Le parole degli altri
Vanna Ugolini

Vanna Ugolini

Mercoledì, 19 Giugno 2013 23:58

Forse non lo sai ma pure questo è amore?

Ci sono notizie, vale a dire storie, che ti colpiscono più altre. Per il modo con cui si svolgono, il momento, la particolare coincidenza di elementi. Così mi era successo con la notiizia di un bambino partorito e abbandonato nel bagno di un fast food, alla fine dello scorso anno. Con queste parole avevo commentato la notizia sulla mia pagina facebook: "(...) L'altra immagine forte che rimane di queste ultime ore del 2012 è invece drammatica. E' quella di un'altra donna, la quale si libera del corpo del figlio in un bagno di un fast food, lì dove quasi sotto una regia da film dell'orrore si materializzano tutti i simboli dei non-valori. Un bimbo che nasce da una madre sola, tra urina, macchie di sangue, sporcizia. Pezzi di placenta ritrovati anche per strada, pezzi di femminilità, della sacralità della vita buttati tra i cartocci dei panini. Un presepe tragico, sporco. Eppure anche questo accade nel nostro mondo, nei nostri anni così patinati, tecnologici, liftati, che sembrano quasi esimerci dal dolore e dalle conseguenze del declino che prende la vita. Anche di questo dovremmo prenderci cura, come di quel bambino che appena nato ha già affrontato la morte e, per fortuna ce l'ha fatta. Perchè, come scrive Garcia Marquez, è la vita e non la morte a non avere confini".

Nelle settimane successive la madre fu arrestata e ieri è stata condannata a quattro anni. La giustizia ha messo il sigillo su questa storia, ma mi piacerebbe molto parlare con questa donna e capire. Senza giustificare il gesto che ha fatto, capire cosa c'era dietro, cosa ha incontrato nella sua vita per arrivare a buttare il proprio figlio in un bagno. Mi sono chiesta, in queste settimane, tante volte se anche dietro questo gesto orribile non ci fosse, in realtà, l'unico possibile gesto d'amore che questa donna - probabilmente uno dei tanti corpi in vendita sulle nostre strade - poteva fare nei confronti del proprio figlio: metterlo al mondo e lasciarlo in un posto pieno di gente, in cui, qualcuno, come è stato, l'avrebbe ritrovato. L'amore ai tempi della tratta e dello sfruttamento internazionale della prostituzione. Forse. 

Scordatevi Taranto, scordatevi Piombino, con tutto il rispetto per chi, in quelle città, sta lottando per vedere riconosciuti i propri diritti. La vertenza che tormenta, ormai da due anni, le storiche acciaierie di Terni ha ben poco a che fare con le molto più tormentate vicende dell'Ilva di Taranto e della Lucchini di   Piombino. L'Ast, sigla che sta ad indicare gli Acciai speciali Terni, non è un'azienda in crisi o, almeno, non lo era: è finita nel tritacarne di una fusione tra la multinazionale finlandese dell'inossidabile, Outokumpu e la ThyssenKrupp. Una fusione che avrebbe dovuto costituire un formidabile colosso della siderurgia, che metteva insieme la secolare tradizione tedesca con l'efficienza finlandese e in cui Terni avrebbe avuto il ruolo di gioiello di famiglia. Invece, nei mesi, il megaprogetto si è sgonfiato e Terni rischia di essere un peso da buttare a mare. 

Una saga tormentata che, a colpi di ombrello ( o manganello?) è diventata anche -quasi- una spy story. (Foto per gentile concessione di Angelo PAPA. Riproduzione riservata)

 

Ecco due anni di vertenza raccontate in maniera (semi) seria con il gioco dell'alfabetiere.

 

A come Ast. Appunto. Acciai speciali Terni, unico sito integrato in Europa per la produzione di acciaio inossidabile, con un'onorata storia che parte 129 anni fa. Un gioiello produttivo, efficiente e con una manodopera di qualità. Dal bisturi all'edilizia, dalle marmitte alle pentole passando anche attraverso componenti per le centrali nucleari. Mica uno scherzo. Passata da mani pubbliche a quelle efficientissime dei tedeschi della ThyssenKrupp, ora è in vendita, in attesa di un compratore che ne valorizzi la capacità tecnologica e produttiva. Ma le cose negli ultimi mesi si sono complicate. In Antitrust we trust. Or not?

A anche come Aperam. E' la multinazionale che ha fatto l'unica offerta di acquisto arrivata in porto per l'acquisto di Ast, in cordata con le italiane Arvedi e Marcegaglia. Outokumpu ha dichiarato l'offerta irricevibile perchè troppo bassa.

 

B come Bochum. E' l'antagonista di Terni, almeno stando al piano originario che la vedeva inserita nella fusione tra Outokumpu e ThyssenKrupp. Terni si sarebbe inserita nel nuovo progetto industriale a patto che la tedeschissima Bochum venisse chiusa, peraltro con un piano di accompagnamento del personale già concordato coi sindacati che non prevedeva lacrime e sangue. La Merkel permetterà la chiusura delle acciaierie tedesche e il mantenimento in attività di Terni? era il dubbio amletico che tutti ci facevamo all'annuncio del piano industriale della fusione. Prima sì, poi no. Ora sembra che Bochum venga effettivamente chiusa. E Terni è in vendita. Domanda: ma, allora, ai finlandesi cosa rimane di buono da questa fusione pagata a caro prezzo?

 

C come Comune (Provincia e Regione). Avrebbe dovuto avere un ruolo da protagonista nelle trattativa, tenere alta la guardia per capire dove soffiava il vento della fusione. Per molti mesi si è accontento di pacche sulla schiena e rassicurazioni, fino ad arrivare quasi fuori tempo massimo prima di finirla con la politica delle deleghe. A giugno ha indetto un consiglio comunale straordinario, decidendo di partire per Strasburgo. Una delegazione ha incontrato il presidente della Commissione Antitrust Almunia riuscendo a scoprire qualche (amara) carta: Outokumpu è in gravi difficiltà economiche, c'è una sola offerta per l'Ast. Ieri l'invio di una lettera in cui le istituzioni chiedono ad Almunia di intervenire. Con giallo: si chiede il ritorno al progetto iniziale, a Outokumpu, con un anno di ritardo, senza garanzie finanziarie, senza che si siano viste le carte del progetto Aperam e senza l'appoggio del governo. Come mai?

 

D come De Vincenti. Sottosegretario al ministero per lo Sviluppo Economico, ha seguito tutte le crisi industriali che sono scoppiate negli ultimi anni, con competenza ed impegno, tanto che ha rischiato grosso: durante uno dei tanti incontri per discutere dell'Ast si è sentito male ed è stato necessario l'intervento del sindaco Leopoldo Di Girolamo in versione medico. Forse, però, preso dalle crisi in corso ha sottovalutato i rischi che stava correndo l'Ast e non sembra sia riuscito a diventare una interfaccia riconsciuta e riconoscibile per Outokumpu e Almunia. 

 

E come Europa. La vicenda Ast ha messo in evidenza una cosa: anche in Europa si fanno figli e figliastri. Difficile capire cosa sia successo veramente dietro le quinte dell'ufficialità e delle dichiarazioni forbite. Di certo ci sono i fatti. A maggio 2012 la fusione tra Outokumpu e ThyssenKrupp viene bocciata: troppo alta la concentrazione produttiva, ma nel calcolo delle parti non viene - stranamente - tenuta in conto la percentuale di acciaio che non viene prodotto in Europa, ma che nel vecchio continente viene venduto dalle multinazionali orientali che, fra l'altro, hanno molti meno costi in quanto non investono in tutela ambientale e pagano molto meno la manodopera. Come è possibile? Come è possibile che Outokumpu abbia fatto un errore così grossolano, dopo che, fra l'altro, aveva discusso altre dodici volte interventi precedenti con la commissione Antitrust?. A furia di aggiustamenti al piano originario succede che a rimanare fuori è proprio Terni: da caposaldo della fusione a di più. Outokumpu e Antitrust si rimpallano la responsabilità di questa scelta, ma, alla fine, si capirà che è un gioco delle parti. L'Antitrust mette sul piatto l'improrogabile decisione della necessità di un quarto competitore che deve nascere in Europa (in piena crisi economica!!) per tenere basso il prezzo dell'acciaio. E promette un controllo nella fase di passaggio. Bugie. Il quarto competitore scomparirà come neve al sole quando arriva l'offerta d'acquisto di Aperam e non ci sarà nessuno a controllare che Ast non vada in sofferenza in questo periodo di transizione. Italia vaso di coccio fra vasi d'acciaio.

 

F come Federmanager. In questa partita rimane dietro le quinte la spaccatura che a ottobre 2012 divide in due Federmanager. E' il 4 di ottobre 2012 e Federmanager presenta un documento in cui si esternano tutte le preoccupazioni per come sta andando il processo di fusione e si presenta una dettagliata relazione tecnica dell'ingegner Mario Priante in cui queste preoccupazioni sono supportate da dati ed analisi. Dopo poco più di venti giorni in Federmanager si vota per il rinnovo delle cariche e tutto il precedente staff, tranne il presidente Luciano Neri, viene sostituito da manager della ThyssenKrupp. 

 

G come Galgano. E' entrata in Parlamento a febbraio, con Scelta Civica, a giugno è l'unica deputata presente a Strasburgo per l'incontro sull'Ast con Almunia, pronta ad alzare la voce per fare anche una procedura per danni nel caso l'Ast esca con le ossa rotte da questa vicenda. Adriana Galgano, perugina, ha cercato e trovato un incontro con il ministro Zanonato per il sindaco di Terni. Che, inspiegabilmente (?) ha glissato. E' stata l'ultima delle politiche donne a entrare in gara per dare una mano all'Ast. Prima di lei hanno dato il loro appaorto (e continuano a darlo) le eurodeputate Amalia Sartori e Roberta Angelilli, a cui va anche il merito di aver contribuito ad aprire tutta la partita sul piano della siderurgia europea. Resta una domanda: che cosa avevano di meglio da fare i deputati umbri che non sono andati a Strasburgo a sostenere con Almunia la causa dell'Ast?

 

H come Harald Espenhahn. E' stato amministratore delegato di Ast di grande professionalità dalla metà degli anni Novanta fino all'inizio della fusione, sostituto poi dall'ad Marco Pucci. Si era parlato di un suo ritorno alle acciaierie diretto o indiretto, come azionista di un fondo finanziario interessato all'acquisto. Probabilmente una delle tante leggende metropolitane che aleggiano intorno a questa vicenda. Su di lui il peso della sentenza di Torino.

 

J come Joaquim Almunia. Vedi alla voce Europa. Il presidente della commissione Antistrust si fa vivo con una intervista ufficiale al Sole24 ore per spiegare le modalità della fusione, che successivamente verranno smentite dai fatti. Poi il 18 giugno 2012 incontra ufficialmente a Strasburgo la delegazione istituzionale e sindacale ternana, rivelando due cose: Outokumpu è in pessime condizioni finanziarie, c'è solo un'offerta d'acquisto, quella di Aperam. Inizialmente era stata fatta circolare la voce che ce ne fossero tre, ma era un bluff. Domanda: perchè Almunia ha parlato? Perchè non vuole più reggere il gioco a Outokumpu? Perchè non era più possibile nascondere una verità ancora più grave che emergerà a breve? 

 

K come Krefeld. Vedi alla voce Bochum. Krefeld chiuderà prima, a fine 2103.

 

I come incertezza. Troppo distanti dalla verità, troppo distanti dai centri del potere dove si prendono le decisioni vere. L'incertezza regna sovrana.

 

L come Leopoldo Di Girolamo. Sindaco di Terni, per mesi in sordina sulla vicenda, ha il momento di massima visibilità il 5 giugno 2013 durante la manifestazione che si tiene a Terni a sostegno dell'Ast. Colpito da un corpo contundente alla testa, che sia l'ombrello di un manifestante o il manganello di uno dei poliziotti in tenuta anti sommossa sciaguratamente scelti per un servizio d'ordine assolutamente sopra le righe, non si saprà, forse, mai. Di Girolamo, però, reagisce al meglio, urla "Cosa mi avete fatto?"ma non scappa, non si fa medicare, mentre il sangue continua a scendergli dalla ferita e imbratta il colletto della camicia e le mani. La sua testa e le sue mani insanguinate diventano un simbolo perfetto per la macchina dei mass media che, fino a un attimo prima (e questo la dice lunga su come funzionano i meccanismi della comunicazione) aveva assolutamente snobbato una delle vicende più importanti per il futuro economico dell'Italia. Di Girolamo che, per fortuna, sta bene, diventa un'icona, vola a Strasburgo, parla con Almunia, porta a casa, dopo il consiglio comunale straordinario voluto dal presidente Giorgio Finocchio, un altro risultato a favore dell'Ast. Poi, insieme a Provincia e Regione invia una lettera ad Almunia chiedendo che si decida in fretta - e fin qui rispettando il mandato del consiglio comunale - ma anche che l'Ast torni in Outokumpu. Prova di forza?

 

M come Mika. Vale a dire Seitovirta, il Ceo di Outokumpu. A febbraio 2012 presenta il suo scintillante piano in cui Terni ha un ruolo fondamentale nella fusione, per poi mangiarselo, pezzo dopo pezzo, fino ad arrivare, anche, a proporre la vendita del sito integrato a pezzi. I sindacati raccontano che nell'unico incontro a Roma dove l'hanno incontrato negava anche quello che era pubblicato sul sito ufficiale della multinazionale. Con i suoi tira e molla, balletti e passi indietro ha contribuito a complicare all'inverosimile una fusione che sarebbe dovuta filare via liscia come l'olio. Ora, a detta di tutti gli esperti, si è incartato, rifiutando l'offerta di Aperam, mentre l'Ast più passa il tempo più si svuota. E' stato messo sotto osservazione, ma se non salta, probabilmente, è perchè il dietrofront dal piano originario non è (forse) tutto farina del suo sacco. Comunque mai giocare al gioco delle tre carte se non si ha Dna napoletano.

 

 

O come ombrello. Un giallo nel giallo. A colpire il sindaco di Terni, durante la manifestazione del 5 giugno è stato un ombrello brandito da un manifestante o uno dei tanti manganelli branditi dalla polizia? In attesa che la giustizia faccia il suo corso smettiamo di dire che gli ombrelli Ikea, dal costo di 4,95 euro e manico in gommapiuma non sono resistenti. Questione di marketing?

 

P come Pucci. Marco Pucci, amministratore delegato di Ast, ha dato continue rassicurazioni sull'andamento della vicenda, in occasioni ufficiali. Per il resto è rimasto sempre defilato.

 

Q come quarto competitore. Deus ex machina e fantasma a seconda delle necessità. Vedi alla voce Europa.

 

R come Regione. Vedi alla voce Comune.

 

S come sindacati. Uniti, ma non sempre, laboriosi, impegnati in prima persona. Ma l'Europa è stata per troppo tempo lontana.

 

T come Tornio. Sembrava un gioco di parole, ma sarebbe dovuta essere l'altro pilastro della fusione con Terni. Adesso con chi si gemellarà?

  

V come (non)  vertenza. Non chiamatela vertenza. Si arrabbia molto - e a ragione - la professoressa di Economia Rita Castellani che ha dichiarato: "Questa è una crisi proprietaria, mal gestita e mal seguita. Con le vertenze sindacali non c'entra niente". Se qualcuno le avesse dato retta. Ma, forse, non è mai troppo tardi. (?)

 

 

Intervento tenutosi al convegno "Uomini violenti: prevenzione e recupero. Trasformare il potere. Fermare la violenza domestica intervenendo sugli uomini autori di violenza". Perugia, 31.05.2013. A cura di Centro per le Pari opportunità Umbria, Camera minorile di Perugia. 

Quanto segue è l'estratto dell'intervento dello psicologo Giacomo Grifoni, socio fondatore Cam, autore del libro "Non esiste una giustificazione", non rivisto dall'autore.

 

...."Il maltrattamento delle donne ad opera degli uomini non è sempre una malattia ma piuttosti un problema di genere. E' un problema che ci spiazza perchè non si riesce a classificare: gli uomini che maltrattano le donne non appartartengono a determinate categorie sociali, non sono persone che vivono in condizioni disagiate. Gli uomini maltrattanti appartengono ad ogni categoria sociale, trasversalmente, dall'analfabeta al professionista, senza distinzione. Tutti, dunque, possiamo essere maltrattanti.

 

Tutti noi, forse, abbiamo subito delle forme di violenza, ma la violenza degli uomini nei confronti delle donne ha due caratteristiche: è fatta con continuità, è una questione di potere: il potere che l'uomo esercita sulla donna.

 

Ci sono diverse concause che portano l'uomo a diventare maltrattante, dioversi fattori di rischio. Lavorando con gli uomini maltrattanti ci rendiamo conto che i vecchi modelli di trattamento devono essere rivisti. Ad esempio molti uomini, circa il 20-30 per cento, prima di diventare violenti si sono affacciati ai servizi sociali per altri problemi: ad esempio sono stati utenti del Sert, oppure del servizio alcolisti anonimi o sono stati in psicoterapia. Si sono rivolti ai servizi per altri problemi, ma, in qualche modo, hanno provato a chiedere aiuto. Dobbiamo quindi chiederci quanto i nostri servizi siano attrezzati non solo per dare risposte a determinati problemi, ma anche quanto riescano a "captare" i reali problemi delle persone che si rivolgono ai servizi.

 

Il maltrattamento, infatti, non è un raptus, ma è una scelta.

 

Per quanto condizionato da mille fattori di rischio, ambientali, relazionali, psicologici, il maltrattamento si sceglie e, per questo, si può anche scegliere di fermare la violenza. Quello che diciamo agli uomini maltrattanti che si rivolgono al nostro centro è "Crediamo nella tua possibilità di poter smettere di essere violento". E tutti gli studi della comunità internazionale ci danno ragione.

 

........

 

Ci sono, come abbiamo detto, degli elementi che molti degli uomini che diventano violenti, hanno in comune. Ad esempio, molti di loro vivevano in famiglie in cui non si capiva quello che accadeva. I genitori avevano comportamenti imprevedibili, non razionali. Oppure uno dei genitori era violento nei confronti del bambino. Ad esempio uno degli uomini che abbiamo in cura al centro ci raccontava che la madre lo picchiava mentre dormiva perchè imparasse a non picchiare.  Un comportamento molto violento, imprevedibile, irrazionale. 

L'Organizzazione mondiale della sanità ci dice che spesso gli uomini violenti non hanno maturato una serie di abililità di vita necessarie per avere relazioni equilibrate con gli altri. 

Ma, alla fine, essere un uomo violento è una scelta. Quando noi, in terapia, ascoltiamo gli uomini che parlano, cerchiamo di farli concetrare proprio su questo: la violenza è una scelta. Loro cercano di portare in terapia tutta una serie di episodi che potrebbero portare a giustificare il loro comportamento, come appunto, le violenze subite dai familiari o le ingiustizie subite sul luogo di lavoro o nelle relazioni sentimentali. Noi cerchiamo, invece, di farli concetrare proprio sui loro comportamenti. A volte passiamo l'intera ora della terapia a ricostruire pochi minuti di un episodio che ha fatto scatenare la violenza, ricostruiamo con loro come era la stanza in cui è scoppiata la violenza, come era messo il piatto in tavola e così via, per farli concentrare sulle loro azioni, sui meccanismi che hanno fatto scattare la violenza, per rilevarla puntualmente, step by step.

 

Andiamo a nominare la violenza.

 

Gli uomini all'inizio la minimizzano, la negano, poi, pian piano, ne diventano consapevoli. Uno dei motivi più frequenti per cui un uomo decide di seguire un percorso di terapia per smettere di essere violento, è quando ci sono dei figli. Più che chiedersi "Che marito voglio essere?", la molla che fa scattare la consapevolezza di avere bisogno d'aiuto, è "Che padre voglio essere?". da questa domanda può partire un percorso che porta ad acquisire nuove consapevolezze all'uomo maltrattante.

 

......

 

Chiudo il mio intervento ricordando quello che un uomo che abbiamo in cura mi ha detto rivolgendosi a me dopo una seduta: "Abbiamo bisogno di voi". Ha detto "abbiamo" quasi questa richiesta fosse rivolta non solo a se stesso, ma a tutti gli uomini, al genere."

 

Abbiamo bisogno di voi, di capire, riflettere su come costruire un modo nuovo, diverso, di relazionarci.

Giovedì, 06 Giugno 2013 08:34

Don't give up, il segreto di Jane Goodall

Don't give up. Non smettere, non rinunciare mai a credere in quello che fai. Non arrenderti davanti agli insuccessi, alle sconfitte, ma continua a tessere la tela della speranza. Jane Goodall, la scienziata ambientalista che l'altra sera ha salutato Perugia con una performance live al teatro Morlacchi, ha svelato il segreto che le dà la forza di andare avanti: don't give up. Questa donna, che sembra sia riuscita a tenere sempre lo stesso passo nella vita, nonostante le difficoltà, racconta con calma la sua esistenza straordinaria. Quello che colpisce non sono solo i suoi successi scientifici, ma le sue scelte così nette e radicali: a un certo punto ha deciso di dare un taglio alla professione, che pure amava così tanto e alla vita privata e si è dedicata esclusivamente agli altri.  A tutti gli altri.

 

Agli alberi della foresta del parco del Gombe, in Tanzania, dove lei aveva passato gran parte della sua vita da scienziata, che venivano tagliati per diventare legname da vendere. Lei ha spiegato alle popolazioni quanto fossero importanti quegli alberi per l'ecosistema del parco e il parco stesso per l'economia dei villaggio, è partita con un gruppo di 12 persone e ha cominciato a portare avanti il suo progetto. Oggi gli alberi del parco del Gombe stanno rinascendo. Ma le sue battaglia sono state tante, molte ancora in corso.

 

Non c'è lieto fine nelle storie che ha raccontato Jane Goodall, perchè sono storie vere, di una vita che scorre senza tregua, dove vittorie e sconfitte si alternano, ma soprattutto sono storie che raccontano di una persona che non si è mai fatta scoraggiare. Don't give up. Nemmeno se hai guidato un deltaplano per un mese tra l'Austria e l'Italia per insegnare agli ibis eremita la rotta delle antiche migrazioni di questi uccelli e poi un cacciatore italiano, di Orbetello, ti uccide proprio l'esemplare che aveva imparato la strada. E' successo qualche anno fa e l'esemplare del rarissimo uccello, estinto in Europa, che l'associazione ambientalista austriaca Waldrappenteam insieme al WWf sta cercando di riportare, si chiamava GodJa, le iniziali del cognome e del nome di Jane, proprio in suo onore. Eppure, nonostante questa sconfitta, gli ambientalisti sono ripartiti e ci stanno riprovando. Visionari della natura.

 

Quello che impressione di questa donna sottile è la tenacia: i gruppi ambientalisti che si ispirano a lei ormai sono centinaia in tutto il mondo, dall'Africa, all'Europa, all'Asia: c'è chi pianta alberi, chi apre orfanotrofi, chi ripulisce le rive dei fiumi e chi cura gli animali, tutti nel nome di Jane. E lei, che sembra fragile, non si ferma mai. Viaggia trecento giorni l'anno, bella a quasi 80 anni, lucida e serena, continuando a fare, a tessere la tela della speranza e delle azioni positive, ad ascoltare, quando può, per ricaricarsi "lo spirito della foresta". 

 

Don't give up, ripete Jane. E sentirla parlare dà coraggio, fa pensare che, forse, veramente questo mondo si regge ancora grazie alle azioni positive di queste persone, che non si conoscono ma in ordine sparso, scelgono, ogni giorno, nel più assoluto anonimato, di fare azioni e pensieri che rendano questo mondo un posto migliore dove vivere. E così, fanno la differenza, per tutti.

Basta giustificazioni psicologiche e tolleranza nei confronti degli 'orchì. «Solo il 5% delle persone imputate di omicidio sono
dichiarate inferme di mente, il restante 95% è capace di intendere e volere ed esprime in maniera prevaricante e
prepotente sopraffazione o intolleranza nel non riuscire a possedere il proprio 'oggettò di amore, con in più aspetti di
insensibilità nei confronti dell'altro, di ipocrisia e di menzogna». Insomma, «appena un caso su 20 è causato da
psicopatologie». Lo ha affermato oggi a Milano, in occasione del convegno 'Disturbi affettivi tra ospedale e territorio',
Claudio Mencacci, presidente della Società italiana di psichiatria che pensando agli ultimi femminicidi chiede ai giudici meno
tolleranza e giustificazioni psicologiche.

Le tragedie di Fabiana, Angelica, Silvana, Erika e Micaela, le ultime ragazze, mogli, madri, donne innocenti vittime della
ferocia maschile ormai quasi quotidiana, dimostrano che sono gli uomini ad essere sempre più assassini (e poi eventualmente
suicidi), in un rapporto di 9 a 1, spiega lo psichiatra. Alla base dei fenomeni di violenza, i più recenti studi scientifici hanno
individuato centotrenta possibili variabili, ma di fatto i detonatori sono prevalentemente i fattori socio economici, ambientali
e culturali acuiti dalla crisi economica e dall'uso di alcol e stupefacenti.

«Si tratta, il più delle volte, di individui con personalità antisociale - aggiunge Mencacci, che è anche direttore del dipartimento di neuroscienze dell'Ospedale Fatebenefratelli di Milano - e con una storia personale di comportamenti violenti
che nulla hanno a che fare con problematiche o disturbi mentali». 

Per questo gli apparati giudiziari e le forze dell'ordine non possono più permettersi superficialità, non è più possibile trovarsi di fronte ad un omicidio magari dopo anni di segnalazioni senza che vi sia stato alcun intervento serio dell'autorità giudiziaria. Occorre intervenire prima, «subito, e con decisione, per evitare morti insensate», dice il presidente Sip.

Nonostante un segnale positivo sia arrivato dalla Camera dei Deputati che ha ratificato la Convenzione di Istanbul
contro la violenza sulle donne, le leggi da sole non bastano. Servono, secondo gli psichiatri, più decisione e meno tolleranza
di fronte a questi reati. Inoltre non si deve giustificare la spettacolarizzazione o legittimare gli atti violenti che provocano
emulazione. Anche di questo si è parlato in occasione del convegno in corso oggi a Milano, che vede presenti i maggiori
specialisti nazionali in psichiatria.

«Sempre più donne sono preda della furia maschile - continua Mencacci - perchè la spettacolarizzazione e il compiacimento
che oggi ruota attorno al gesto violento e aggressivo porta all'emulazione crescente e all'acquisizione di comportamenti
negativi, intesi come legittimati dalla collettività. Questo modello va stroncato, perchè enfatizzare l'aspetto eroico o
esibito significa invitare al compimento di atti lesivi gravi in maniera sempre maggiore».

 

Alla base, però, vi è anche un problema educativo, di ordine sociologico, di una intera generazione: soprattutto giovani non più
abituati a tollerare alcun tipo di frustrazione, specie se viene disattesa la soddisfazione immediata dei propri bisogni.

«Va dunque sfatata la convinzione - aggiunge il presidente della Società italiana di psichiatria - che vi sia necessariamente
una connessione tra malattia mentale e violenza. Attribuire automaticamente gli atti di violenza a persone con disturbi
mentali porta ancor più a stigmatizzare queste patologie e coloro che realmente ne soffrono e che si curano. Aumentare la
vergogna porta ad un allontanamento dalle cure di tutti quei soggetti che potrebbero invece trarne grande beneficio. La
ragione risiede in un atteggiamento comportamentale e culturale, sempre più diffuso, rivolto all'intolleranza, alla
prevaricazione e alla possessività tale per cui le persone hanno perso la loro identità e sono diventate 'oggettì che
appartengono ad altri e di cui non si accetta l'idea che possano essere perduti», e che si è pronti a distruggere.

Per frenare questi atti occorre prendere misure precauzionali forti. Anche da parte della legge.

«L'appello è non solo alle forze dell'ordine che devono essere messe in grado di intervenire, quando e laddove necessario, in termini protettivi, ma soprattutto ai giudici quando si trovano a decidere se convalidare o meno un arresto per questi motivi. A loro - conclude
Mencacci - chiediamo di essere severissimi e di applicare con maggiore attenzione i sistemi preventivi, abolendo le
giustificazioni, anche di natura psicologica: si tratta nella maggior parte dei casi di un puro gesto aggressivo».

(Fonte Adnkronos salute)

Purtroppo non l'ho fatta io, ma questa intervista al filosofo e sociologo Zygmunt Bauman è veramente bella.

Vi consiglio di leggerla sul  sito:http://wisesociety.it/incontri/zygmunt-bauman-questeconomia-ci-consuma/

 

 

 

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano aderisce all'evento Jane Goodall. Storie e musica, che si terrà al teatro Moralcchi di Perugia il 2 giugno, "per l'alto valore vulturale".

Dopo il successo europeo e la prima nazionale a Firenze, Jane Goodall, la famosa scienziata inglese e Messaggero di Pace per le Nazioni Unite, racconterà se stessa in uno spettacolo che unisce la forza delle parole alla poesia della musica e alla suggestione delle immagini. L’evento, che per la sua grande rilevanza culturale ed educativa gode dell’adesione del Presidente della Repubblica, si svolgerà il prossimo 2 giugno dalle ore 21.00 nella splendida cornice del Teatro Morlacchi di Perugia. Lo spettacolo è organizzato dal Jane Goodall Institute Italia, che impegnerà il ricavato della serata per sostenere l’orfanotrofio di Kigoma fondato nel 1999, dall’Egea Small, da Psiquadro e dal Perugia Science Fest.

 

Per il suo impegno scientifico e sociale, Jane Goodall è stata definita dall'Enciclopedia britannica “senza dubbio una delle persone che ha maggiormente contribuito alla conoscenza del mondo in cui viviamo”. Dopo una brillante carriera come etologa e antropologa, Jane Goodall ha deciso di impegnare la sua esistenza e la sua grande fama (nel mondo anglosassone la sua immagine è talmente famosa a livello popolare che viene inserita in Videogiochi di grido, compare in una puntata dei Simpson, Michael Jackson la cita in una canzone, Angiolina Jolie le fa da endorcer) per dedicarsi al pianeta, agli uomini e agli animali. Fonda il Jane Goodall Institute che promuove progetti di difesa della natura e lei, personalmente, sono trent'anni che gira il mondo per raccogliere fondi per progetti umanitari ed ecologisti.

 

Per la prima volta, questa donna eccezionale di quasi ottanta anni sarà a Perugia per incontrare il pubblico e parlare della sua vita: dalla passione per la natura, dell'impegno in favore della tutela dell'ambiente, degli animali e dell'uomo. La sua storia non è solo un racconto autobiografico ma anche un insegnamento di vita per tutti coloro che hanno a cuore il pianeta, con le sue risorse e la grande diversità culturale che lo anima. Jane non si limita a raccontare se stessa ma propone una soluzione per migliorare il nostro rapporto con il mondo, convinta del fatto che il comportamento di ognuno di noi può scardinare le regole imperanti degli interessi e dei poteri economici del pianeta. Ma in questa avventura Jane non sarà sola sul palco, due musicisti seguiranno e accompagneranno il racconto.

 

GabrieleMirabassi è un clarinettista solista, apprezzato in tutto il mondo in contesti jazz, classici, d'avanguardia e brasiliani. Collabora con poeti e attori, e ha accompagnato con grande sensibilità e leggerezza i testi di Erri De Luca nello spettacolo Chisciotte che ha girato tutta Europa (Edito da Feltrinelli), ma anche altri grandi personaggi del mondo dello spettacolo come Marco Paolini, Giuseppe Cederna, Davide Riondino, Franco Branciaroli. Ma Gabriele è anche un esperto ornitologo e naturalista, e ha aderito in maniera entusiastica alla proposta di Wolfgang Netzer, rinomato autore di musiche per documentari, di accompagnare l'eloquio di Jane Goodall sia nel film “Jane's Journey” che nello spettacolo teatrale. Lo spettacolo è un evento eccezionale, una performance-live a tutti gli effetti in cui immagini storiche accompagneranno il racconto di Jane dai primi anni trascorsi nel Parco Nazionale di Gombe, in Tanzania, dove poco più che ventenne iniziò i suoi studi sugli scimpanzé rivoluzionando il mondo dell'etologia, all'ultimo periodo dedicato ai progetti di educazione per i giovani e di tutela ambientale.

 

E proprio a favore dell'orfanotrofio Sanganigwa, unico nella regione di Kigoma che si trova ai confini del Parco di Gombe, andrà il ricavato della serata. L’orfanotrofio è stato fondato nel 1999 dal Jane Goodall Institute Italia (www.janegoodall-italia.org), che da anni si impegna per migliorare le condizioni sociali ed economiche della comunità, garantendo sostegno primario, supporto psico-pedagogico, educazione e formazione professionale.

 

 
 
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AL VIA L'EVENTO JANE GOODALL IN UMBRIA: PROGRAMMA COMPLETO
 
IN ATTESA DELL'ARRIVO DELLA SCIENZIATA INTERNAZIONALE, INCONTRI CON ESPERTI E E VISITE AI MUSEI DAL 24 AL 31 MAGGIO
 
JANE GOODALL SARA' PRESENTE A TERNI IL 1 GIUGNO, ALLE 17, ALLA SEDE DELL'ARPA
PER UN INCONTRO CON I RAGAZZI DELLE SCUOLE " A TU PER TU CON JANE GOODALL"
 
JANE GOODALL SARA' A PERUGIA IL 2 GIUGNO CON DUE APPUNTAMENTI: 
 
ALLE 16, IN PIAZZA IV NOVEMBRE INCONTRERA' UN CORO DI 800 BAMBINI, DIRETTO DA FRANCESCA ROSSI, CHE PRESENTERA' IL CD "VERMI, GALLINE SCIMPANZE'" (EGEA SMALL) MUSICHE E TESTI ORIGINALI SULLA VITA DELLA SCIENZIATA INGLESE
 
ALLE 21, AL TEATRO MORLACCHI, LA SCIENZIATA SALIRA' SUL PALCOSCENICO PER UNA PERFORMANCE-LIVE IN CUI RIPERCORRERA' LA SUA VITA INSIEME AI MUSICISTI GABRIELE MIRABASSI E WOLFANG NEITZER
 
L'evento è promosso dal Jane Goodall Institute - Italia (Onlus) - Egea Small - Psiquadro - Perugia Science Fest -
in collaborazione e con il sostegno di Comune di Perugia - Comune di Terni - Arpa Umbria - Università degli studi di Perugia
 
 
Sarà un grande evento diffuso su tutto il territorio umbro e declinato sia sotto l'aspetto scientifico e didattico, sia sotto quello artistico la presenza in Umbria della grande scienziata di fama internazionale Jane Goodall. 
 
Un evento  in cui sono stati coinvolti centinaia e centinaia di ragazzi, le scuole, le famiglie,
 artisti e scienziati conosciuti oltre i confini nazionali.
 
Una grande kermesse della musica e della scienza, con appuntamenti che permetteranno di far conoscere la storia, le scoperte e la vita di questa grande scienziata ai bambini e alle bambine, ai ragazzi e alle ragazze e a tutto coloro che coglieranno l'occasione di conoscere da vicino una donna che ha ottenuto i massimi riconoscimenti internazionali per i suoi studi e le sue battaglie a difesa del pianeta e delle popolazioni indigene dell'Africa
 
Una manifestazione dietro la quale ci sono mesi di lavoro: l'etichetta Egea Small, ha coinvolto il musicista Filippo Fanò, l'attore Mirko Revojera, la disegnatrice Stella Basile per la copertina del cd, la musicista Francesca Rossi per i testi delle canzoni. Ne è nato un cd, con testi e musiche originali, che è stato studiato e cantato nelle scuole elementari e materne di Perugia che hanno aderito al progetto di educazione musicale del Comune.
Per il versante scientifico è stata coinvolta l'associazione Psiquadro, che si occupa di divulgazione scientifica e organizza eventi di alto spessore, che si è occupata di organizzare principalmente gli eventi nei musei e nelle aziende.
 
Lo scopo finale di questi grande kermesse della scienza, della musica e dello spettacolo è quello di raccogliere fondi per l'orfanotrofio Sanganiwga, unico nella regione di Kigowa, che si trova ai confini del parco del Gombe, dove la Goodall ha dedicato gran parte delle sue ricerche scientifiche
Gli incontri non mancheranno di suscitare emozioni ed essere momento di crescita per tutti coloro che avranno la fortuna di vedere dal vivo Jane Goodall e conoscere la storia della sua vita di bambina che è riuscita a realizzare, da adulta, i suoi sogni.
 
 
Il calendario: si parte sabato 24 maggio per chiudere domenica 2 giugno con lo spettacolo 
che vedrà protagonista la stessa Goodall al Morlacchi.
 
Il 24 maggio la Galleria di Storia Naturale di Casalina proporrà un pomeriggio interamente dedicato al mondo dei primati dalle ore 15 alle ore 18. Sarà possibile visitare le suggestive collezioni del museo e incontrare i curatori del museo. E' inoltre prevista, in collaborazione con National Geographic Channel, la proiezione del documentario "Jane Goodall, una vita con gli scimpanze".
 
 
 Il 31 maggio, si terrà, alla sede dell'azienda Sterling spa di Solomeo (Perugia), alle 18, una giornata di scienza e gioco dal titolo Ho sognato una scimmia blu", dedicata alla vicenda umana e professionale di Jane Goodall 
Per entrambi gli appuntamenti l'ingresso è libero
 
Jane Goodall sarà, invece, in Umbria, il primo giugno a Terni, dove si terrà un incontro con gli studenti, alle 17, nella sede dell'Arpa. Il 2 giugno, alle 16.30 in piazza IV Novembre, a Perugia, per ascoltare il maxi coro di bambini. Alle 21.30 sul palcoscenico del Morlacchi, per la performance-live con i musicisti Gabriele Mirabassi e Wolgang Neitzer.
 
(Prevendita biglietti EGEA store in Via Ritorta n. 5/7 traversa di Via Maestà delle volte)
 
Per info e contatti: www.jane-goodall-inumbria.it  www.jane-goodal-italia.org
 
 

 

 
Jane goodall in Umbria. L’evento è promosso da Jane Goodall Institute - Italia (Onlus) , Egea SmallPsiquadro – Perugia Science Fest in collaborazione e con il sostegno di Comune di Perugia, Comune di Terni, Arpa Umbria e Università degli Studi di Perugia.

 

 

Sarà a Perugia il 2 giugno l'evento  “Jane Goodall – Stories and Music from her Life's Journey”, organizzato dalJane Goodall Institute Italia onlus, Egea Small, Psiquadro e Perugia Science Fest.

Dopo il successo europeo e la prima nazionale a Firenze, Jane Goodall, la famosa scienziata inglese e Messaggero di Pace per le Nazioni Unite, racconterà se stessa in uno spettacolo che unisce la forza delle parole alla poesia della musica e alla suggestione delle immagini.

Il 2 giugno, nella splendida cornice del Teatro Morlacchi di Perugia, Jane incontrerà il pubblico per parlare della sua vita: dalla passione per gli animali, che l'ha resa una delle figure più importanti della storia della primatologia e dell'antropologia mondiale, all'impegno in favore della tutela dell'ambiente, degli animali e dell'uomo, cui da anni dedica tutte le sue energie.

Lo spettacolo è un evento eccezionale, non un semplice discorso bensì una performance-live a tutti gli effetti. 

 

Jane ripercorrerà i momenti più importanti della sua vita accompagnata dalla chitarra di Wolfgang Netzer, il compositore che ha scritto le musiche per il docu-film “Il viaggio di Jane” (Jane's Journey) e dal clarinetto di Gabriele Mirabassi, musicista jazz di fama internazionale.

Durante la performance alcune immagini storiche accompagneranno il racconto di Jane, dai primi anni trascorsi nel Parco Nazionale di Gombe, in Tanzania, dove poco più che ventenne iniziò i suoi studi sugli scimpanzè rivoluzionando il mondo dell'etologia, all'ultimo periodo dedicato ai progetti di educazione per i giovani e di tutela ambientale. 

E proprio a favore dell'orfanotrofio Sanganigwa, unico nella regione di Kigoma che si trova ai confini del Parco di Gombe, andrà il ricavato della serata perchè il Jane Goodall Institute italia dal 1999 si occupa dell'orfanotrofio con l'obiettivo di migliorare le condizioni sociali ed economiche della comunità, garantendo sostegno primario, supporto psico-pedagogico, educazione e formazione professionale.

La serata si aprirà con le note dei due musicisti, che creeranno la giusta atmosfera per accogliere Jane e le sue parole, e la accompagneranno per tutta la performance, in una intimità magica ed unica.

 

Wolfgang Netzer è chitarrista e compositore. Ha composto le musiche di oltre 35 film, principalmente del settore documentario.Insieme al regista Lorenz Knauer ha ricevuto numerosi premi per il docu-film “Jane's Journey”.

Gabriele Mirabassi , clarinettista di fama internazionale, si è diplomato nel 1986 presso il Conservatorio “Morlacchi” di Perugia. É autore di musica jazz e collabora regolarmente con Gianmaria Testa, Marco Paolini, Mario Brunello ed Erri De Luca.

 

Per informazioni: www.jane-goodall-inumbria.i

  www.janegoodall-italia.org  www.dentidileone.it

 

 

È un vero e proprio 'furto di futurò quello che si sta consumando ai danni dei bambini, adolescenti e giovani che vivono in Italia.
La povertà - sociale, economica, d'istruzione, di lavoro - li sta colpendo come non mai derubandoli di prospettive e
opportunità. E con il futuro di chi è giovane oggi, si sta disintegrando il futuro del nostro Paese. A lanciare l'allarme è il
nuovo dossier di Save the Children «L'isola che non sarà» diffuso oggi insieme all'indagine «Le paure per il futuro dei
ragazzi e genitori italiani», in occasione del lancio della campagna 'Allarme infanzia".

Quattro - secondo il Rapporto - le principali e più pesanti ruberie commesse a spese del nostro ben poco considerato
'giovane capitale umanò: il taglio dei fondi per minori e famiglia - con l'Italia al 18esimo posto nell' Europa dei 27 per
spesa per l'infanzia e famiglia, pari all'1,1% del Pil; la mancanza di risorse indispensabili per una vita dignitosa - dunque
furtodi cibo, vestiti, vacanze, sport, libri, mensa e rette scolastiche e universitarie: quasi il 29% di bambini sotto i 6
anni, pari a 950.000 circa - vive ai limiti della povertà tanto che il nostro paese è al 21esimo posto in Europa per rischio
povertà ed esclusione sociale fra i minori 0-6 anni, e il 23,7% vive in stato di deprivazione materiale.

E ancora: il furto d'istruzione, con l'Italia 22esima per giovani con basso livello d'istruzione, il 28,7% tra i 25 e i 34 anni
(1 su 4), per dispersione scolastica, pari al 18,2% di under 25; (1 su 5). L'Italia è all'ultimo posto per tasso di laureati,
il 20% dei giovani fra 30 e 34 anni, pari a 760.000. E 'furto di lavorò: i giovani disoccupati sono il 38,4% degli under 25,
il quarto peggior risultato a livello europeo mentre i Neet (giovani che non lavorano e non sono in formazione) sono 3 milioni e
200.000 e posizionano il nostro paese al 25esimo posto su 27.

 

 Save the Children attraverso la campagna "Allarme infanzia" da oggi fino al 5 giugno, denuncerà il gravissimo deficit di futuro delle giovani generazioni e chiederà una massiccia mobilitazione dell'opinione pubblica affinchè le istituzioni mettano in campo interventi urgenti e strutturali in favore di minori e giovani, sempre più minacciati nel diritto ad una vita dignitosa.

 

La campagna, curata da 'Grey', si sviluppa intorno al concetto di «furto di futuro» a cui danno corpo dei ritratti di
bambini che denunciano il furto attraverso alcune frasi («Mi hanno rubato la terza media», «Mi hanno rubato la mensa a
scuola»). Ritratti apparsi oggi su migliaia di macchine e sui muri di Roma e Milano, o mostrate dai volontari di Save the
Children in altre 14 città italiane: una guerrilla metropolitana per descrivere la gravità della condizione di bambini e giovani
e suscitare una reazione fattiva, invitando tutti a moltiplicare l'allarme denunciando il furto di futuro con una proprio
messaggio sul sito www.allarmeinfanzia.it. Si può inoltre seguire la campagna su #allarmeinfanzia.

«Per quantificare il furto di futuro che si sta commettendo ai danni delle giovani generazioni, Save the Children ha
utilizzato 12 indicatori Eurostat che permettono di comparare le chance dei bambini italiani con quelle dei loro coetanei
europei. Il risultato, riassunto in 5 mappe e classifiche dei 27 paesi dell'Ue, compresa l'Italia, è deprimente», spiega
Valerio Neri, Direttore Generale Save the Children Italia.

 

«Considerando i diversi indicatori, il nostro paese si posiziona per 7 volte oltre il ventesimo posto in classifica. Un posizionamento molto negativo che Save the Children ha tradotto in una mappa sintetica in cui l'Italia appare di dimensioni molto ridotte rispetto alle attuali, a indicare la perdita di futuro per i bambini e adolescenti, rispetto ai quali stanno peggio solo i minori di Bulgaria e Grecia».

 

 «Il generale impoverimento delle giovani generazioni va in parallelo con una colpevole e annosa disattenzione nei loro confronti,
che si sta traducendo in una gravissima privazione di prospettive, in una parola, di futuro», continua Neri.
«Cancellare il futuro di bambini e giovani significa compromettere il futuro dell'intero paese», ammonisce.

 

Tra le proposte di Save the Children per un «ritorno al futuro»: un piano specifico e articolato di contrasto alla povertà
minorile, che preveda al suo interno alcune misure prioritarie come l'estensione della carta d'inclusione sociale per l'acquisto
di beni essenziali, non solo a quei nuclei con figli, in situazione di povertà estrema ma a tutte le famiglie a basso reddito
con minori in difficoltà; un piano d'investimento a favore dell'istruzione pubblica, per tenere aperte le scuole con attività
educative anche il pomeriggio e per garantire, senza ulteriori costi per le famiglie, l'insegnamento delle materie curricolari
e i servizi di trasporto e mensa gratuiti per le famiglie più in difficoltà. Un nuovo piano per l'utilizzo dei Fondi europei che
concentri le risorse sullo sviluppo non solo delle infrastrutture fisiche ma anche del «capitale umano», a partire dal
potenziamento dei servizi alla prima infanzia.

 

«La campagna sviluppata l'anno scorso sicuramente ha contribuito a stimolare l'attivazione del governo, per esempio
nell'ambito della utilizzazione dei fondi europei», spiega Raffaela Milano, Direttore Programmi Italia-Europa Save the
Children Italia. «Ma bisogna fare molto di più e subito. Attraverso questa campagna faremo la massima pressione affinchè l'infanzia torni
al centro delle priorità dell'azione politica o - ammonisce - il danno sociale sarà irreparabile, sia per i giovani che per
l'intera nazione». La campagna avrà il sostegno di testimonial tra i quali Alessio Boni, Andrea Sartoretti, Filippo Nigro,
Giorgio Marchesi, Marco Giallini, Paolo Conticini, Roberto Ciufoli, Rossella Brescia, Sonia Bergamasco, Vinicio Marchioni,
Irene Ferri. Alcune delle denunce raccolte saranno consegnate ai rappresentanti istituzionali insieme alle proposte di Save
the Children per restituire il futuro a bambini e ragazzi italiani.

 

(Fonte: adnkronos)

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