dell'ambiente, tra i candidati di tutta Europa. Sì, perchè il premio viene dato a sei persone ogni anno, sei "super green", uno per ogni regione continentale. La Fondazione Goldman ha voluto premiare Rossano Ercolini, poiché “quando sentì parlare dei progetti di edificazione dell’inceneritore nel suo Comune, ritenne di avere la responsabilità, come educatore, di proteggere il benessere degli studenti e di informare la comunità in merito ai rischi dell’inceneritore e alle soluzioni per la gestione sostenibile dei rifiuti domestici del paese”, come si legge nella motivazione del premio. "Rossano Ercolini è stato premiato per l’Europa per il suo impegno nel promuovere il progetto Rifiuti Zero. È questo un grande riconoscimento a tutto quel vasto tessuto di associazioni, comitati, movimenti e comuni che negli ultimi quindici anni ha diffuso capillarmente, in Italia e in Europa, la teoria e la pratica di Rifiuti Zero. Il prestigioso riconoscimento ricevuto da Ercolini renderà più forti le battaglie contro gli inceneritori e per Zero Waste in Italia e in Europa”, ha commentato dagli Stati Uniti Patrizia Lo Sciuto, coordinatrice di Zero Waste Italy.

Allora non tutti gli ambientalisti sono spariti, non tutti sono finiti fagocitati da improbabili alleanze, sepolti sotto le scartoffie di qualche assessorato di seconda fila, stremati dall'ennesima protesta contro ecomostri, cementificazioni selvagge, centrali nucleari. Rossano Nicolini è entusiasta, "adesso con questo premio chi ci ferma più?", ricorda i suoi inizi nel movimento del "Sole che ride", i Verdi che alla fine degli anni '80 scesero in politica, seguendo l'onda lunga del movimento anti nuclearista, nato dopo il disastro di Chernobyl, ma soprattutto progetta quello che farà nei prossimi giorni. 

 

Intanto, però, come ha fatto l'America a scoprirla? 

 

San Francisco e Capannori sono le due eccellenze nel movimento Rifiuti Zero: i contatti con l'America sono tanti e frequenti, abbiamo voce in capitolo nel movimento. Le buone pratiche e l'esperienza di Capannori (ha il record di differenziata, circa 82 per cento, ma non solo) sono un luogo ben visibile per chi si occupa di questi temi. Poi, probabilmente, ha colpito anche il fatto che sono un maestro elementare, una persona normale che, però, può fare la differenza. Inoltre, con l'esperienza di Capannori, siamo riusciti a trasformare una storia locale in un network nazionale. Per chi segue la questione dei rifiuti, noi siamo conosciuti fin dal 1994, quando ci battemmo contro la costruzione di un inceneritore in provincia di Lucca e vincemmo. Da lì ci cominciammo a muovere, facemmo diverse battaglie e man mano ci siamo fatti conoscere.

 

Quindi lei ha cominciato con il movimento del "Sole che ride", a fine anni '80.

 

Sì. Siamo stati anche gli unici verdi in Italia, a essere buttati fuori dal movimento. Fu Luigi Manconi a farlo, nel 1997, formalmente, perchè eravamo contro gli inceneritori. Noi ci presentammo lo stesso alle elezioni con la lista "Ambiente e futuro" e lo slogan "Non bruciamoci il futuro". Eravamo e siamo per dare messaggi positivi. Ci si può divertire a battersi per il pianeta. E' una opportunità.

 

A Capannori avete il record della raccolta differenziata e del riciclo. Riuscite a recuperare circa l'80 per cento dei rifiuti. Ma non vi limitate a questo. Studiate cosa c'è nel 20 per cento che non si recupera. Così cercate soluzioni per il riciclo anche di quello. E vi confrontate con le aziende che producono oggetti non riciclabili perchè cambino il loro modello di produzione. Ma è sicuro che si può stare senza inceneritori?

 

Certamente. La risposta ce la danno l'Olanda o la Danimarca, che hanno grossi impianti di incenerimento e comprano rifiuti a prezzi bassissimi pur di farli funzionare. Sì è arrivati al paradosso, in quei casi, per cui bisogna produrre rifiuti perchè gli inceneritori siano economicamente convenienti.

A San Francisco si recupera l'80 per cento dei rifiuti, a Capannori l'82 per cento. Quello che rimane, si stabilizza, si studia e poi si può ancora recuperare: ci sono nuovi macchinari che lo permettono. Il caso più eclatante è stato lo studio che ha fatto il nostro centro di ricerca, per separare il caffè dal suo contenitore, in accordo con le aziende produttrici di cialde. Ma ci sono tante altre buone pratiche che abbiamo messo in atto. Ad esempio noi ora siamo in contatto con una piccola azienda di Occhiobello, in provincia di Rovigo, che lavora, cioè lo scarto di pulper. Prima nella piana di Lucca volevano fare l'inceneritore, ora sono in grado di fare manufatti in plastica con materiali riciclati.

A Marzabotto c'è un industriale, Claudio Tedeschi, che ha acquistato una parte di area industriale e monta 500 lavatrici al giorno recuperando i pezzi dalle lavatrici.  Stiamo lavorando contro lo spreco alimentare. Quello che è riciclabile e compostabile non va in discarica.

Gli inceneritori, invece, sono contro le buone pratiche.

 

Finalmente economia ed ecologia non sono più uno slogan, vanno nella stessa direzione?

 

Certamente. L'Ocse prevede che in 25 anni ci serviranno il 75 per cento di materie prime in più. I rifiuti diventeranno sempre più importanti e la filosofia di Rifiuti Zero si "incastra" perfettamente in questo volano economico. In America l'industria del riciclo è quella che dà più posti di lavoro.

 

Cosa ne pensa che movimento della Decrescita felice, che punta molto sul riciclo, recupero, autoproduzione, teorie in parte condivise anche dal manifesto economico del Movimento Cinque Stelle  di Beppe Grillo?

 

Concordo in parte con le teorie di questo movimento, per la parte che riguarda il recupero e il riutilizzo. Noi siamo, però, per la creazione di posti di lavoro, di un progresso di crescita sostenibile, ma comunque di crescita. 

 

Il movimento del Sole che ride aveva un'etica, principi, una filofia di base che sostenevano le azioni "verdi". Pensiamo a Gregory Bateson e all'ecologia della mente, a Alexander Langer, pacifista e costruttore di ponti fra culture diverse o a Gianfranco Amendola, con il suo libro "Nel nome del popolo inquinato". L'ambientalismo degli anni 2000 sembra essere più dominato dalla tecnologia e che il resto si sia perso.

 

"Rifiuti Zero" non parla di rifiuti, parla di comunità. Noi partiamo dal sacco nero per arrivare alla democrazia. Una democrazia delle comunità che poggia i piedi sul territorio. Uno dei pilastri della sostenibilità ambientale è proprio quello sociale. Rifiuti zero è una nuova idea di democrazia che parte dal basso. Anche lo stesso Beppe Grillo riconosce di essere debitore del patrimonio di conoscenze di Rifiuti Zero e del movimento ambientalista. Il nostro è il rilancio di un progetto ecologista che prevede prodotti a chiloemtri zero, spreco zero e così via. Certo, bisogna andare avanti. C'è bisogno di una istituzione che declini le battaglie territoriali in senso più lato e di collegare i saperi informali a quelli formali.

 

Quindi, dopo il premio internazionale, si va avanti. Certo, non avrete la vita facile. Matteo Renzi, che ha buone chance di diventare leader del Pd, dichiara che gli inceneritori vanno fatti e non creano problemi di salute.

 

Firenze sarà la nostra Stalingrado. Ce la faremo.

 

Beh, dopo Firenze, anche l'Umbria è un osso duro da cambiare. Il partito degli inceneritori è fortissimo, anche i sindacati sono a favore, nonostante la raccolta differenziata necessiti di un maggior numero di lavoratori. Pensi che, addirittura, a Perugia, la carta viene raccolta nei sacchetti di plastica e se la metti in quelli di carta non te la raccolgono. E questo nonostante ci sia la Novamont, con sede a Foligno, dove l'ad Catia Bastioli si è inventata la plastica biodegradabile...

 

Questo succede in tutte quelle realtà dove le municipalizzate si sono trasformate in società per azioni. E' nei capoluoghi dove si concentra lo scontro politico. Noi in Umbria siamo entrati a nord e a sud, a Umbertide e Narni. Andremo avanti. Li accerchiamo.

 

In bocca al lupo, dunque a Rossano Ercolini, maestro elementare che, nella sua classe, insegna la matematica facendo calcolare ai bambini quanti alberi hanno salvato e quanta anidride carbonica hanno fatto risparmiare al pianeta con la raccolta della carta e, soprattutto, cerca di far scoprire quanta meraviglia c'è sul pianeta. Ovunque, in un tramonto, ma anche nel sacco nero della spazzatura. Basta saperlo guardare. Da bravo ambientalista, ricevuto addirittura dal presidente Obama, conosciamo già la sua risposta. Viva il lupo. Viva il lupo, Mr Ercolini. 

 

 

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L'evento Jane Goodall in Umbria, (Terni primo giugno, Perugia 2 giugno prossimi), la presenza in Italia della grande scienziata di fama internazionale, non è nato per caso. Dietro c'è altra passione e altra curiosità, quella di Francesca Rossi, violinista perugina, insegnante di musica che fortemente ha voluto questo avvenimento e per mesi ha lavorato creando contatti, arricchendone i contenuti e lavorando con centinaia di bambini perchè l'incontro con Jane diventi un vero e proprio evento per tutti quelli che la incontreranno.

Jane Goodall sarà in Umbria il primo e due giugno, incontrerà i bambini e i ragazzi di Terni e Perugia, presenterà il suo spettacolo al teatro Morlacchi e ascolterà un coro di 800 bambini che canteranno per lei i brani del cd "Vermi, galline e scimpanzè" (Egea small) con testi e musiche originali che raccontano la vita della scienziata inglese. 

 

Francesca Rossi, come hai conosciuto Jane Goodall?

 

L'anno scorso Gabriele (Mirabassi, clarinettista, musicista jazz conosciuto a livello internazionale e marito ndr) è stato chiamato in Germania per suonare durante un incontro pubblico di Jane Goodall insieme al chitarrista Wolfgang Netzer con il quale avevano già realizzato la colonna sonora di un fim documentario (Jane's Journey) dedicato alla sua vita. Tornò da quell'esperienza folgorato dal suo carisma, dalla sua persona nella sua totalità: forza, ironia, consapevolezza. Io, da brava italiana ignorante, non la conoscevo. Sapevo della storia di Diane Fossey che morì per mano di bracconieri mentre studiava i suoi gorilla di montagna, ma di Jane Goodall non sapevo niente. Perchè, mi sono domandata, solo perchè non era morta? Cominciai a documentarmi: leggere libri, cercare biografie sempre più approfondite, guardarla su you tube ha occupato il mio tempo per l'intero mese di giugno dell'anno scorso e poi mi sono detta: tutti la devono conoscere!
Lavoro da tanti anni con grandi quantità di bambini: elaboro progetti di didattica musicali e li realizzo con tante scuole materne ed elementari. Parlo con bambini in continuazione di tante cose e allora ho pensato che questo sarebbe stato l'argomento di questo anno scolastico. Con la complicità di grandissimi amici e bravissimi artisti ho cominciato ad elaborare il progetto: Mirko Revoyera si sarebbe occupato di scrivere il testo della storia (vera!) di Jane Goodall, Filippo Fanò avrebbe musicato le canzoni di cui io avrei scritto i testi e Stella Basile avrebbe illustrato il nostro progetto. E' stato magnifico poter condividere l'entusiasmo con loro.

 

Che cosa può rappresentare Jane Goodall per i bambini e i giovani italiani, oggi?

 

Jane Goodall rappresenta una testimonianza di grandissimo livello per tutti noi, e raccontarla ai bambini è stato emozionante.

Bimba curiosa, entusiasta, testarda e perseverante, Jane ha sempre improntato la sua vita alla ricerca e scoperta della natura e dei suoi abitanti, la sua famiglia umile la sostiene perchè crede in lei e il suo amore per gli animali la porta a realizzare i suoi sogni: dopo aver lavorato in un pub per pagarsi un viaggio in nave per l'Africa e essersi dichiarata disponibile ed entusiasta al lavoro duro (e gratuito) presso gli scavi di un sito archeologico sotto il sole africano, Jane viene notata e le viene affidato il primo grande incarico, l'osservazione degli scimpanzè. Da lì e per trent'anni Jane crea la più grande realtà intorno allo studio dell'etologia e dell'antropologia dell'ultimo secolo. E dopo, non è finita, passa gli ultimi trent'anni della sua vita sugli aerei a raccogliere fondi per scopi umanitari, ambientalistici ed ecologici.
Questa è una storia che dà una speranza reale, chissà se ancora i sogni, se perseguiti con amore e perseveranza, possono portare a dei grandi risultati.
 
Come hai lavorato con i bambini sulla vita di Jane Goodall?
 
La storia di Jane Goodall è stata raccontata a circa 1.000 bambini e ragazzi delle scuole d'infanzia e primarie del territorio. In un progetto di Educazione Musicale è entrata la bella storia di Jane Goodall e i bambini l'hanno ascoltata, cantata e suonata come se si trattasse di Alice nel paese delle Meraviglie e la meraviglia più grande è stato scoprire che quella bimba era vera, che ora è una nonnina che racconta la sua storia (come tutte le nonnine).

Da qui nasce l'idea di conoscerla e farla conoscere.

 

Come sei riuscita a organizzare l'evento?

 

Questa non è un'impresa facile. Jane Goodall passa la sua esistenza di signora ottantenne viaggiando 300 giorni l'anno per raccogliere fondi a sostegno degli scopi che il Jane Goodall Istitute sostiene. Chi vuole Jane Goodall si deve fare carico dei suoi progetti.

Missione, se possibile, ancora più affascinante, perchè si tratta di reperire una somma minima di €. 10.000,00 da inviare a sostegno del Jane Goodall Institute Italia che si occupa del mantenimento di un orfanotrofio in Tanzania.
A questo punto ho contattato Irene, il mio entusiasmo non bastava più avevo bisogno di qualcuno che conoscesse il mondo scientifico con il quale condividere il progetto. Irene Biagini lavora da tantissimo nel campo della divulgazione scientifica. Con la sua associazione Psiquadro ha sempre organizzato manifestazioni belle, coinvolgenti e di alto spessore scientifico.
Con lei siamo andate a caccia di fondi e a parlare con i politici locali.
Una bella risposta c'è stata data proprio dal Sindaco Boccali e dall'Assessore Ferranti che hanno immediatamente colto il messaggio positivo che cercavamo di dare a Perugia, alle sue famiglie, ai suoi bambini invitando Jane Goodall e hanno deliberato la somma minima per averla qui.

 

L'avvenura è cominciata. I ragazzi di Terni la incontreranno il primo giugno, quelli di Perugia, il 2. Per tutti l'ultimo appuntamento con Jane in Italia è il 2 giugno, alle 21, al teatro Morlacchi, dove, in scena, racconterà la sua vita e le sue emozioni in sintonia con le meraviglie del pianeta. 

 

Per informazioni www.jane-goodall-inumbria.it www.dentidileone.it 

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Jane Goodall, scienziata di fama internazionale, in Umbria il primo e 2 giugno 2013
 
Al teatro Morlacchi di Perugia, il 2 giugno alle 21,  presenterà il suo spettacolo "L'avventura di Jane" 
insieme ai musicisti Gabriele Mirabassi e Wolfang Netzer
 
Jane Goodall incontrerà anche i ragazzi delle scuole di Terni e di Perugia che le tributeranno un omaggio:
un cd che racconta la sua vita cantato dal vivo da un coro di 800 ragazzi
 
L’evento è promosso da Jane Goodall Institute - Italia (Onlus) , Egea SmallPsiquadro – Perugia Science Fest in collaborazione e con il sostegno di Comune di Perugia, Comune di Terni, Arpa Umbria e Università degli Studi di Perugia.
 

Sarà un incontro che conterrà tanti incontri quello con Jane Goodall che arriverà a Terni e Perugia tra meno di un mese, il primo e il 2 giugno. Sarà un incontro con una scienziata ed etologa le cui ricerche hanno contribuito a fare alla scienza grandi passi in avanti negli studi sui primati e sui loro rapporti con l'uomo. Sarà l'incontro con una donna che un giorno, dopo aver lavorato e vissuto per oltre 25 anni nella riserva di Gombe in Tanzania sollevandosi in volo sopra l'Africa, la terra dove ha passato gran parte della sua vita e ha svolto le sue ricerche più importanti, si è resa conto di quanto fosse fragile il pianeta.E ha capito che, se veramente si voleva fare qualcosa per gli animali e l'Africa, bisognava partire dagli uomini, dal dare loro strumenti per vivere in equilibrio con la natura.

 

E' così che Jane decide così di dedicare la sua notorietà e la sua esperienza a scopi umanitari e di difesa della natura ed ora viaggia circa 300 giorni l'anno in tutto il mondo per sensibilizzare l'opinione pubblica sui problemi ambientali. Infine, sarà l'incontro con una bambina che sognava di vivere in mezzo alla natura e che è riuscita a realizzare il suo sogno.

Per questo la sua presenza in Umbria lascerà sicuramente un segno nelle persone che la conosceranno e che si spera capiscono l'importanza di conoscere questa superstar dell'ambientalismo che sale sul palcoscenico facendo il verso delle scimmie e che coinvolge tutte le persone che le stanno intorno con la sua passione e la forza con cui Jane sostiene che il mondo si può modificare, che si possono invertire le rotte, e che non sarà necessario  aspettare a lungo. Non a caso il suo ultimo libro si chiama "Cambiare il mondo in una notte".

 

La presenza della Goodall in Umbria è stata fortemente voluta da Francesca Rossi, musicista di Egea Small che ha coinvolto Irene Biagini, di Psiquadro, una associazione che si occupa della divulgazione scientifica ai bambini e ai ragazzi. Due donne che hanno unito le loro competenze in nome dei bambini e dei ragazzi e perchè l'incontro con la Goodall fosse un'occasione per conoscerne la vita, condividerne le emozioni, entrare in sintonia con lei e con il suo delicato e complesso mondo. 

Tutto il programma dettagliato degli incontro che Jane Goodall farà in Umbria sono elencati nel sito http://www.jane-goodall-inumbria.it/.

 

Il metodo che sta alla base della due giorni umbra è quello di far avvicinare bambini e ragazzi con una serie di incontri, al mondo di Jane. Per questo ci saranno visite ai musei  e incontri divulgativi. In queste ore, poi, 800 ragazzi delle scuole elementari di Perugia stanno imparando i testi di un cd preparato appositamente per l'evento, in cui viene raccontata la vita di Jane, con testi e musiche originali. L'unica produzione italiana di questo genere. La scienziata si vedrà quindi circondata da un maxi coro di bambini e porterà in giro per il mondo anche un piccolo pezzetto di un'Umbria che le ha fatto un regalo così speciale.

 

A conclusione della sua permanenza in Umbria Jane Goodall salirà sul palcoscenico del teatro Morlacchi per portare il scena il suo spettacolo "L'avventura di Jane". Uno spettacolo che la vedrà protagonista, accompagnata da Gabriele Mirabassi al clarinetto e Wolfang Netzer alla chitarra e in cui racconterà se stessa unendo la forza delle parole alla poesia della musica e alla suggestione delle immagini.

 

 

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Risponde in una giornata in cui dice di essere di umore nero e anche un po' annoiato. Ne vengono fuori risposte vere, mai banali, che (mi) fanno riflettere. Devis Bonanni oggi ha 29 anni e da circa 6 anni ha deciso di lasciare una vita agiata e tappezzata di sicurezze per fare il contadino e il montanaro. Soprattutto per mettersi a cercare un modo di vivere che lo facesse sentire in sintonia con se stesso e con gli altri. E ci ricorda che esiste non solo il progresso scientifico, ma anche quello spirituale. Queste sono le sue parole. 
 
Cosa ti ha spinto a lasciare la tua vita di ragazzo normale, con un percorso di studi, un lavoro, una famiglia benestante e a iniziare quasi una traversata in solitario verso un modello di vita completamente diverso, in cui vige una sorta di capovolgimento dei valori sociali più comunemente riconosciuti?


Probabilmente la pancia piena. Chi non ha vorrebbe avere. Io potevo avere tutto quel che la middle class garantisce - anche qualcosa di più.
Quello che non avrei potuto mai avere da questa condizione era l'avventura, la passione, la scoperta. Cent'anni fa Levi Strauss girava tra i primitivi del Mato Grosso rischiando la pellaccia e litigando con i buoi che portavano l'attrezzatura dell'antropologo. Io mi sono accontentato di molto meno: qualche nottata al freddo, il mestiere del contadino da imparare, viaggi in bicicletta. Cose così.
 

Se ho capito bene, la tua scelta di vivere in montagna non è un ritorno al passato ma il tentativo di un modo di vivere oggi, nella contemporaneità, in maniera diversa. Dopo questi anni sei ancora felice della tua scelta?


Si, più che felice sono sereno e ogni giorno non manco di trovare riscontri e meraviglie nella passione che mi lega alla mia condizione di montanaro e contadino. Il grande fardello è invece la responsabilità di non vivere una vita automatica, di valutare giorno dopo giorno le proprie scelte e convincimenti, e le proprie incoerenze.

Questa è una società che sicuramente ci condiziona, non solo nelle scelte economiche, ma, probabilmente, arriva anche a condizionarci in quello che desideriamo, nei sogni, nei progetti di vita. Cercare di vivere in sintonia con noi stessi, di capire quello che desideriamo, che siamo, è sicuramente un modo per riappropriarci della nostra umanità. Questa, però, è anche una società che ha fatto grandi progressi e scoperte nel campo della tecnologia, delle scienze, della medicina. Ci sono state scoperte fantastiche, dagli antibiotici, al Dna, al bosone di Higgs. E tutto questo grazie a un sistema di produzione che,  ha permesso di fare investimenti nella ricerca. Inoltre questo sistema, pur con grandi disuguaglianze su scala planetaria, garantisce un livello di istruzione e di tutela sanitaria, ad esempio, come mai nella storia dell'uomo. Non credi che se , per ipotesi, tutti adottassimo il tuo sistema di vita, tutti i diritti e le garanzie che oggi ci sembrano acquisiti (ma non lo sono), verrebbero minati?


Ti rispondo con una domanda: c'è mai stata una rivoluzione per tutti e di tutti? I cambiamenti sono sempre stati graduali e non a gradino, l'umanità si è sempre aggiustata un poco alla volta. La mia esperienza è personale, al massimo può essere un indicatore di trend ma non è fatta per fare statistica, per essere adottata ora qui e ora ma per stimolare la riflessione.
Non sono contro la scienza. Piuttosto provo a ricordare che esiste un progresso civile e - soprattutto - spirituale. A cosa vale fare balzi da gigante in campo tecnico se ciò non è accompagnato da uno sviluppo del nostro essere uomini pensanti?

 
 La tua scelta, ho letto, è stata condivisa da una ragazza, con cui hai una relazione. Se o quando avrai un figlio credi sia giusto imporgli un modello di vita così diverso rispetto a quello che avrebbero gli altri bambini che lui frequenterebbe?


La pubblicità ha come vittima prescelta il bambino. E' un grosso problema. Conto sul fatto che quando diventerò padre non avere la tivvù in casa e portarsi pane e marmellata per la ricreazione sarà di gran moda. Scommettiamo?

Non pensi che il tuo modello di vita, se ti rimette in equilibrio con te stesso e la tua interiorità, limiti, però, una parte della tua crescita? I soldi non servono solo per comprare oggetti, ma anche per viaggiare, per una migliore istruzione, per la conoscenza.


Pensare in termini di soldi è la deformazione che ci è stata imposta dalla macchina economica. Io suggerisco di pensare in termini di risorse. Ti faccio un esempio al contrario: ogni primavera ospito venti persone a gruppi di tre. Si lavora nei campi, si mangia assieme, ci si scambiano esperienze e conoscenze: chi viene in treno spende qualche decina di euro in biglietti, io faccio una spesa di venti euro che - assieme alle cose autoprodotte - basta per cinque o sei giorni ad un gruppo di quattro persone. C'è un boiler a legna per l'acqua calda e la stufa per cucinare. Non sono forse queste esperienze di arricchimento culturale, gioia e viaggio? Con i soldi di una notte in hotel viviamo qualcosa che uno Sheraton non potrà mai offrirti: umanità. Allora cito Thoreau: "a tutti non serve tanto qualcosa con cui fare, piuttosto qualcosa da fare". Poi i soldi servono ma devono rappresentare solo un mezzo e non un fine. I soldi non esistono in quanto tali, esistono nel momento in cui mettono in relazione le persone. E che relazione fare con questo strumento è una nostra scelta.

 
Raccontami la tua giornata.


Ovviamente dipende dalla stagione. Anche qui l'umanità si è allontanata dalla natura del proprio corpo. Oggi (domenica 28 aprile ndr) mi sono alzato alle sei e mezza e sono andato nei campi. Ma d'inverno non mi alzo mai prima che faccia giorno. Si lavora quanto è necessario, si fanno le cose che servono. Vuoi sapere le ore? Anche dieci in un giorno per non contare poi che per farmi una doccia non basta che giri una manovella ma devo accendere un fuoco. Ma conta così tanto quando lavoro e tempo libero, passione e necessità sono un tutt'uno?

 
Cosa vedi nel tuo futuro?


Mi piacerebbe togliermi di dosso questa smania tutta occidentale di ragionare per obiettivi e cose da fare. Mi piacerebbe imparare a rimanere fermo in casa quando fuori piove senza per forza possedere una giacca in goretex per andare in bicicletta nonostante tutto.

 
A cosa non hai rinunciato e a cosa non rinunceresti mai?


Forse il vino. E' dura pensare di star sobri tutta la vita. Ogni tanto c'è bisogno della sconsiderata gaiezza dell'alcol. Comunque mi sto attrezzando: ho appena piantato sedici barbatelle di vite trentina fatte apposta per il nostro clima. Se tutto fa bene tra tre anni faccio la prima bottiglia - sarà imbevibile ma sarà mia!

 
Ho visto il tuo intervento in una trasmissione televisiva in cui indichi la strada del ritorno alla terra come una possibile risposta alla disoccupazione, una sorta di ammortizzatore sociale. Credi che sarebbero importanti delle leggi che favorissero questo ritorno alla terra per i giovani?


La terra dovrebbe essere solo e soltanto di chi la lavora. Se avessi qualche potere espropierei tutti i terreni incolti e li darei in mano a giovani di buona volontà. Poi farei una legge per trasformare le grandi aziende agricole in cooperative: è una vergogna che una cosa che Dio ha donato agli uomini diventi mezzo per creare disparità e sfruttamento del lavoro altrui.

 
C'è posto per l'impegno sociale nella tua vita?


Francamente al momento no. Sono ancora molto individualista.

  
Come vedi la politica oggi dal tuo osservatorio speciale?


La politica non esiste. L'unica politica che esiste è la nostra condotta. Il resto sono scuse buone perché ci vien facile dare la colpa agli altri. Abbiamo i governanti che ci meritiamo.Ma ci è concesso un potere enorme nell'era del mercato globale: il nostro consumo. Diminuiamolo, reindirizziamolo, autoproduciamoci ciò che ci è possibile, rinunciamo ogni tanto a consumare. Questo farebbe veramente paura, altro che qualche protesta di piazza.

Denis Bonanni ha scritto un libro sulle motivazioni della sua scelta, Pecora nera, edito da Marsilio.

Dopo aver letto e riletto le sue risposte penso che, in realtà, quelle domande le ho fatte prima di tutto a me stessa. Quello che cerchiamo negli altri, molto spesso, è quello che non riusciamo a trovare dentro di noi.

 
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Due anni fa, quando vennero nominate le vincitrici del Nobel per la pace, Ellen Johnson Sirleaf, Leymah Gbowee e Tawakkul Karman, molti italiani si interrogarono su chi fossero. Eppure nei loro paesi, la Liberia e lo Yemen stavano conducendo da anni battaglie in nome della pace, dell'uguaglianza, dell'equità. In quel periodo noi italiani, invece, conoscevamo ogni dettaglio della vita pubblica e privata di igieniste dentali e cubiste varie. Di donne capi di Stato o che rischiavano la vita per la loro battaglia contro le discriminazione, invece, nulla. Pochi giorni fa è stato annunciato l'arrivo di Jane Goodall in Umbria. La notizia sulla presenza, per due giorni in Italia della scienziata che ha dedicato la sua vita alla ricerca sugli scimpanzè, che tanti passi in avanti ha fatto fare alla scienza, allargando, poi il suo impegno alla sostenibilità del pianeta, è stata salutata dalla stampa con qualche trafiletto. E' finito in un trafiletto del magazine del Corriere anche Rossano Nicolini, maestro elementare toscano, tra i vincitori del prestigioso riconoscimento ambientale Goldman 2013. Il riconoscimento viene dato a chi si è distinto per le sue battaglie a difesa dell'ambiente e ne vengono assegnati solo sei ogni anno, uno per regione continentale. Per il momento se ne sono occupate solo le cronache locali dei giornali e siti specializzati. Se pensiamo che queste siano informazioni troppo di nicchia, guardiamo al movimento di Grillo, esploso quasi "a insaputa" della stampa e della stessa politica. Emblematica fu la foto che scattarono i grillini da una vetrata dell'albergo dove si erano riuniti, a tutti i giornalisti e fotografi che si assiepavano fuori per tentare di avere notizie e di scattare foto. 

 

A queste riflessioni ne unisco un'altra, che si riferisce a una notizia di ieri: una ricerca ha messo in luce come quello del giornalista sia il peggior lavoro del mondo, peggio, addirittura, del boscaiolo o del militare che va in guerra e rischia la vita. Lo ha sostenuto il sito americano Careercast.com e la ricerca è stata  pubblicata con ampio rilievo dal Wall Street journal. Sforzo fisico, ambiente di lavoro, reddito, stress, prospettive di assunzione erano i parametri considerati per stilare la classifica. Tutti coloro che lavorano in una redazione sanno quanto sia cambiato il lavoro del giornalista in questi anni, quanto il carico delle ore di lavoro e le responsabilità siano aumentate, a fronte di stipendi sempre più bassi e dell'aumento del precariato. Tutti sanno anche quale crisi attraversano i giornali di carta, con un calo delle vendite, complessivamente, sul mercato, di circa il 40 per cento rispetto a una ventina di anni fa. Molti meno riflettono sul fatto che tutto il movimento di informazione che gira gratuitamente su siti internet, tablet, telefonini, social network e così via è, nella stragrande maggioranza prodotto e messo in circolazione dalle stesse persone che confezionano i giornali. Con la differenza che i giornali vengono venduti, il resto dell'informazione gira gratuitamente. Comprereste voi un maglione nuovo, domani a 10 euro, se lo stesso maglione ve lo danno gratis, oggi? Tutti sanno che una parte della crisi che l'informazione sta attraversando è in questo paradosso e che trovare risposte efficaci ed economicamente sostenibili non è facile. Tutti sanni che fare informazione di qualità costa, - tempo, preparazione, studio, necessità di verificare l'attendibilità delle fonti - senza nulla togliere al fatto che, grazie alla tecnologia, molte più persone possono interagire, arrivare a conoscere e produrre informazione. 

Così può accadere che anche oggi, nonostante le possibilità ormai infinite dei mezzi di comunicazione, (di cui sta parlando in queste ore a Perugia, durante le giornate del festival internazionale del giornalismo, #Ijf13, che si chiuderà domenica), continuino a rimanere fuori dal circuito delle informazioni notizie, come quelle citate all'inizio, che, invece, hanno un impatto quotidiano sulla vita delle persone e la cambiano. E che questa forbice, tra quello che passa sui media e la vita reale, (e sulle conseguenze di questo mi rimetto alle tante riflessioni che si stanno facendo proprio in questi giorni) si allarghi anzichè stringersi, nonostante l'impatto della tecnologia, proprio per il peggioramento delle condizioni lavorative di chi fa per professione il mestiere del giornalista. Il lavoro dei tanti blogger, dei social network, delle frotte di giovani giornalisti, bravi e preparati, che stanno aprendo le strade di altri modi di fare informazione, a partire dal data journalism, riuscirà a colmare questo gap? E' un capitolo aperto che sta scrivendo, per ora con fatica, in questi anni. 

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