Le parole degli altri

Una voce fuori dal coro quella del presidente di ECPAT-Italia, Marco Scarpati, in seguito alla sentenza di primo grado a 7 anni e alla interdizione perpetua dai pubblici uffici di Silvio Berlusconi. I reati sono concussione per costrizione e prostituzione minorile nell'ambito del "processo Ruby". 

Un minore è una persona che non ha ancora compiuto 18 anni. Per le Convenzioni internazionali e per la legge italiana, un minore è un bambino. E come tale va sempre tutelato. Avere rapporti sessuali a pagamento con una minorenne è un reato. Sempre. Che la minorenne abbia 10 anni o che ne abbia sedici.
Lo è non per motivi moralistici (i minorenni che abbiano compiuto 14 anni possono dare un valido consenso a ogni tipo di rapporto sessuale) ma perché la dazione di danaro o di altra utilità rende merce il minore, lo rende debole di fronte a somme che possono inquinare la sua capacità di resistere e di dare un consenso.
Mercificare una minorenne, darle un prezzo e poi pagarlo, renderla partecipe di giochi erotici ai quali, proprio per la forza inquinante del consenso che è rappresentata dai soldi, non è detto sappia sottrarsi, è un reato ovunque nel mondo. In Italia lo è grazie ad ECPAT, che propose il primo progetto di legge, e al Parlamento che, più volte e con maggioranze assai diverse, ha sancito, dal 1998, che i minori vanno tutelati dallo sfruttamento sessuale.
Ieri, in un’aula di Tribunale, abbiamo sentito ribadire tale principio.

Assisteremo nei prossimi giorni a fiumi di parole sulla mancanza di vittime reali e sul fatto che la minorenne alla base del processo fosse già su una cattiva strada. I commenti fuori dall’aula erano spesso di cattivissimo gusto sulla minorenne.

I minori vanno sempre tutelati, anche quando non lo richiedono, anche quando si ha l’impressione che loro non vorrebbero alcuna tutela. Anche contro la loro volontà, se necessario. Vanno protetti anche quando non vogliono vestire gli abiti della vittima. Eppure lo sono: se cancelliamo dai nomi la storia che abbiamo vissuto in questi anni, stando alla sentenza, una minorenne, proveniente da una famiglia povera e di immigrati, è stata fatta oggetto di attenzioni illecite e mercificata. Il tutto mentre era lontana da chiunque potesse e dovesse proteggerla. Anzi: facendosi giuoco delle normative a sua protezione.

E poi: perché ospitare in casa propria una minorenne senza reindirizzarla alla sua famiglia o agli organi competenti alla sua protezione?
Ecco perché speriamo che la condanna di ieri serva da ammonimento a chiunque si appresta a vacanze durante le quali dimenticherà i diritti dell’infanzia, ovvero ai troppi che continuano a pensare che “certe ragazzine, certe cose se le sono proprio volute”. O che “in fin dei conti era quasi maggiorenne”.

La protezione dei minori dallo sfruttamento sessuale non è uno scherzo, e noi lo vediamo ovunque operiamo, ovunque dobbiamo combattere contro le battute, lo scherno o, peggio, contro la criminalità che da questa follia guadagna tanti soldi.
L’induzione alla prostituzione di una minorenne è un reato grave. Sempre.

Pubblicato in Le parole degli altri
Mercoledì, 19 Giugno 2013 23:58

Forse non lo sai ma pure questo è amore?

Ci sono notizie, vale a dire storie, che ti colpiscono più altre. Per il modo con cui si svolgono, il momento, la particolare coincidenza di elementi. Così mi era successo con la notiizia di un bambino partorito e abbandonato nel bagno di un fast food, alla fine dello scorso anno. Con queste parole avevo commentato la notizia sulla mia pagina facebook: "(...) L'altra immagine forte che rimane di queste ultime ore del 2012 è invece drammatica. E' quella di un'altra donna, la quale si libera del corpo del figlio in un bagno di un fast food, lì dove quasi sotto una regia da film dell'orrore si materializzano tutti i simboli dei non-valori. Un bimbo che nasce da una madre sola, tra urina, macchie di sangue, sporcizia. Pezzi di placenta ritrovati anche per strada, pezzi di femminilità, della sacralità della vita buttati tra i cartocci dei panini. Un presepe tragico, sporco. Eppure anche questo accade nel nostro mondo, nei nostri anni così patinati, tecnologici, liftati, che sembrano quasi esimerci dal dolore e dalle conseguenze del declino che prende la vita. Anche di questo dovremmo prenderci cura, come di quel bambino che appena nato ha già affrontato la morte e, per fortuna ce l'ha fatta. Perchè, come scrive Garcia Marquez, è la vita e non la morte a non avere confini".

Nelle settimane successive la madre fu arrestata e ieri è stata condannata a quattro anni. La giustizia ha messo il sigillo su questa storia, ma mi piacerebbe molto parlare con questa donna e capire. Senza giustificare il gesto che ha fatto, capire cosa c'era dietro, cosa ha incontrato nella sua vita per arrivare a buttare il proprio figlio in un bagno. Mi sono chiesta, in queste settimane, tante volte se anche dietro questo gesto orribile non ci fosse, in realtà, l'unico possibile gesto d'amore che questa donna - probabilmente uno dei tanti corpi in vendita sulle nostre strade - poteva fare nei confronti del proprio figlio: metterlo al mondo e lasciarlo in un posto pieno di gente, in cui, qualcuno, come è stato, l'avrebbe ritrovato. L'amore ai tempi della tratta e dello sfruttamento internazionale della prostituzione. Forse. 

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